INTERVISTA MULTIPLA – Le nostre domande su bilancio ed emendamenti
- È vero che si parla di una rinegoziazione dei mutui con Cassa Depositi e Prestiti? Secondo alcuni, l’operazione non punterebbe al risanamento dei conti, bensì a racimolare la liquidità spicciola indispensabile — ora che la cassa è vuota — per coprire una pioggia di emendamenti dell’ultimo minuto a fini elettoralistici. Condividete questa lettura?
- L’ipotesi di questa manovra nasce anche dai circa 40 emendamenti presentati. Qual è la vostra valutazione nel merito? Ritenete che siano opportuni, considerando che andrebbero a gravare ulteriormente sul bilancio comunale?
- Qual è, allo stato attuale, la reale situazione contabile dell’ente? I dati in nostro possesso delineano un quadro allarmante: qual è la vostra fotografia dei conti comunali?
- Quanta vita politica dai ancora alla Giunta Italia? Ritenete che l’amministrazione riuscirà ad arrivare alla fine del suo mandato?
Palazzo Vermexio tra voragini contabili e fuochi d’artificio pre-elettorali: cosa si muove dietro i numeri del bilancio? Intervista a più voci
Tutto parte da una segnalazione arrivata in redazione via Proton mail e firmata da un sedicente consigliere comunale che — non si sa bene di quale Comune, visto che non siede a Sala Vittorini — parla di uno “scossone nel Consiglio” e di accordi in corso nella maggioranza sui prossimi emendamenti al bilancio. Un testo anonimo che abbiamo scelto di non pubblicare, ma che ha il merito di aver acceso i riflettori su un certo fermento attorno ai conti del Comune.
Cerchiamo di fare chiarezza su cosa si muova davvero dietro le quinte, il primo contributo è di Michele Mangiafico di Civico 4:
“Si parla di circa 40 emendamenti al bilancio e potrebbe esserci una lettura politica a tanta agitazione – spiega Mangiafico -. Infatti, a pochi mesi da una probabile uscita di scena della seconda Amministrazione Italia, alcuni consiglieri potrebbero pensare a una ulteriore fuga in avanti in chiave pre-elettorale ma a danno del bilancio dell’ente. Si sa dell’intenzione di una rinegoziazione dei mutui con Cassa Depositi e Prestiti: potrebbe essere l’occasione per raggranellare un tesoretto insperato, ora che la cassa è vuota, da usare diciamo per fini “privatistici“. Occorrerà prudenza nel valutare il valore, l’importanza degli emendamenti”.
In parole semplici, l’operazione potrebbe non puntare tanto al risanamento dei conti (obiettivo difficile) quanto piuttosto a racimolare quella liquidità spicciola indispensabile per coprire la pioggia di emendamenti dell’ultimo minuto. Anche se si tratta di briciole rispetto al totale del bilancio, alleggerire la rata di un mutuo significa infatti liberare decine o centinaia di migliaia di euro. Fondi che tornano subito disponibili per finanziare piccoli interventi nei quartieri, contributi, manutenzioni, altro: tutte misure che, soprattutto in vista della campagna elettorale, ad alcuni fanno comodo. Ma così il costo finanziario – ovvero il protrarsi del debito nel tempo – verrà scaricato sui futuri amministratori, effetto trascurato da chi crede che in politica a dettare le regole sia la logica dell’hic et nunc, qui ed ora.
Che la cassa sia vuota significa che abbiamo a che fare con un bilancio che non dà spazio ad alcun movimento?
Allora: i conti del Comune apparentemente sono in ordine ma con criticità legate ad alcuni aspetti contabili che provo a spiegare in maniera sintetica.
Gli attuali equilibri del bilancio del Comune di Siracusa sono aggravati da un’operazione di responsabilità contabile che vide protagonista l’ex Sindaco Giancarlo Garozzo nel 2015, quando decise di operare un riaccertamento straordinario dei residui per evitare che i bilanci del comune continuassero a riportare crediti da riscuotere che non sarebbero in realtà stati più riscossi, mettendo in evidenza come nel bilancio del Comune di fossero oltre 12 milioni di euro da eliminare e che determinavano, di fatto, un disavanzo. Per recuperare questo disavanzo, da allora, ogni esercizio finanziario parte con una quota che viene tolta al bilancio e pari a 683.782,00 euro, tant’è che il rendiconto dello scorso anno chiude ancora con un disavanzo di 5.587.147,52 euro.
