Lo scorso 22 luglio, l’Associazione “Porto di Siracusa – Anna Maria Lepik” aveva formalmente richiesto al Libero Consorzio Comunale risposte circostanziate sul discusso progetto nella Riserva Ciane-Saline, invocando un confronto diretto per rimediare alle reali emergenze del sito e indirizzare i cospicui fondi ottenuti (oltre 5,5 milioni di euro) verso le vere priorità, a partire dal ripristino dell’argine protettivo.
La replica dell’Ente, arrivata il 28 luglio, è stata una nota “privata” – non resa pubblica – indirizzata non solo al mittente, ma tout court ai “Soggetti portatori di interesse coinvolti nel Tavolo Tecnico di Indirizzo permanente”, ben 17 associazioni che in realtà, nell’immediato, non avevano fatto alcuna richiesta specifica.
Il coinvolgimento così allargato di tutti i soggetti vorrebbe forse essere un’operazione d’immagine per far credere in una reale regia collettiva e suggerire, con un pizzico di fantasia istituzionale, che il progetto gode di un unanime abbraccio ambientalista, dando per scontata una condivisione che, nei fatti, continua a calpestare le vere priorità della Riserva?
La verità raccontata dalle associazioni è ben diversa. Non c’è stato alcun tavolo tecnico ma solo due incontri – uno partecipato e il secondo con tre associazioni presenti -: nient’altro che un esercizio di facciata, un luogo di ascolto formale dove le osservazioni critiche sono state sistematicamente archiviate o ignorate quando si è trattato di mettere mano alle vere priorità della Riserva e non un percorso di concertazione idilliaco, fatto di condivisioni di cartelle Google Drive e verbali di riunione, come appare nella replica del Libero Consorzio.
Nessun peso è stato dato alle criticità evidenziate nella richiesta di chiarimenti dell’avv. Giovanni Randazzo. Nonostante le proiezioni climatiche allegate dallo stesso Consorzio avvertano che entro il 2100 l’area della foce e le saline potrebbero essere totalmente sommerse dal mare, complice l’arretramento del tombolo costiero e la mancata ricostituzione dell’argine distrutto negli anni ’80, nel piano finanziario non c’è un solo euro per il ripristino di questa opera di contenimento primaria.
Nella sua risposta, l’Ente si difende arrampicandosi sugli specchi procedurali, spiegando di aver rimodulato il progetto (spostando il focus su forniture, servizi e studi per superare lo scoglio della progettazione di livello superiore) proprio in virtù del dialogo con le associazioni. Ma si tratta di un artificio: spacciare la conversione di un progetto strutturale in una mera fornitura di servizi come un “recepimento delle istanze” significa svuotare di senso la tutela ambientale.
Le istanze del mondo ambientalista non sono state soddisfatte e le vere emergenze del Ciane e delle Saline continuano ad essere calpestate da scelte progettuali autoreferenziali.
La nuova “progettualità”, a cui dedicheremo un necessario approfondimento, sembra andare in una sola univoca direzione: nessuna opera e di converso una pioggia di consulenze e progettazioni in attesa di chissà quali ulteriori, inesistenti, fonti di finanziamento attraverso lo strumento dell’affidamento diretto. Un percorso che ha sì traguardi ma non quello della salvezza della Riserva.

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