Liberazioni mancate: Augusta e “la borghesia degli alloggetti”

“Ora, dopo la seconda guerra mondiale, era venuta la democrazia,
ossia l’andare ai bagni d’estate d’intere cittadinanze”  
(Italo Calvino, La Speculazione edilizia)

Italo Calvino la definiva “un’epoca di bassa marea morale”. Era l’Italia del dopoguerra, operosa e democraticamente avviata al benessere industriale, alla civiltà del consumo e della nascente “borghesia degli alloggetti” pronta a divorare coste, paesaggi, centri storici. E morale pubblica.

L’Italia nata dalla Resistenza ha festeggiato ieri i suoi 81 anni – diciamolo pure: portati malissimo. Il consumismo sciocco, il qualunquismo virale, lo scadimento politico e culturale hanno reso il nostro Paese più stupido e mediocre. Certo, la sua borghesia si è evoluta: ora parla la lingua degli impresari-avatar iuessèi; è sempre più sovente composta di manager illuminati dagli studi all’estero e “tornati a casa” per “scommettere”, per l’appunto illuminando, sul “Sistema-Paese”; e perciò ciancia di innovazione digitale, smart-city e altre modeste cialtronerie.

Bisogna riconoscerlo, i tempi sono cambiati. Il vocabolario, anche in materia di imbrogli edilizi, va aggiornato. Gli “alloggetti” e le palazzine sono diventati “loft” e “resort”, mentre la “bassa marea morale” è costante: ci hanno piantato sopra i “solarium” per gli apericena accanto a casamenti con televisori a schermo piatto, assistenti virtuali e Netflix.

In Sicilia, una ridente città come Augusta si (s)fregia di record regionali e nazionali per consumo di suolo. Ma non è un fatto nuovo. Dagli anni ‘60 a oggi, la speculazione edilizia in questo territorio non si è mai fermata, e ha sempre ottenuto il sostegno – la spinta propulsiva – degli amministratori locali. Già nel novembre del 1990, il Consiglio dei Ministri, nel dichiarare questa zona “area ad elevato rischio di crisi ambientale”, scriveva: “Una problematica di assoluto rilievo per il territorio è rappresentata da un’incontrollata espansione delle zone urbanizzate.”

Nel gennaio 1993, appalti e affari edilizi in odore d’illecito spinsero la Prefettura di Siracusa a nominare una commissione d’accesso presso il Comune di Augusta. Il risultato di quell’ispezione fu però un nulla di fatto e la relazione ministeriale che ne scaturì giace nei cassetti prefettizi quale “atto classificato”. Top secret.

Venti anni dopo, il 7 marzo 2013, la Relazione prefettizia allegata al Decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale, firmato dal Presidente Napolitano, ribadiva e approfondiva il concetto: “Le  indagini  svolte  nel  settore   urbanistico   edilizio   hanno evidenziato che  il  comune  di  Augusta  non  dispone  di  un  Piano regolatore generale aggiornato  e  quello  vigente  è  stato  spesso disatteso con la conseguenza che lo sviluppo  del  tessuto  urbano  e degli insediamenti produttivi è stato per lo  più  determinato  dai privati  mediante  piani  attuativi   di   dettaglio   e   piani   di lottizzazione.”

A distanza di tredici anni dallo scioglimento per mafia (su cui un giorno o l’altro una seria riflessione critica andrebbe sfornata, senza più buttarla in caciara sotto il pruriginoso slogan populista de “la città non è mafiosa”), Augusta continua a non disporre di “un Piano regolatore generale aggiornato” e lo sviluppo urbanistico rimane ancora “per lo più determinato dai privati mediante piani attuativi di dettaglio e piani di lottizzazione”.

Ma con una differenza di rilievo rispetto al passato: le lottizzazioni dei privati costruttori oggi per legge, se non in variante, non passano più dal consiglio comunale, non sono più discusse democraticamente e alla luce del sole, ma vengono deliberate motu proprio dal Sindaco e dai suoi assessori riuniti in Giunta.

L’Amministrazione 5 stelle, tra il 12 dicembre 2016 e il 30 gennaio 2017, di piani di lottizzazione ne ha approvati ben quattro, collocati tra Monte Tauro e Baia d’Arcile. E nessuno di questi piani, che ci risulti, è stato mai sottoposto a valutazione ambientale strategica.

Sfogliando invece i provvedimenti di questi cinque anni di Amministrazione Di Mare, sono almeno due i maxi-piani di lottizzazione costieri (tra Contrada Pozzillo-Faffaianni a Brucoli e Costa Saracena, per una superficie totale di oltre 40 ettari) e numerosissimi i singoli progetti autorizzati, tra fabbricati residenziali, supermercati, fast-food, discariche (quella della Gespi) e strutture turistiche.

È ormai noto che l’Amministrazione Di Mare è riuscita dove altri, compresi i peggiori, non avevano saputo osare: ovvero convertire, di fatto, le zone F per attrezzature collettive pubbliche in aree per attività commerciali private. Di fatto perché nessuna variante urbanistica è mai passata al vaglio del consiglio comunale.

Ristoranti, case-vacanze, ipermercati e Mcdonald’s: per l’Amministrazione Di Mare e il suo ufficio tecnico sono tutte “attrezzature d’interesse generale” o, al peggio, destinate alla “fruizione collettiva” – al pari di un ospedale, di un parco pubblico, di una scuola, di un teatro.

Tutto ciò desta confusione, ma il problema sarà presto risolto. Il nuovo piano regolatore in gestazione, nell’atto di indirizzo, pare abbia previsto di abolire zone agricole (E) e zone F. La nuova “borghesia degli alloggetti” ringrazia. E a noi non resta che continuare a Resistere. Aspettando l’alta marea.

Foto di copertina: piazza Mattarella (un’immagine simbolo)

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