L’atteggiamento dell’Europa verso i disperati del mare richiama la storia della Saint Louis, una nave passeggeri che salpò da Amburgo con quasi mille ebrei, che avevano ottenuto il permesso di lasciare la Germania, che nessun Paese volle fare sbarcare nei propri porti
La Civetta di Minerva, 2 febbraio 2018
E’ un gran ricordare in questi giorni dei milioni di ebrei uccisi dai nazifascisti. Le condanne della violenza sono d’obbligo e il nazismo viene ridefinito ancora una volta l’incarnazione del male assoluto. Ma una domanda ce la dobbiamo pur porre per amore della verità e per trarre qualche insegnamento dalla Storia.
Alla promulgazione un po’ in tutta Europa di leggi antirazziali quale fu la reazione dei vari popoli che vivevano in un regime di democrazia? Ci furono governi che si offrirono di ospitare gli ebrei che fuggivano dalla Germania e dagli altri paesi allineati sulle stesse posizioni dei nazisti di Hitler? Quale fu la posizione della Chiesa Cattolica? La risposta è che i paesi occidentali, i paesi dalle grandi democrazie risposero con tiepidezza e a un processo epocale risposero con “le quote”.
Fecero questi paesi un incontro in una cittadina svizzera e decisero di rispondere alle leggi antirazziali e alle violenze contro gli ebrei già iniziate in Germania con ”le quote” di ebrei fuggitivi da ospitare. Una dolce ipocrisia per nascondere un rigetto bello e buono. Non spalancarono le porte a milioni di uomini altamente civilizzati, ma con ipocrisia istituzionale decisero di dividersi quelli che fuggivano prima dalla morte civile e poi dalla morte corporale.
Fu un modo ipocrita ed elegante di mascherare un sostanziale rifiuto di mettersi in casa degli ebrei, che potevano diventare concorrenza ai loro affari, alle loro finanze, senza contare della inimicizia che si andavano a comprare con Hitler.
Ma chi avrebbe controllato le quote? Bastava dire che la quota a carico era stata già raggiunta per blindarsi le porte agli ebrei che cercavano ospitalità. E’ sintomatica la storia della Saint Louis, una nave passeggeri che salpò da Amburgo con quasi mille ebrei che avevano ottenuto il permesso di lasciare la Germania. La nave fece rotta per Cuba; e qui si ebbe il primo rifiuto a far scendere anche un solo passeggero; così gli altri paesi del centro America. Poi la nave fece rotta per il paese al cui ingresso via mare c’è una grande statua di marmo che tiene in mano accesa una fiaccola; la fiamma della libertà.
Eppure questo Paese nel nome delle quote disse no ai mille della Saint Louis che fu costretta a salpare per il porto di partenza, Amburgo, perché nessun paese del mondo libero aveva inteso dare ospitalità a mille esseri umani perseguitati da leggi inique e su cui pendeva una terribile condanna a morte. Si salvarono perché il capitano della nave, un inglese, pur di salvare i suoi passeggeri lanciò la sua nave contro la scogliera inglese: fece inabissare la sua nave e così gli inglesi furono costretti ad accogliere i suoi passeggeri perché naufraghi.
La storia si ripete oggi con le quote per gli immigrati: a fronte di uomini che fuggono dai loro paesi alla ricerca di un rifugio dalla morte o dalla povertà, le democrazie europee rispondono con le quote; un commodus discessus per nascondere un sostanziale rifiuto dell’accoglienza. Il confine di Ventimiglia, le scogliere inglesi, il muro ungherese sono la testimonianza più vera di un netto rifiuto di accogliere persone che fuggono dalla morte, dalla persecuzione, dalla fame.
E’ giusto che nel mentre ricordiamo le vittime di Hitler ci facciamo un esame di coscienza per sapere se un giorno i nostri nipoti dovranno vergognarsi della nostra pavidità ed ipocrisia.

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