C’è bisogno di un potenziamento dei servizi essenziali. Questo è il “tallone d’Achille” delle aree interne. I sindaci delle zone montane, riuniti il 9 maggio a Buscemi in un convegno del Sindacato pensionati Cgil, sono stati chiari. Per loro attrarre persone senza migliorare importanti servizi rischia di essere un’operazione fallimentare.
La Regione ha approvato un decreto che rimborsa fino al 50% dell’Irpef per tre anni a chi trasferisce dall’estero la residenza in Sicilia (60% per Comuni sotto i 5.000 abitanti, tetto massimo di 100.000 euro all’anno), a condizione di acquistare o ristrutturare un immobile. C’è il modello delle “case a 1 euro” che ha già attirato molti acquirenti stranieri. Ma serve di più: il sostegno a nuove imprese e start-up tramite microcredito, i contributi per spazi culturali, artigianato e agriturismi, gli investimenti nel turismo lento e di Comunità, ecc. Non esiste una soluzione unica.
L’obiettivo è passare a un ecosistema di opportunità interconnesse.
Esiste l’esempio virtuoso di Castelbuono. A raccontarlo in dettaglio, esaltandolo al convegno, è stato lo stesso sindaco Mario Cicero. Castelbuono (8.000 residenti) è l’esempio più riuscito in Sicilia. Ha trasformato tradizione, cultura e comunità in un motore economico. Le presenze turistiche sono cresciute da 38.000 a oltre 52.000, generando un giro d’affari di oltre 9 milioni di euro (turismo, enogastronomia, artigianato, cultura). Dimostra che un piccolo borgo montano nel parco delle Madonie può prosperare se si ha visione, coordinamento e capacità di raccontarsi al mondo.
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Però se parliamo di spopolamento dei Comuni montani, troviamo dei dati rassicuranti per i nostri Monti Iblei (Siracusa e Ragusa). Questi raccontano una diversa realtà rispetto alla maggior parte della Sicilia. Tra il 2019 e il 2023 la provincia di Ragusa ha guadagnato oltre 2.200 residenti, quella di Siracusa ha registrato un calo (-1,67%) ma minore della media regionale (-1,93%). Il motivo? Offrono un compromesso per i lavoratori da remoto fra la natura e a pochi chilometri da città e gli aeroporti di Comiso e Catania; un turismo esperienziale di nicchia, una buona enogastronomia.
Allora perché al convegno i sindaci si lamentavano?
È perché non basta “spopolarsi meno” quando si perdono servizi essenziali. In particolare essi denunciano la desertificazione bancaria: la chiusura degli sportelli isola gli anziani, favorisce l’illegalità (usura) e toglie lavoro ai giovani. C’è la chiusura di altri presidi (scuole, uffici, sanità). Infine, la mancanza di figure tecniche. Spesso – denunciano – c’è l’impossibilità di chiudere i bilanci o realizzare progetti proprio per la “mancanza di personale tecnico” (geometri, ingegneri, ecc.). Abbiamo – dichiaravano al convegno – l’impossibilità di firmare progetti e bilanci. A volte l’Ente non può firmare certificati di regolarità tecnica né approvare progetti finanziati dalla Regione. Altre volte – ha denunciato la sindaca di Comiso – dopo aver elaborato progetti che interessavano diversi Comuni di quell’area, la Regione all’improvviso ha cambiato decisione e destinato il contributo altrove.
Cosa si può chiedere? Scatti di stipendio specifici per i tecnici che accettano di lavorare nei Comuni montani. Assunzioni straordinarie tramite Province o Regione da mettere a disposizione dei piccoli borghi. Sblocco del turn over e procedure concorsuali più veloci e semplificate. Sono varie le proposte.
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Non possiamo dimenticare che le difficoltà sono aumentate da oltre dieci anni per scelte politiche nazionali. La disparità storica a favore dei Comuni montani del Nord si è accentuata. Oggi più di prima i Comuni al Nord ricevono maggiori incentivi. L’attuale maggioranza parlamentare è riuscita a far passare la nuova legge (la n.131 del 12 settembre 2025) voluta dal ministro Calderoli che riscrive la classificazione dei “Comuni montani”, dirottando 200 milioni di euro l’anno solo verso territori “autenticamente montani” con criteri geografici più rigidi, pensati su modelli alpini (alpocentrici). Questo penalizza molti Comuni dall’Appennino in giù, quindi anche la Sicilia, che già riceve meno risorse pubbliche pro capite.
Ma davanti all’attuale quadro, quale può essere il ruolo della Cgil?
Possiamo dire fondamentale nella lotta allo spopolamento, agendo su più fronti. C’è l’opposizione ai decreti che abbandonano le aree interne, il chiedere tavoli di confronto e una programmazione condivisa, il rivendicare un nuovo modello di sviluppo che leghi la lotta allo spopolamento alla crisi climatica. C’è da pensare al promuovere progetti concreti come il ripopolamento legato a lavoro qualificato e imprenditoria giovanile per recuperare terreni abbandonati, la manutenzione del territorio con la prevenzione del dissesto idrogeologico, cantieri forestali come lavoro vero e non assistenzialismo. Anche il presidiare i servizi essenziali quali la difesa degli ospedali di prossimità, le scuole, i trasporti e le infrastrutture digitali.
Già si portano avanti battaglie specifiche, ad esempio per la scuola. Qui all’opposizione ai previsti tagli delle autonomie scolastiche (per l’anno 2025/26 uno in provincia di Ragusa, due a Siracusa) è stata solo la Federazione Lavoratori Conoscenza Cgil Sicilia.
Poi per il settore bancario la Cgil chiede di rafforzarne la presenza nei territori come presidio di prossimità e legalità.
In sintesi, il sindacato può fare da “acceleratore” e “collante” sociale, per creare le condizioni (lavoro, servizi, prospettive, ecc.) e trasformare la lotta allo spopolamento in una lotta per il lavoro e la dignità delle persone.
Secondo un report di Gate-away.com (portale immobiliare per acquirenti internazionali), la provincia di Siracusa è la più richiesta d’Italia da cittadini stranieri in cerca di casa.
Da quest’analisi il successo è dovuto al patrimonio culturale e naturalistico, la sua qualità della vita è riconosciuta a livello internazionale, i prezzi sono ancora accessibili rispetto ad altre mete italiane, molto più care.
Un cittadino straniero cerca il costo della vita bassissimo, cosa impensabile in Toscana o sulle Alpi. Il fascino del Barocco, le spiagge, il sole (il sole 24 ore riporta Siracusa come 2ª in Italia per ore di sole) e il cibo. Cerca anche lo stile di vita “Slow”, cioè la lentezza, l’autenticità, la comunità.
Il “degrado” o l’inefficienza percepiti da un cittadino italiano possono essere visti dall’estero come “autenticità” o come un problema risolvibile con poche risorse.
In sintesi: se Siracusa è tra le peggiori d’Italia per gli italiani, per un investitore estero, la qualità della vita è il bel tempo, con case a basso costo, buon cibo e fascino storico. Con questi indicatori, l’area Iblea è tra le migliori.

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