Le sfide di Matilde Di Giovanni – Verso il 2027 con un partito unito

I commenti sull’elezione di Matilde Di Giovanni e di Riccardo Gionfriddo, rispettivamente a segretaria e a presidente del Pd cittadino, sono stati per lo più incentrati sul lunghissimo tempo (dieci mesi) che si è reso necessario per trovare l’accordo tra le correnti sui loro nomi. In un partito come il Pd, nato dalla confluenza di tradizioni politiche e culturali diverse, la compattezza dei gruppi dirigenti richiede una serie di passaggi inclusivi e anche qualche compromesso su ipotesi di candidature e di ruoli. La politica è fatta di idee, di valori, ma non può prescindere dal principio di realtà. Senza unità diventa difficile rilanciare l’attività politica, specie in vista delle elezioni. Nel 2027 si voterà per le Regionali e per le Politiche e un anno dopo per il sindaco di Siracusa, se non prima. In questa prospettiva vanno collocati il recupero del rapporto unitario con Tiziano Spada, leader dell’ala riformista, e la ventilata candidatura a sindaco di Massimo Milazzo.

La candidatura di Bruno Marziano a sindaco di Noto è invece fuori da questo schema, essendo maturata quando l’unità interna era ancora in divenire. Tuttavia può tornargli utile il sostegno della componente di minoranza, capeggiata da Tiziano Spada, grazie appunto alla ritrovata unità. E poi, come si dice, una mano lava l’altra.

Il compito di Matile Di Giovanni non sarà facile non tanto perché dovrà mettere in conto la resistenza di una parte del partito e le scorie polemiche che hanno lasciato i postumi della tormentata vicenda dell’elezione, poi annullata, di Alessandro Dierna, quanto perché dovrà misurarsi concretamente con la politica e con i temi della città.

Il che vuol dire costruire un rapporto unitario con le forze politiche e i movimenti che intendono far parte del campo largo, portando al tavolo degli incontri proposte sui temi più scottanti, ma evitando che il confronto si riduca, in questa fase, all’identikit del candidato a sindaco. A questo proposito vorrei aprire una parentesi per dire che ritengo inopportuno sul piano negoziale escludere a priori le primarie per la scelta del sindaco che potrebbero essere invece la via d’uscita nel caso in cui le forze del centrosinistra non dovessero trovare al loro interno l’accordo sul nome da proporre per Palazzo Vermexio.

Misurarsi con le cose da fare vuol dire intervenire tempestivamente su alcune questioni che solitamente la politica trascura come la tutela dei beni culturali. Lo stesso vale per il tormentato iter del nuovo ospedale. Bisogna inoltre accendere i riflettori sulla società mista chiamata a gestire il servizio idrico integrato per verificare come sta procedendo, quali sono i piani di intervento. Non basta manifestare genericamente una sensibilità ambientalista se poi non si entra nel merito di temi specifici come, ad esempio, la riserva Ciane-Saline e non si mettono in campo iniziative di lotta.

Ma prima ancora, è necessario riprendere il contatto con gli iscritti e con gli elettori per sottolineare la volontà di recuperare il tempo perduto e di ridare slancio e spirito combattivo al partito.

Auguriamo sinceramente a Matilde e a Riccardo di riuscire nell’impresa.

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