Prendo spunto dal ben argomentato intervento di Pippo Ansaldi sull’Ias per mettere, ancora una volta, in evidenza come sul futuro del depuratore consortile si sia addensata una tale cortina di incertezze da renderne difficile la riconversione e forse il salvataggio, alla luce dei seguenti fatti.
Primo fatto. A giugno del 2024 il presidente della Regione Schifani, dopo aver consultato i rappresentanti delle grandi industrie (grandi utenti) e i sindaci dell’area industriale, comunica ufficialmente la decisione di destinare l’impianto Ias alla depurazione dei reflui civili di Priolo e Melilli e dei reflui industriali delle piccole aziende (piccoli utenti). Propone inoltre di conferire nell’Ias i reflui urbani di Siracusa, Floridia e Solarino. Con questa decisione la Regione, proprietaria del depuratore di Priolo, non solo modifica radicalmente la strategia pubblica della depurazione nel Petrolchimico, ma chiude la fase successiva al sequestro dell’impianto (luglio 2022) nella quale l’attenzione generale era concentrata sugli interventi strutturali per metterlo a norma. Emblematica a tale proposito la dichiarazione rilasciata dall’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, Totò Cordaro, subito dopo il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia): “Il nostro atto permette di scongiurare il blocco produttivo del Petrolchimico e al contempo pretende l’adeguamento della struttura alle prescrizioni più elevate in materia“.
L’altro elemento significativo è l’emissione (settembre 2023 ) del decreto Urso/Pichetto Fratin che definisce le misure per il bilanciamento tra le esigenze della produzione, dell’occupazione e della tutela ambientale. Il decreto all’articolo 4 individua la Regione come “soggetto preposto al coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento, alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie per ottemperare alle prescrizioni dell’Aia“.
Il decreto viene successivamente disapplicato dai magistrati facendo decadere gli obblighi posti a carico della Regione. Dell’Aia si perde ogni traccia, forse perché la procuratrice capo del tribunale di Siracusa dichiara a Report che essa “ha profili di illegittimità“.
Sia la “sparizione” dell’Aia che la disapplicazione del decreto Urso/Pichetto Fratin hanno l’effetto di liberare la Regione dall’onere di mettere a norma il depuratore. Manna caduta dal cielo per il presidente Schifani, il quale approfitta della nuova situazione per spostare l’asse della depurazione pubblica dai reflui industriali a quelli civili, lasciando campo libero alle industrie private, le quali per la verità sono state spinte ad allestire propri depuratori dal rischio di chiusura del depuratore Ias per disastro ambientale aggravato e quindi del blocco produttivo.
Il cambio di strategia deciso dal presidente della Regione e la scelta delle grandi industrie di dotarsi di propri depuratori modificano profondamente il contesto in cui opera il depuratore Ias e ne mettono a rischio l’esistenza. Su questo punto la riflessione della politica e dei sindacati è stata carente. Anzi, qualche sindaco e qualche sindacalista non hanno esitato ad assecondare questo processo.
Secondo fatto. Il presidente Schifani , come già accennato, propone di dirottare i reflui civili dei comuni di Siracusa Floridia e Solarino dal depuratore Canalicchio all’ Ias, che già depura i reflui di Melilli e Priolo. Si tratta di una proposta generica, che richiede tempi lunghi e rilevanti risorse finanziarie. A distanza di quasi due anni (giugno 2024 aprile 2026) non c’è neanche l’accenno a un progetto, a uno studio di fattibilità: solo chiacchiere in libertà.
Terzo fatto. Non è detto che il convogliamento dei reflui da Canalicchio all’Ias, ammesso che si faccia, eviti la chiusura del depuratore consortile, tenuto conto che da qui a qualche mese le grandi industrie depureranno i reflui avvalendosi dei propri impianti e conseguentemente smetteranno di conferirli nell’ Ias.
Senza questi conferimenti l’Ias avrebbe una capacità depurativa sovradimensionata e probabilmente non sarebbe in grado di sopportare i notevoli oneri finanziari, non potendo più contare sui canoni pagati dai grandi utenti. Da ciò deriverebbe un aumento notevole del costo medio della depurazione in quanto i costi fissi verrebbero scaricati su una platea ridotta di utenti e su un apporto notevolmente inferiore di reflui. È da escludere che sindaci di Siracusa, Floridia e Solarino accettino di convogliare nel depuratore Ias i reflui urbani ad un tariffa superiore a quella attuale.
In questo quadro, i margini di intervento non sono molti e a far aumentare le preoccupazioni contribuisce la latitanza del governo regionale da cui dipendono i progetti e i finanziamenti per salvare il salvabile. Per stanare la Regione, serve la mobilitazione dei sindacati, dei sindaci, dei parlamentari, delle forze politiche su obiettivi chiari e tempi certi. I fatti dimostrano che il governo regionale non si è attivato per salvare l’Ias e che non ha ancora un’idea sul cosa fare.

Commenti recenti