Come esponenti del Comitato per la tutela del Teatro greco, abbiamo incoraggiato e sostenuto pubblicamente sin dall’inizio le indagini diagnostiche sul Teatro greco promosse dall’ex direttore del Parco archeologico, architetto Carmelo Bennardo, indagini svolte da tre università (Torino, Trieste e Venezia) e da imprese specializzate nello studio della morfologia della pietra e coordinate dal professore Lorenzo Lazzarini, uno dei maggiori esperti di petrografia a livello internazionale. Non abbiamo esitato a riconoscere che, per ampiezza degli studi e rigore delle analisi, si trattava, e si tratta, di un progetto di importanza straordinaria.
Successivamente abbiamo appreso con enorme soddisfazione che l’indagine diagnostica era stata completata e che il dipartimento regionale dei Beni culturali aveva programmato per il 25 e 26 dello scorso giugno un convegno pubblico per illustrare gli studi effettuati con annessa mostra fotografica. Sarebbe stato per l’architetto Bennardo il coronamento di una iniziativa scientifica senza precedenti e di cui la città, e non solo, gli avrebbe riconosciuto l’indubbio merito.
Per cause sconosciute il convegno è saltato. Prima di lasciare Siracusa per pensionamento, l’architetto Bennardo ad aprile ha tuttavia dichiarato a La Sicilia che gli studi effettuati tra il 2022 e il 2025 hanno confermato l’urgenza di restaurare il Teatro greco e che aveva indetto una gara con oggetto un “intervento pilota per il restauro delle superfici lapidee” di due settori del teatro, intervento che, dalla lettura dell’articolo di ieri (27 settembre) su La Sicilia a firma di Laura Valvo, sarebbero in ritardo per i tempi lunghi della burocrazia o per la disattenzione di chi ha il dovere di far rispettare regole e tempi.
Ma è davvero opportuno procedere con interventi parziali che andrebbero a confliggere con la visione unitaria che deve guidare il restauro di tutto il monumento? Perché delle due l’una: o l’indagine diagnostica è stata ultimata, e allora la procedura corretta dovrebbe essere quella di predisporre con la massima cura una gara unica per poi procedere per lotti, oppure non è completa, come si potrebbe supporre visto che non è stata resa pubblica né, come avrebbe dovuto essere tanto più trattandosi di un bene Unesco, dall’architetto Carmelo Bennardo né dal suo successore alla direzione del Parco archeologico, ingegnere Antonino Lutri, e in tal caso non si comprenderebbe a quale titolo è stato proposto l’intervento pilota.
A questo punto considerato che i risultati dell’indagine diagnostica sono ora nelle mani del nuovo direttore del Parco archeologico confidiamo nel suo impego per avviare l’opera di restauro su tutto il monumento.
Salvo Baio, Mario Blancato, Marina De Michele

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