Centro Direzionale Siracusa: mozione approvata, ma per l’accessibilità si rischiano gli errori del passato

Il Consiglio Comunale di Siracusa ha approvato all’unanimità, il 19 maggio 2026, una mozione del consigliere Ivan Scimonelli, capogruppo di “Insieme”, per la progettazione di un Centro Direzionale Comunale unico in cui concentrare gli uffici oggi dispersi su più sedi. L’atto di indirizzo impegna il Sindaco Francesco Italia e la sua Amministrazione ad avviare uno studio di fattibilità tecnico-economica, a verificare il recupero di immobili esistenti, a valutare l’accesso a fondi regionali, nazionali ed europei. Prossime tappe: studio di fattibilità, ricognizione delle locazioni passive, progettazione, gara, opera.

Quanto di quel percorso resterà nel cemento per decenni si decide adesso, nello studio di fattibilità. Quattro elementi tecnici dovrebbero entrare in quella prima fase e nel testo della mozione approvata non compaiono: lo standard europeo UNI EN 17210 sull’accessibilità e fruibilità dell’ambiente costruito; la piena conformità alla Legge 13/1989 e al D.M. 236/1989, il quadro normativo italiano sulle barriere architettoniche che compie trentasette anni; la previsione di un front-office unico al piano terra capace di istruire le pratiche e far transitare il fascicolo internamente all’ente; la localizzazione in area servita dal trasporto pubblico e dotata di parcheggio scambiatore.

Niente di nuovo sul piano normativo. Sono elementi che devono entrare nei capitolati esecutivi consegnati all’impresa. Cosa succede a Siracusa quando i capitolati escono privi di queste indicazioni, lo si è visto nel decennio in corso in due opere realizzate sotto la stessa amministrazione.

Due opere, due quartieri

A Via Piave, nel quartiere Borgata Santa Lucia, i pali della pubblica illuminazione stanno al centro dei marciapiedi rifatti nel 2023. Per chi usa una sedia a rotelle il passaggio si interrompe: occorre scendere sull’asfalto di una via in discesa a senso unico, percorrere circa quindici metri fra le auto, e poi risalire dal lato opposto al palo. I lavori di “Rifunzionalizzazione asse viario”, finanziati dal Programma Periferie per un importo a base d’asta di 713 mila euro, erano iniziati il 18 ottobre 2021. La presentazione del progetto parlava di marciapiedi più ampi in pietra lavica, illuminazione interrata, “particolare attenzione a persone con disabilità, anziani e bambini”. Residenti della Borgata hanno descritto pubblicamente un quartiere reso “incubo nonostante i lavori”.

A poche centinaia di metri il Ponte Santa Lucia, snodo fra la Borgata e la città storica, ha illuminazione scarsa da anni, assenza di protezioni laterali, nessuna soluzione per chi attraversa con disabilità visiva. Nel 2024, all’ingresso del ponte sono stati installati pali e catene per regolare il traffico veicolare. La nuova barriera, segnalata da chi si muove in carrozzina, ha reso il transito “quasi off-limits”.

Due cantieri in due quartieri diversi, con la stessa logica esecutiva: la decisione finale sulla collocazione di un palo o di una catena è stata presa senza coordinamento con i percorsi di accessibilità. La questione riguarda la procedura: come vengono lette le norme negli uffici quando si traduce un progetto in capitolato.

Un palo della luce si rimuove. Un edificio di cinque o diecimila metri quadri progettato senza criteri di accessibilità universale resta dov’è per decenni, e ogni cittadino che dovrà attraversare quegli uffici si porterà appresso le conseguenze di una decisione presa allo studio di fattibilità. Gli studi internazionali sull’universal design (fra cui i lavori di Steinfeld e Maisel, 2012, e le linee guida del Centre for Excellence in Universal Design) stimano un sovraccosto fra lo 0,5 e il 2% del budget complessivo quando l’accessibilità è integrata in fase preliminare, contro un 15-20% se inserita dopo la firma del progetto esecutivo.

La mozione del 19 maggio prevede che il Sindaco e la Giunta relazionino periodicamente al Consiglio Comunale sullo stato di avanzamento. Saranno quegli aggiornamenti a dire se i quattro standard tecnici sono passati dagli atti di seduta ai capitolati, se il Comune di Siracusa rompe uno schema documentato o lo conferma. Se il principio dichiarato in apertura di ogni progetto comunale, “attenzione a persone con disabilità, anziani e bambini”, si volatilizza in fase di gara, il rischio si misura nei marciapiedi che non si possono percorrere e nei pali piantati nel punto sbagliato.

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