Palazzolo. Santo Lio è salva, ma la vera battaglia comincia adesso. Cronaca di una vittoria popolare (e dei silenzi da colmare)

Quando si raggiunge un traguardo insperato, per cui ci si è molto impegnati anche perché fosse condiviso nella consapevolezza che in alcuni casi solo un fronte comune può portare alla vittoria – soprattutto se la controparte ha una posizione dominante ed ha a sua disposizione un grande dispiegamento di mezzi e strumenti d’ogni tipo – è giusto sentirsi tutti protagonisti, esprimere soddisfazione e celebrare l’obiettivo raggiunto come meglio si ritiene. Ma si sa che fa parte dell’umana debolezza, o eventualmente di un calcolo politico o dell’esigenza personale di cogliere l’attimo, non ricordare il punto di inizio ma partire, nel promuovere la propria azione (!), l’eventuale ruolo ricoperto, dal momento in cui ci si è inseriti nel percorso, si è compreso che quella lotta aveva un senso e andava combattuta.

La vicenda della centrale elettrica Terna, dell’archiviazione di un progetto che non avrebbe dovuto neanche essere concepito per l’impatto devastante e irrimediabile sulla necropoli/abitato bizantino di Santo Lio nel territorio di Palazzolo, rientra nello schema detto e per averne prova ‘documentale’, per comprendere come tutto abbia avuto inizio, basta rileggere anche solo alcuni nostri articoli dedicati all’argomento.

Leggendo le dichiarazioni di alcuni, penso ad una storia profondamente diversa da come viene raccontata – commenta Barbara -, dove un giornale ha intrapreso una battaglia accanto a un gruppo di cittadini sparuto ma molto agguerrito. E credo che i passi che hanno portato all’archiviazione del progetto siano soprattutto l’interrogazione parlamentare del senatore Antonio Nicita e una serie infinita di articoli sui documenti di Terna insieme ai nostri ricorsi che segnalavano anomalie nelle procedure”.

Certamente, alla fine, conta aver salvato un bene comune, patrimonio dell’umanità e delle future generazioni. Eppure ancora il cammino è lungo. E ancora c’è bisogno di un forte richiamo alle responsabilità di chi, con il proprio immobilismo, o ignavia se vogliamo dirla bene, ha consentito che questo accadesse, che la Necropoli corresse un rischio enorme; di chi ancora oggi sembra non aver compreso di avere obblighi inderogabili.

Lo dice bene in un suo articolo del 6 agosto scorso il presidente di Natura Sicula Fabio Morreale che, come scrive, già vent’anni fa aveva segnalato alla Soprintendenza il sito e i pericoli che correva

https://www.naturasicula.it/nsw/santolio-e-salva-ma-il-pericolo-resta-la-soprintendenza-rompa-un-silenzio-lungo-ventanni/

Sventata la minaccia di ruspe e colate di cemento, sarebbe tuttavia un grave errore cantare vittoria e abbassare la guardia. Per evitare che simili progetti speculativi si ripresentino in futuro sotto altre forme, occorre risolvere una volta per tutte la vera piaga che affligge quest’area di straordinario valore: l’incomprensibile e colpevole assenza di un vincolo archeologico formale… La responsabilità di questa grave lacuna risiede interamente nelle stanze della Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa. L’attuale Soprintendente Antonino Lutri e la sua squadra di dirigenti non possono più fare finta di nulla né trincerarsi dietro la burocrazia: l’apposizione del vincolo è un atto d’urgenza non più procrastinabile. Parlare di “svista” o “ritardo” sarebbe riduttivo e smentito dai fatti. Questa situazione è il frutto di un preciso ed esaustivo precedente ignorato per quasi vent’anni” scrive Morreale.

Non è sufficiente infatti “una generale tutela paesaggistica per la macchia e l’ambiente rupestre”. È indispensabile un vincolo diretto di tutela archeologica che non consenta più a nessuno, neanche agli stessi funzionari della Soprintendenza, di avere “incertezze”, di immaginare compromessi, di avviare accordi impossibili, o di pensare di non possedere le armi giuste per opporsi a grandi società per giunta statali e salvaguardare siti su cui ha una diretta responsabilità come accaduto all’inizio di questa storia.

https://www.lacivettapress.it/2025/07/28/centrale-elettrica-palazzolo-il-primo-progetto-enel-meno-invasivo-testa-dariete-per-la-mega-stazione-terna/

Subito il Comune di Palazzolo – ora che ha ben chiaro quale ricchezza ha nel territorio che amministra dopo gli iniziali errori https://www.lacivettapress.it/2025/06/28/nel-2024-il-si-del-comune-di-palazzolo-a-una-stazione-elettrica-della-terna-a-rischio-le-necropoli-bizantine/ – reiteri alla Soprintendenza, con maggior forza e determinazione, la richiesta di apporre il vincolo archeologico ai sensi dell’art. 10 del D.lgs. 42/2004 che offre ben altre certezze rispetto alla definizione di “zona di interesse archeologico” (art. 142, lettera m del medesimo Decreto Legislativo). Senza più alcun indugio.

