“…prima che diventi letame sociale”. Riflessioni dell’intellettuale di sinistra Roberto Fai, dopo che Granata l’ha citato tra citato tra gli uomini che vorrebbe coinvolgere in Art. 9
La Civetta di Minerva, 15 dicembre 2017
Anticipando, in un’intervista a La Civetta, curata da Aldo Castello, l’iniziativa di respiro regionale, svoltasi sabato mattina a Siracusa, per presentare al pubblico la nascita del nuovo “soggetto culturale” – “Articolo 9 Siciliani per la cultura” –, Fabio Granata, di fronte alla domanda «Allora ti candiderai a Sindaco?», ha risposto: «Non lo escludo», un’espressione che ha una chiara connotazione retorica – lo dico senza alcuna valutazione “critica” –, trattandosi di una anticipazione significativa che va presa come una sorta di sasso nello stagno, finalizzato ad agitare la palude delle macerie della politica attuale – a Siracusa e non solo –, dello stato sconfortante in cui versa, per responsabilità generale di tutti, il rapporto tra Istituzioni e città; tra partiti e società; tra classi dirigenti e progettualità/governo dei problemi complessi che agitano e scuotono la realtà sociale.
Una realtà non solo radicalmente impoverita dal punto di vista materiale e della “ricchezza collettiva e individuale”, bensì profondamente dispersa e frantumata nella consistenza e tenuta del legame sociale, basti esaminare lo stato dei soggetti collettivi “classici” della mediazione sociale. Innanzitutto, i partiti (ma si capisce qualcosa del PD siciliano e siracusano, se non che si è ridotto ad una maionese impazzita, dopo l’epilogo devastante delle elezioni all’ARS?), poi i sindacati, stancamente fermi nella loro funzione “categoriale” (i chimici, i metalmeccanici, gli edili, ecc.., non in grado di porsi come interlocutori autorevoli ed “aperti” in una strategia progettuale che guardi al respiro del territorio in termini “sistemici”), e anche il mondo dell’associazionismo civile, ambientale, del volontariato, a quello culturale, che non riesce a far “attrito” di fronte alla Istituzione principale della città: mi riferisco alla Giunta Garozzo, giunta a fine legislatura avendo perso la sfida vera di saper corrispondere alla crisi politica – di fiducia, di apertura vera, di coinvolgimento, di “ascolto” delle competenze del territorio, dei soggetti della mediazione sociale, delle professioni, dell’Università eccetera.
Se scrivo queste brevi considerazioni è perché, nell’intervista, proseguendo nella risposta, Fabio Granata fa il mio nome (immagino ne avesse in testa tanti altri) per «riattivare… quell’esperienza straordinaria di Città Futura per un progetto che superi gli asfittici attuali poli». Credo possa bastare, fermo restando che quel riferimento a “Città Futura” ha un mero ed esclusivo sapore “analogico” – sono passati 24 anni e la condizione socio-politica è radicalmente variata –, per cui c’è da sperare (sono certo che sarà così: di più, occorre lavorare perché sia così!) in qualche momento vicino, una qualche occasione “solida” – qui non siamo su Facebook! –, in cui riprendere il senso del ragionamento di Fabio Granata. Capire come il carattere “paradigmatico” che egli anticipa nell’idea di un progetto politico fondato sulla “trasversalità” – sociale, programmatica, ideale, politica, professionale, di persone, di idee, di competenze, ecc. – si possa stagliare con grande ampiezza, produttività e condivisione diffusa nella formulazione di una nuova soggettività politica che si candidi al governo della città di Siracusa.
E’ evidente a tutti che oramai – per fenomeni che derivano dalla profonda evaporazione dell’agire politico statale, immerso nel rinsecchirsi di una “sovranità” confinata inevitabilmente nell’orbita di dinamiche e ambiti “globali” – l’unico “spazio politico” in cui la soggettività possa produrre attrito significativo è “l’ambito comune”: l’ambito del “comune”. Nel doppio senso, sia del Comune – l’Istituzione più vicina, diretta, immediata dei cittadini –, sia della riaffermazione decisiva del “Bene comune”, che rappresenta la chiave di volta per riannodare il “legame sociale”, per sottrarre la città all’opacità di relazioni di potere e di espressioni di mere consorterie di potere, di interessi personalistici o gruppi di pressione che hanno inquinato le acque in città, anche con la loro incompetenza.
Ecco perché occorre raccogliere l’idea embrionale lanciata da Granata, di là dal suo (legittimo) – ricorro ad una espressione metaforica che Aldo Castello conosce bene – «taglio della scena», con cui lo stesso Granata annuncia la sua candidatura. In politica non esistono ultime spiagge, semmai “l’ultima spiaggia” può riguardare qualche “generazione” di ceto politico o di persone da molto tempo impegnate in politica. Occorre generosità e tentare di ricostruire un positivo “legame sentimentale” e di “legittimità” col corpo vasto di una popolazione che non va più a votare, per far sì che riacquisti senso il “legame sociale” a Siracusa, prima che quest’ultimo rischi di diventare irreversibilmente un “letame” sociale, mentre il conflitto ferino di tutti contro tutti trascini al ribasso il futuro civico-politico di Siracusa. Questa è la sfida ed avremo modo di riparlarne.

Commenti recenti