Si chiama “Siracusa Accessibile” ma tiene fuori chi dovrebbe accogliere

Il Comune di Siracusa ha finanziato un portale per le persone con disabilità, intitolato senza ironia “Siracusa Accessibile”. A fine maggio 2026 chi ha problemi di vista si arena già sul modulo per scrivere: sei campi su sette risultano privi di un’etichetta leggibile dallo screen reader, e il menu a tendina è senza nome. Un portale che porta l’accessibilità nel nome ma la nega a chi ne ha più bisogno.

Il portale nasce dal bando di “Democrazia Partecipata” del 2019, è online dal 2021 ed è curato dall’Associazione Diversamente Uguali; il dominio, però, è intestato alla Città di Siracusa. E con il dominio arriva un obbligo di legge, chiaro da oltre vent’anni: la Legge Stanca, in vigore dal 2004 e modificata nel 2018 per recepire la Direttiva Europea, impone a ogni Pubblica Amministrazione di pubblicare per i propri siti una “dichiarazione di accessibilità” su un registro nazionale tenuto dall’AgID.

Per Siracusa Accessibile, su quel registro non risulta pubblicata alcuna dichiarazione. Resta intatto il merito di chi il portale lo ha costruito per spirito civico; renderlo conforme alla legge compete all’Amministrazione titolare del dominio, che intanto si affida a un “overlay”, la barra di accessibilità automatica giudicata inidonea dalla stessa AgID a garantire la conformità.

E c’è un dettaglio di attualità che rende tutto più stridente. Con un regolamento del 15 maggio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23, l’AgID ha rafforzato la vigilanza sull’accessibilità dei siti pubblici e ha messo al centro le segnalazioni dei cittadini: è dal reclamo di chi incontra la barriera che parte il controllo. Resta da capire con quale strumento dovrebbe reclamare una persona con disabilità visiva, se il primo canale per farlo, il modulo di un portale sulla disabilità, è di fatto inutilizzabile proprio per lei.

Lo scarto tra le parole e i fatti riguarda anche il sito istituzionale principale: Comune.siracusa.it è stato rifatto da poco con oltre mezzo milione di euro di fondi europei del PNRR. Una dichiarazione di accessibilità qui esiste ed è l’Amministrazione stessa a firmarla: il sito è “parzialmente conforme”, con tredici criteri tecnici disattesi, sette dei quali di livello minimo. Il livello minimo è la soglia sotto cui un sito può diventare inutilizzabile per alcuni utenti. E per oltre un anno e mezzo quella dichiarazione ha tenuto vuota la casella dei problemi, con un trattino al posto dell’elenco. Due falle nello stesso ente: un modulo che esclude il cittadino e una dichiarazione di legge ridotta a una lineetta.

A pagare il conto sono persone precise: chi vede poco o niente, chi non sente, chi ha una disabilità motoria o cognitiva, e i tanti anziani in difficoltà con computer e smartphone. Per loro un sito mal fatto è una porta chiusa su un diritto. Pagare un tributo, prenotare una prestazione, leggere un avviso, chiedere un servizio: quando il sito sbarra la strada, tocca affidarsi a qualcun altro. E un diritto che ogni volta dipende dalla disponibilità di un terzo è un diritto a metà.

Qualcosina, va riconosciuto, si comincia a muovere: nella seduta del 28 maggio, il Consiglio Comunale ha inserito l’accessibilità digitale tra i criteri del nuovo Regolamento sulla qualità dei servizi, con un emendamento presentato in aula dal consigliere Damiano De Simone su una proposta della Consulta Civica di Siracusa alla cui elaborazione ho preso parte. È un passo giusto, e va riconosciuto come tale. Ma un principio scritto in un regolamento vale quanto la sua attuazione; e proprio perché a quella proposta ho lavorato, mi sento in dovere di indicarne il banco di prova più ovvio.

Le soluzioni sono alla portata e costano poco: pubblicare la dichiarazione che la legge pretende da anni, rifare il modulo dei contatti perché lo usi anche chi ascolta lo schermo con una voce sintetica al posto dell’overlay, collaudare i servizi insieme alle persone con disabilità prima di metterli online. Adesso che perfino la legge mette il reclamo del cittadino al centro dei controlli, l’Amministrazione ha l’occasione di muoversi prima che a bussare sia una segnalazione. Perché un servizio pubblico è di tutti solo quando ciascuno riesce a usarlo da solo.

Alessandro Calabrò è autore di «Come usare VoiceOver su iPhone» (2024) e di «Nuove visioni. L’AI a supporto della disabilità visiva» (2025). Ha fondato Aretusapedia, l’enciclopedia digitale di Siracusa: https://aretusapedia.it. Sito personale: https://alessandrocalabro.it/chi-sono/.

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