Augusta, ancora una dèbacle (?) sui fondi UE e nazionali

E intanto il consiglio comunale si trastulla coi Borboni. Quando finirà l’incapacità di governare i processi amministrativi e di accedere a finanziamenti?

 

La Civetta di Minerva, 19 gennaio 2018

Nell’ultimo numero del nostro giornale pubblicammo quello che abbiamo scherzosamente chiamato ”Avviso per le amministrazioni locali della provincia, con particolare riferimento a quella di Augusta”. Si trattava della comunicazione che il CIPE faceva alle amministrazioni locali per avere segnalate opere già iniziate e non completate nei seguenti settori:  sicurezza degli edifici scolastici;promozione della cultura e dell’attività turistica;miglioramento della mobilità di distretto;realizzazione di impianti per favorire la partecipazione all’attività sportiva della popolazione e in particolar modo dei giovani .

La ricognizione serviva a verificare l’esistenza dei presupposti per finanziare ulteriori progetti di investimento all’interno degli ambiti individuati e ritenuti prioritari dal Governo del Paese. La procedura predisposta, essenzialmente informatica, prevedeva la presentazione di un solo progetto per Comune. Quale migliore occasione per il Comune di Augusta per recuperare la figuraccia registrata in occasione  del “Patto per il Sud”? Invece, sembra che anche questa occasione sia andata perduta; sembra perché nell’amministrazione della trasparenza assicurata dai pentastellati assumere notizie è oltremodo difficile, trincerati come sono nel fortilizio, al riparo da contaminazioni esterne e da steaming ormai in disuso.

Ci risulta, però, che i progettisti del San Domenico (che da tempo aspettano inutilmente indicazioni e interlocuzioni utili con l’amministrazione) si siano precipitati in Comune per segnalare l’opportunità e offrire, nell’ambito delle loro competenze, ogni supporto utile a cogliere l’occasione per completare un’opera che, pur essenziale per la città, resta abbandonata segnalando costantemente l’incapacità operativa della compagine governativa. La risposta dell’Amministrazione è stata la solita: ”Abbiamo altre priorità”, lasciando di stucco ancora una volta i professionisti. C’è da sperare che abbiano presentato almeno altri progetti e sarebbe utile sapere quali anche perché la storia delle priorità genericamente indicate comincia a stufare e ci siamo convinti che serva solo a nascondere mancanza di idee concrete ed incapacità di iniziativa politico/amministrativa.

Il completamento del S. Domenico, la sistemazione della palestra del liceo o più semplicemente l’adeguamento del teatro comunale (incredibilmente chiuso da anni) restano a testimoniare l’inconsistenza amministrativa della politica cittadina sempre occupata a parlarsi addosso o a trastullarsi sui social ma incapace di trovare soluzioni per portare a conclusione o rendere fruibili quelle opere (Hangar, parco del Mulinello, ex macello, costa 2, villa comunale, marine, per non parlare del castello svevo e dell’area annessa) che marciscono al sole in attesa dei vandali o di crolli che ne segnino definitivamente la sorte.

In questa città sembra si sia condannati alla inconsistenza politica visto che il massimo dell’attività resta confinata alle campagne elettorali ( ormai una l’anno), alle polemiche infinite, alle diatribe inconcludenti.

Va dato comunque atto al consiglio comunale di uno sforzo costante di qualificare la sua esistenza. Recentemente , infatti (per chi ha avuto voglia e tempo da perdere) si è distinto per una appassionata seduta dedicata alla riscoperta delle glorie del regime borbonico e ai meriti che esso ha acquisito, nella figura di Carlo I (detto irrispettosamente: u nasone, per via dell’eccessiva protuberanza) verso Augusta; meriti così evidenti e presenti nel sentire cittadino da decidere di dedicargli una strada, non si è capito bene se sostituendo la tabella in quella attualmente intitolata a Garibaldi (con grande gioia, presumo, per le attività commerciali e professionali ivi allocate che dovranno adeguarsi agli obblighi imposti dalle burocrazie varie per continuare ad esercitare). L’opera di revisione storica, di cui si sentiva il fondamentale bisogno, forse trae le origini da un convegno indetto lo scorso anno dall’operoso assessorato alla pubblica istruzione sui Borboni e il Regno delle due Sicilie, nonchè da approfondite riflessioni di eminenti studiosi della materia recentemente chiamati dal voto condominiale a rappresentare la città nel civico consesso. Chi ha assistito al suddetto consiglio invita i cittadini a vederlo sul sito del comune in modo da riconsiderare i pregiudizi sulla qualità dello stesso consesso, apprezzandone, così, le competenze culturali e i dotti riferimenti ai maggiori pensatori del nostro tempo (pare che anche Gramsci abbia trovato spazio nel dibattito, n.d r.). Sic stantibus rebus che, in seguito al dibattito, abbiamo capito significhi: “così stanno le cose”. Amen

 

P.S.: Mi permetto di intervenire, sia pure dall’esterno, su alcune opinioni espresse nel famoso convegno da dove, presumo, siano partite le riflessioni dei nostri amministratori. Lo faccio riportando una nota del prof. Francesco Benigno (autore tra l’altro di una pubblicazione edita dal Distretto scolastico di Augusta,  “Augusta nell’età Moderna”) pubblicata sulla rubrica “Lettera alla redazione” dell’inserto di venerdi 13 0ttobre 2017 de “LA REPUBBLICA” che, rispondendo ad una citazione di Pino Aprile a sostegno della tesi secondo cui i mali del Mezzogiorno sono  fatti risalire al processo di unificazione nazionale, considerata solo una brutale conquista piemontese, afferma: “Il punto sul quale egli si sofferma è quello delle perduranti pratiche di utilizzazione dei criminali nella gestione dell’ordine pubblico. In un recente lavoro (La mala setta. Alle origini di mafia e camorra, Einaudi) mostro come la mafia e la camorra …vadano viste come piante da giardino coltivate nel recinto dell’ordine pubblico. Da questo non deriva, però, che le succitate pratiche di cogestione dell’ordine pubblico siano una specificità italiana. Tutt’al contrario la loro radice è francese e se ne faceva uso largamente proprio nel regno borbonico. Se quest’ultimo cadde non fu per una congiura, interna o internazionale, ma per la clamorosa disaffezione della maggioranza della sua classe dirigente nei confronti di un regime monarchico autoritario, clericale e inefficiente. L’unificazione fu anzitutto una guerra civile combattuta all’interno del Mezzogiorno, tra chi credeva nella costituzione e nei diritti liberali e chi nell’autocrazia unta dai sacramenti.
Presentare tutto ciò come una lotta fra oppressori e oppressi può essere utile o consolante, o entrambe le cose. Ma è falso.”

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