Un “tesoretto” da oltre 260mila euro: dove sono finiti gli interessi sulle cauzioni dei Siracusani?

Con il passaggio di consegne del Servizio Idrico Integrato a Siracusa, conclusosi nel giugno 2026 con l’ingresso del nuovo gestore Aretusacque, migliaia di cittadini si trovano tra le mani le bollette di chiusura emesse dalla uscente SIAM. Tra le voci contabili – ma non sempre – figura quella relativa al deposito cauzionale, somma che ciascun utente versa all’avvio del contratto a titolo di garanzia (spesso nell’ordine di qualche decina di euro, come nei casi più comuni da 36/37 euro). Ma c’è un dettaglio fondamentale che non è noto a tutti cittadini e che rischia di trasformarsi in un enorme margine di svista a danno delle famiglie.

Per legge e secondo le precise direttive dell’ARERA (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), il deposito cauzionale non è un capitale “congelato”. Essendo denaro dei cittadini custodito dal gestore, genera interessi legali maturati anno per anno. Tassi che non sono mai fissi: nel corso dell’ultimo decennio sono oscillati da valori minimi vicini allo zero fino alle fiammate del 5% registrate nel 2023, per poi assestarsi sulla quota attuale (1,6%).

Al momento della cessazione del servizio o del passaggio di consegne al nuovo gestore, la società uscente ha l’obbligo di restituire la cauzione unitamente a tutti gli interessi maturati dall’inizio dell’attività, oppure di trasferire l’intero pacchetto (capitale + interessi) alla nuova società subentrante, dandone chiara e trasparente evidenza nella fattura di chiusura. Ma la realtà con cui si scontrano gli utenti in questi giorni è ben diversa. Nelle fatture di chiusura ci si limita a citare la somma capitale, senza far menzione del ricalcolo degli interessi maturati in oltre undici anni (dall’1 marzo 2015 al giugno 2026).

La maggior parte dei cittadini non conosce questa norma e legittimamente non farà alcuna richiesta, lasciando che questi importi rimangano in un limbo contabile. Ma perché deve essere l’utente a dover fare i salti mortali, calcolare percentuali e inviare reclami via PEC per pretendere ciò che gli spetta di diritto? La risoluzione di questo intrico burocratico e contabile dovrebbe essere un dovere automatizzato e a carico del gestore uscente SIAM, in stretta collaborazione con Aretusacque, e non un’ennesima corsa ad ostacoli per il consumatore.

A prima vista si potrebbe pensare che si tratti di spiccioli: per una singola utenza con un deposito base di 36/37 euro attivo dal 2015 al 2026, gli interessi legali maturati ammontano a circa 5 euro. Una cifra che per il singolo cittadino può sembrare irrisoria o non meritevole di un reclamo. Ma se proviamo a moltiplicare questo singolo “esempio” per la totalità delle utenze servite in città, il quadro cambia radicalmente. Moltiplicando infatti quella cifra per le 54.500 utenze del Comune di Siracusa, ci si trova di fronte ad una cifra complessiva che supera i 264.000 euro.

Oltre un quarto di milione di euro che rischia di sparire nel nulla o di rimanere nelle casse della Siam semplicemente perché nessuno si prende la briga di applicare la legge in automatico. Un motivo in più perché gli enti di controllo e le associazioni dei consumatori accendano i riflettori, e soprattutto agiscano.

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