Ma veniamo all’altro aspetto, quello che, nell’euforia generale, non è stato analizzato. Perché deve essere chiaro a tutti che questa è stata sì la vittoria della politica locale ma in quanto ‘stimolata’ da un’azione dal basso, da chi (Luca, Barbara, Giovanni) ha subito compreso quale danno ambientale si sarebbe perpetrato, Una vittoria ottenuta soprattutto grazie alle contestazioni forti a scelte inconcepibili, alla conoscenza (dei fatti e dei luoghi) da cui sola può nascere la consapevolezza, ai professionisti coinvolti che con le loro osservazioni hanno alzato il livello di allarme, allo studio (e prima al recupero) dei documenti e in questo soprattutto Giovanni è stato instancabile, e bravo.

Perché quindi Terna ha rinunciato al progetto?

Come da comunicazione inviata a tutti gli Enti coinvolti, ufficialmente, perché è venuto meno il presupposto tecnico-principale che lo aveva generato, ovvero la richiesta di connessione originaria.

E-distribuzione S.p.A. ha comunicato l’annullamento della richiesta di connessione alla Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) per la nuova Cabina Primaria “Palazzolo Acreide”, dichiarando che l’iniziativa non è più di proprio interesse e che la richiesta è da considerarsi decaduta”.

Lo avevamo scritto da subito sollevando dubbi sull’assenza di chiarezza nella fase iniziale della procedura che ha (avrebbe) ingannato l’Amministrazione, a un passo da compiere un errore imperdonabile. Era per noi evidente che la cabina primaria Enel fosse una sorta di testa d’ariete per aprire il fronte a un progetto più ampio soprattutto sottraendosi alle stringenti normative ambientali.

https://www.lacivettapress.it/2025/07/28/centrale-elettrica-palazzolo-il-primo-progetto-enel-meno-invasivo-testa-dariete-per-la-mega-stazione-terna/

E che da parte del Comune di Palazzolo non fosse pervenuta nessuna richiesta di potenziamento delle linee elettriche – un dato di fatto emerso via via – è stato ribadito nell’incontro di settembre scorso tra l’amministrazione comunale e la Terna. Qui la posizione forte, e lodevole, dell’ente locale nel dire che la sua opposizione al progetto non avrebbe potuto essere che radicale alla luce di quanto acquisito nel tempo.

Il riferimento di Barbara, frutto del lavoro di Giovanni, è chiaro: nell’iter autorizzativo di un’infrastruttura elettrica, la distinzione tra Stazione di Connessione (opera ‘ancillare’ legata alla specifica richiesta di un utente terzo) e Nodo di Rete (infrastruttura strategica pianificata autonomamente da Terna) non è puramente formale, ma ne determina il destino giuridico e ambientale. Se la prima può facilmente decadere in assenza di un interesse specifico, la seconda no: un nodo di rete rientra infatti nel Piano di Sviluppo della RTN approvato dal Ministero, rispondendo a finalità pubbliche di sicurezza e transizione energetica che prescindono dai singoli accordi commerciali o di connessione tra operatori.

Ma ancora più nette sono le ripercussioni sul fronte delle norme ambientali, dove la natura dell’opera ridisegna completamente l’impostazione di VAS, VIA e VINCA.

Un nodo di rete, in quanto parte integrante del Piano di Sviluppo, è sottoposto a una VAS macro-strategica che ne valuta la coerenza con gli obiettivi climatico-energetici nazionali per poi portare avanti la propria Valutazione di Impatto Ambientale (incentrata sugli impatti complessivi dell’opera sul territorio) e la Valutazione di Incidenza (specifica per la tutela degli habitat e delle specie protette della Rete Natura 2000) su un binario stabile e indipendente, giustificato dall’interesse pubblico generale.

Al contrario, l’opera di connessione, essendo una mera attuazione tecnica dettata da dinamiche di mercato, non richiede una VAS autonoma, saltando di fatto il vaglio strategico generale.

Abbiamo la convinzione che la nostra opposizione abbia avuto una particolare forza – è il commento di Giovanni -. Al di là delle ragioni di salvaguardia del paesaggio e dei beni archeologici, abbiamo cercato di capire e soprattutto pretendere che vi fosse una coerenza istruttoria fra quello che era dichiarato nell’avvio dell’iter e in cosa realmente consistesse l’opera. Se la stazione Terna istruita come connessione era invece un nodo di rete, la funzione differente non implicava forse un approccio totalmente differente? Domande a cui per primi dovrebbero trovare le risposte proprio i politici. Affinché questo possa non ripetersi”.

Se l’entusiasmo di questi giorni è grande – osserva Luca -, è perché questa non è la vittoria di un nome, ma di una comunità. Santo Lio ci ha insegnato cosa può accadere quando ognuno fa la propria parte. Ciascuno nell’ambito che gli è proprio, con le competenze e i ruoli che ha. Cittadini, associazioni, stampa, esperti, amministratori, politici. Chi ha saputo portare questa vicenda oltre i confini della città. Oggi il progetto si ferma, ma serve uno sguardo al futuro: un vincolo archeologico che protegga Santo Lio definitivamente e un progetto che ne sviluppi le enormi potenzialità. A vantaggio di tutti”.

 

 

 

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