Stavo pensando alla parola «insieme»…È una di quelle parole che, pur non essendo una negazione o un’avversativa, è in grado di cambiare il segno a un’altra parola o a un’intera frase. «Insieme».
Soffrire è una cosa, soffrire «insieme» è tutta un’altra. Partire, o partire «insieme»; immaginare o immaginare «insieme». E anche i sostantivi, non solo i verbi: la strada e la strada «insieme», tutto un altro viaggio, un altro tragitto. Il futuro, il passato: da soli hanno un senso, «insieme» tutto un altro senso. Ho pensato a questa parola come sinonimo di solidarietà, dopo aver ascoltato il racconto di un marittimo che dopo 36 anni di lavoro in una ditta che opera nel nostro porto è stato messo alla porta a causa di un tumore al fegato che, operato nel 2022 e poi rioperato ed oggi risanato, vorrebbe rientrare al lavoro ma non può, perché giudicato inidoneo al lavoro marittimo, ma non al lavoro ed avrebbe richiesto di essere reinserito in azienda in ruoli diversi, anche parziali, pur presenti e necessari nella suddetta azienda. L’azienda lo ha licenziato incurante dei 36 anni in cui ha contribuito, sempre con merito, alla sua crescita ed ha ritenuto di non coniugare la parola insieme al percorso di vita di questo lavoratore. Lo stato, questo nostro stato, spesso vituperato, deriso e svilito, invece prevede percorsi di recupero e reinserimento sia pure con diverse mansioni per i suoi dipendenti; lo fa la marina militare, la scuola etc. insomma lo stato (ovvero tutti noi) che grazie alla nostra costituzione ha scelto di coniugare, sia pure attraverso farraginose e complesse forme e modalità, la parola insieme a tutela della dignità delle persone. Non sappiamo se questo lavoratore che non vuole demordere e lotta per recuperare la sua dignità di lavoratore e non vuole essere un peso inutilizzabile per la società, riuscirà a reinserirsi anche perché, in uno stato di depressione psicologica, ha accolto, malauguratamente, una proposta di accordo sottopostagli tra il primo e il secondo intervento… quando tutto sembrava perduto. Oggi si è rimesso e vorrebbe riprendersi anche la sua condizione di lavoratore a cui ( forse anche a causa dell’ambiente in cui viviamo) anela per vivere la sua vicenda umana come un incidente da cui è possibile ripartire. La vicenda è significativa; oggi in una fase, in cui si registrano pesanti arretramenti sulla tutela del lavoro e dei lavoratori, in cui sembriamo tutti concentrati su noi stessi e distanti sempre più dai valori di solidarietà che ci hanno accompagnati dalla nascita della repubblica ad oggi. Questa condizione ha indotto un intellettuale come Marcello Veneziani a definire la nostra come “l’epoca dell’egocentrismo del presente” ovvero quella in cui incuranti del nostro passato, sbeffeggiando e trascurando l’eredità che i nostri padri ci hanno trasmesso, siamo attratti solo da ciò che oggi ci serve; in un consumismo esasperato anche nei valori in cui la parola “insieme” è sempre meno declinata, condannandoci ad una solitudine sempre più esasperata…

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