Qual è l’assunto di quella parte dell’Amministrazione comunale, sindaco in testa, che ritiene ‘inevitabile’ e anche ‘conveniente’ lasciare spazio al progetto di concessione cinquantennale (di fatto una privatizzazione) dell’ex idroscalo De Filippis così come proposto da Difesa Servizi?
Viene ripetuto, ormai come un mantra, che sarebbe l’unico modo per avere le risorse necessarie alla riqualificazione almeno di una parte, circa la metà, dell’intera area riservandosi, con un successivo accordo con il concessionario, la possibilità di ‘lasciare’, ‘consentire’, alla fruizione pubblica quanto meno il passaggio verso il mare e il diritto a una ‘passeggiata’ su un lembo del Porto Grande.
Ma l’affermazione che non ci siano (e che non ci siano state) altre strade non risponde alla verità.
Lo strumento della concessione – cinquantennale, cioè un tempo congruo a far sì che il concessionario sia messo nelle condizioni di raggiungere l’equilibrio economico-finanziario del piano degli investimenti e della connessa gestione – è solo una delle possibilità in campo. Certo la più conveniente per lo Stato e per le logiche speculative privatistiche. In questo modo infatti l’investitore privato non solo si avvantaggia di immobili che rimangono di proprietà pubblica e che quindi non deve acquistare, ma nel caso specifico, quello degli idroscali, ha in dotazione cubature sul mare, o su specchi d’acqua, ormai impossibili da ottenere alla luce dei piani paesaggistici così come dei vincoli su aree storiche. Dal canto suo lo Stato, oltre ad incassare un canone per l’intera durata della concessione, si libera dei costi di vigilanza, custodia, messa in sicurezza, manutenzione ecc. degli stessi immobili. E in tale contesto evidenziare il vantaggio, a concessione scaduta (ma quante le concessioni prorogate all’infinito?), di rientrare nella piena disponibilità di immobili riconvertiti, riqualificati grazie alla manutenzione ordinaria e straordinaria, appare null’altro che un pretesto: cosa se ne fa lo Stato di un albergo, o di un residence, se non riconcederlo di nuovo, per altri 50 anni, al privato?
Ma in questo tipo di procedura c’è chi ci perde ed è ovviamente la comunità cittadina che deve accontentarsi delle briciole, che viene privata del proprio diritto di decidere liberamente sul luogo che abita e di cui, almeno così dovrebbe essere, migliora qualità e vivibilità con tasse e tributi. Con i propri soldi, quindi. Oltre il danno la beffa.
Eppure, con Difesa Servizi, per aiutarla a svolgere la ‘mission’ di cui si vanta sul sito ufficiale – riattivare circuiti virtuosi di trasformazione urbana e sviluppo territoriale, contribuire alla crescita economica, sociale e culturale dei territori, favorendo la rigenerazione urbana, lo sviluppo di buone pratiche e della buona amministrazione (sic!) – è invece possibile, in quanto espressamente previsto, attivare – da subito – diverse forme di collaborazione e accordi di cui, in giro per l’Italia, sono diversi gli esempi virtuosi come i protocolli d’intesa e gli accordi di programma che si sottoscrivono tra Ministero della Difesa, Agenzia del Demanio e Comuni. In realtà, la strada intrapresa nel 2023 proprio dal sindaco Italia.
L’elenco è ampio ma ne vogliamo citare uno dei più recenti, del luglio 2023. In questo caso sono stati protagonisti il Ministero della Difesa – ma non l’Aeronautica militare bensì la Marina militare (forse più generosa e disponibile?) -, il Comune di Napoli, l’Autorità di sistema portuale Mar Tirreno Centrale e l’Agenzia del Demanio. Un intervento da circa 6 milioni di euro per la restituzione alla città e la valorizzazione dello ‘spettacolare’ Molo San Vincenzo della darsena borbonica, una passeggiata di due chilometri sul mare, da sempre precluso alla fruizione pubblica, con (udite, udite) il recupero dell’eliporto “come terrazza panoramica aperta alla città e il restauro di una porzione del muro borbonico, che fungerà da intervento pilota per il recupero dell’intera murazione, subordinato alla disponibilità di ulteriori finanziamenti”, un progetto naturalmente condiviso dalla Soprintendenza. Addirittura i Napoletani sono stati chiamati a partecipare con le proprie proposte ‘progettuali’ tramite whatsapp.
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E le risorse, i 6 milioni, da dove sono arrivate? Fondi pubblici del Contratto Istituzionale di Sviluppo denominato “Napoli – Centro storico” sottoscritto da diversi Ministeri, una strada percorribile da qualsiasi amministrazione attivando tutte le varie e diverse fonti di finanziamento possibili. Perché non sono le risorse a mancare bensì la capacità di individuarle e di utilizzarle bene, sulla base di priorità.
Diversi anni fa un gruppo di lavoro Difesa – Comune di Roma ha individuato i beni militari non più necessari al Ministero tali da rientrare nei processi di trasformazione urbanistica e nel 2024 un protocollo d’intesa tra l’Assessorato romano Sport e Salute e Difesa Servizi ha avuto quale obiettivo la valorizzazione di aree militari, anche ad uso duale, per realizzare impianti sportivi fruibili da tutti grazie al protocollo del 2020 sottoscritto dalla stessa società con l’Istituto per il Credito Sportivo. Ma gli esempi sarebbero molteplici.