La presenza di queste somme iscritte fittiziamente al bilancio in qualche modo lo falsavano, quindi?
Esatto. Ma che succede poi? Le Amministrazioni successive, guidate da Francesco Italia, hanno iniziato a scrivere in bilancio nuove somme da esigere – i cosiddetti residui attivi – che anno dopo anno hanno assunto una mole sempre più importante senza che effettivamente queste risorse entrassero nelle casse dell’ente se non genericamente per l’elenco dei debitori e del loro debito. Oggi i residui attivi sono pari a 212.504.716,63 euro, quasi del tutto maturati dalle ultime due sindacature. Questa cifra “monstre”, certificata anch’essa dal Consiglio comunale, con l’approvazione del Rendiconto 2025 fa sì che, nella stessa relazione, l’Amministrazione riporta a pagina 68: “Lo stock di residui attivi è ancora rilevante per la sostenibilità finanziaria del Comune ed obbliga questa amministrazione e per essa i dirigenti responsabili dei settori titolari di voci di entrata a perseguire politiche di bilancio mirate a rendere liquidi i propri crediti, mettendo in atto tutte le azioni che la normativa consente e, nello stesso tempo, obbliga ad accantonamenti al Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità in maniera anche superiore rispetto al minimo imposto dalla normativa”.
Aspetta! In sostanza si va a ricreare la stessa situazione che Garozzo ha cercato di sanare perché in realtà si tratta di somme che probabilmente non si riusciranno più a recuperare. Esatto?
Esatto. Sono queste condizioni a determinar la rigidità del bilancio comunale se è vero, come è vero che attualmente il Fondo crediti di dubbia esigibilità ha toccato quota 154.038.012,54 euro e che, a parte, è iscritto in bilancio al capitolo 4249 un “fondo passività potenziali da non impegnare” di 18.321.944,87 euro, per far fronte alla mole di liti che il Comune ha in corso e in base all’alea di sconfitta prevista nei vari giudizi.
E poiché più crescono i crediti che il Comune non riesce a riscuotere, più è costretto a congelare ingenti somme nel Fondo Crediti, questo significa che più del 72% di quei 212 milioni di crediti sulla carta è considerato così a rischio da richiedere un accantonamento quasi totale? Oltre 154 milioni di euro “bloccati” nel fondo rischi, più circa 18,3 milioni di euro accantonati per i rischi legali (le cause perse o che il Comune teme di perdere) – un totale di oltre 172 milioni – significa che il Comune ha le mani legate. Non può spendere quei soldi per i servizi ai cittadini, le manutenzioni o altre priorità, perché sono legalmente vincolati a coprire il buco dei crediti che non entrano.
Non solo. Le pagine 95 e 96 della Relazione al Rendiconto 2025 riportano l’elenco dei vincoli legati alla contrazione di mutui con la Cassa Depositi e Prestiti per un totale di 29.525.082,72.
Soldi presi in prestito che il Comune deve obbligatoriamente restituire, con tanto di interessi. Tant’è che la stessa relazione del Comune afferma che il pagamento delle rate di questi mutui rappresenta il 3,35% della spesa corrente. Significa che una fetta fissa e intoccabile dei soldi che entrano ogni anno è già ipotecata per pagare i debiti passati.
Capisci ora in quale contesto e con quali premesse si inserisce la “Variazione al Bilancio di Previsione 2026/2028 per assestamento generale e salvaguardia degli equilibri di bilancio, ai sensi degli artt. 175, comma 8, e 193, del D.lgs. n. 267/2000” deliberata dalla Giunta Municipale con Delibera 89 del 15/07/2026 e adesso in discussione in Consiglio comunale come proposta di Delibera 47 del 16/07/2026. Occorrerà vigilare con estrema attenzione su tutti gli emendamenti che verranno presentati. Facciamo un esempio: quanto sarebbe opportuno caricare con altri due mutui per 240 mila euro per opere pubbliche il capitolo 18149 “mutuo per manutenzione straordinaria vie e piazze” per 1.100.000 euro già introdotto e approvato con il Bilancio di previsione 2026?
Il Comune ha già sul collo un macigno di quasi 30 milioni di euro di debiti pregressi (che incidono sulla spesa corrente) e centinaia di milioni di euro “congelati” per far fronte a crediti che non riscuote. Aggiungere ulteriori mutui per nuove opere pubbliche, in questo scenario, è un azzardo che aggrava ulteriormente un ente locale già in forte sofferenza strutturale.

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