In tutti questi casi però, allorquando si mira a progetti che siano frutto di una sinergica collaborazione inter istituzionale, gli accordi sono a monte non a valle. Ciò che appare inaccettabile e non percorribile a chi da mesi lotta per la restituzione del De Filippis alla città è un’impostazione da procedura al buio, la delega ad altri (Difesa Servizi) di ogni decisione per poi pietire un eventuale micro spazio. Vale la pena di ricordare ancora una volta che solo i ricorsi delle associazioni in campo hanno impedito che l’area fosse ormai assegnata al raggruppamento di imprese che già si è appropriato degli altri 4 idroscali messi a bando https://www.lacivettapress.it/2025/11/14/idroscalo-de-filippis-allorizzonte-le-fauci-di-un-rti-che-preoccupa-non-meno-delle-nuove-funzioni-militari-prospettate/
Inoltre non regge neanche l’obiezione “Non c’è alcuna volontà di smilitarizzazione e dunque prendiamoci quel che possiamo”. Il bando di Difesa Servizi, soprattutto nella modifica dell’area interessata alla proclamata ‘valorizzazione’, ridotta rispetto alla proposta originaria, contempla ormai solo la metà non interessata agli usi militari, una parte pertanto già smilitarizzata. Le “opportunità di investimento diversificate” proposte agli stakeholders privati dalla società – immobili pronti per una valorizzazione già definita, come palazzi storici idonei ad essere trasformati in uffici di prestigio o alberghi di “charme” o quelli da trasformare insieme alle aree da edificare – a Siracusa non riguardano la porzione dell’idroscalo confinante con l’ex Spero, quella con la piazzola elicotteri, ma soltanto l’altra.
Coloro che preferiscono restare in attesa delle decisioni calate dall’alto aggiungono inoltre che, rispetto al 2022, le esigenze sarebbero oggi diverse ‘dato il mutato contesto internazionale’, cioè le spinte bellicistiche, eppure subito dopo si affrettano a negare l’uso militare della base ribadito nell’ultimo decreto del gen. Antonio Conserva. Una contraddizione che nasconde un rischio reale per l’Aeronautica: se le esigenze fossero di sola natura civile cadrebbero alcuni presupposti per mantenere la titolarità di quell’area.
Essi parlano delle esigenze di protezione civile e soccorso Sars – assolutamente condivisibili e nel nostro Paese magistralmente supportate dall’Aeronautica militare -, ma quando si ricorda loro che, in una città che attende da anni la predisposizione dell’area destinata alle attività della Protezione Civile, attendamenti e containers, esiste ai Pantanelli un eliporto ad hoc, ribadiscono che è “abbandonato e usato per voli privati” (!). Così si è infatti giostrato il delegato del sindaco Giovanni Di Lorenzo in un‘intervista a FM Italia in cui ha tra l’altro attaccato improvvidamente la già ministro Stefania Prestigiacomo, “capelli biondi ed eschimo” (a cui va la piena solidarietà degli organizzatori dell’assemblea pubblica), colpevole di non aver agito opportunamente quando in carica – dimenticando che nel 2022 proprio lei e Paolo Ficara, deputato del M5S, sono stati parte attiva nella questione idroscalo – e con un volo pindarico in qualche modo ricondotta all’albergo ‘sospeso’ di via Elorina (davanti al supermercato Lidl) di proprietà secondo una falsa vulgata cittadina della stessa Prestigiacomo che ha sempre smentito la circostanza (vedi nota a margine).
Per concludere: appare evidente la necessità che l’Amministrazione comunale, a supporto delle associazioni ricorrenti, ascoltando le istanze dei cittadini, si intesti un’azione a doppio fronte. Da una parte l’interlocuzione propositiva, programmatica, con Difesa Servizi perché rinunci a un bando non gradito alla città – e ormai fondato su presupposti radicalmente mutati che ne inficiano la correttezza – accogliendo un accordo inter istituzionale che rispetti le volontà diffuse di un armonico sviluppo urbanistico della città. Dall’altra percorrere le strade opportune per individuare un’altra area per le attività operative dell’Aeronautica militare, quali che siano, come proposto nel 2022, ferma restando la possibilità di rispettare alcune eventuali esigenze logistiche dell’Arma nell’area dell’idroscalo.
NOTA
L’albergo di via Elorina, davanti al Lidl, di proprietà prima della Etna Kore srl, è stato venduto il 7 agosto 2018 all’Ortigia Gestinvest srl, società a cui Prestigiacomo è estranea (il suo nome non compare nelle visure camerali delle due società, anzi anche di una terza, come abbiamo accertato). La concessione edilizia originaria n.309 dell’11 febbraio 2008 è stata rinnovata il 17 luglio 2017 (la n.145). Data la scadenza della concessione dopo 3 anni dovrebbe già esserci stato più di un rinnovo ma di questo potrà senz’altro accertarsi lo stesso Di Lorenzo, se interessato.

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