Sarà necessaria un’azione più incisiva dei rappresentanti istituzionali del territorio per entrare più a fondo nei meccanismi che guidano Terna negli iter autorizzativi per le nuove, necessarie, infrastrutture elettriche in tutta l’area delle province di Siracusa e Ragusa.
A Palazzolo, se tutto apparentemente risulta fermo, sospeso, e i residenti di Santo Lio si vanno convincendo che si sia ormai allontanato il pericolo di distruggere parti dell’antico abitato e della necropoli di epoca bizantina, nella realtà tutto continua a procedere lontano dai riflettori, per le segrete vie amministrative, seppure con qualche rallentamento dovuto proprio all’opposizione dei cittadini.
“È così. Vanno avanti le richieste di autorizzazioni e le procedure ambientali e ancora una volta qualcosa sembra non tornare – ci racconta Giovanni Grimaldi, residente nell’area di Santo Lio -.
Come sappiamo anche dai report di questo giornale, i progetti per l’eolico offshore di Scicli e Pozzallo sono in pieno corso e analizzando quella documentazione ci si imbatte proprio nella Stazione Elettrica “Palazzolo 380”. Quella per la quale ci battiamo tutti insieme ormai da mesi per evitare che sia costruita in un’area di grande pregio archeologico convinti che si possano trovare soluzioni alternative. E ritornano tutti i dubbi che abbiamo avuto dal primo momento sulla reale natura di quella infrastruttura”.
Le condizioni tecniche e di connessione alla Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) della Stazione Elettrica che Terna immagina nella conca di Santo Lio sono definite in alcuni atti specifici: nel primo fondamentale atto istruttorio del 16 dicembre 2022 viene presentata come “nodo di connessione per impianti di grande generazione, inclusa la generazione eolica offshore” e ad esso si fa quindi riferimento nel successivo Studio di Impatto Ambientale del settembre 2025, relativo al “Piano Tecnico delle Opere per la connessione dell’impianto eolico offshore flottante da 975 MW della società Wind Energy Pozzallo S.r.l.”.
“Eppure – commenta Grimaldi – questa Stazione elettrica è stata presentata al Comune di Palazzolo come una ‘semplice’ infrastruttura locale a servizio di un singolo impianto di distribuzione. Come si spiega questo se già dal dicembre 2022, per come è stata formalizzata negli atti tecnici di Terna e recepita nella pianificazione del proponente BluWind, le viene invece riconosciuta la funzione di hub primario di rete energetica?
Una discrasia non meramente terminologica se va ad incidere, come a nostro avviso accade, direttamente sull’impostazione dell’istruttoria ambientale. Terna infatti il 15 giugno 2023 comunica al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che il progetto per connettere alla Rete di Trasmissione Nazionale “l’unità di consumo da 32,5 MW denominata Cabina Primaria di Palazzolo Acreide” non ricade negli ambiti disciplinati della normativa VIA e di conseguenza non sarà sottoposto ad alcuna procedura di valutazione ambientale. Questo perché per Terna le opere necessarie sono minimali. È del tutto evidente a nostro avviso la divergenza funzionale e rappresentativa”.
Quindi, secondo Grimaldi, a un medesimo sviluppo di rete verrebbe attribuita, a seconda del contesto procedurale, una funzione radicalmente diversa, con effetti determinanti proprio in ordine all’assoggettabilità a VIA. E che l’analisi di Giovanni Grimaldi non sia, come dire, ‘campata per aria’ lo attesterebbe un’altra anomalia riscontrata: quella sulla localizzazione della stazione.
“Nell’ambito del procedimento che ha interessato la stazione elettrica di Palazzolo e degli stessi atti espropriativi connessi, nell’indicare l’area di impianto lungo la linea a 380 kV “Chiaramonte–Priolo” vengono individuati come riferimento i piloni 57 e 58. Invece nella documentazione presentata dall’eolico off shore di Pozzallo, redatta sulla scorta delle indicazioni tecniche fornite da Terna nel giugno 2025, la stazione “Palazzolo 380 RTN” viene rappresentata come “nodo di connessione localizzato in corrispondenza dell’apertura della tratta 60–61 con inserimento di sei nuovi sostegni e demolizione di due tralicci esistenti”.
Ne deriva una duplice criticità. Da un lato, non risulta alcun atto, formalmente approvato, che vari la localizzazione della stazione elettrica. Dall’altro lato, la VIA offshore è chiamata a valutare gli impatti di una stazione configurata e descritta come hub RTN per la grande generazione offshore in corrispondenza della tratta 60–61, mentre l’iter autorizzativo già avviato e gli espropri in corso continuano a riferirsi a un’opera qualificata come infrastruttura per cabina primaria nell’area 57–58.
Proprio questa asimmetria spiega perché, nella documentazione di VIA offshore, l’hub di connessione venga riferito alla stazione collocata tra i sostegni 60–61 e non alla stazione tra i sostegni 57–58. Se infatti Terna avesse indicato come nodo di rete per gli impianti offshore la stazione già istruita nel 2023 tra i sostegni 57–58, avrebbe implicitamente riconosciuto che quell’opera – formalmente presentata come funzionale alla sola cabina primaria da 32,5 MW e non assoggettata a VIA – svolge in realtà la funzione di nodo RTN per impianti offshore di grande taglia”.
In sostanza, spiega Grimaldi, la scelta di collocare l’hub, sul piano documentale, tra i sostegni 60–61 è nei fatti una conseguenza logica del modo in cui è stata inizialmente qualificata e istruita la stazione tra 57–58: se le due funzioni coincidessero nello stesso punto, verrebbe meno la coerenza della qualificazione del 2023 come infrastruttura locale non soggetta a VIA.
Un discorso complesso, lo comprendiamo, ma purtroppo i tecnicismi in questo settore fanno la parte del latino usato dall’avvocato Azzeccagarbugli di manzoniana memoria. E non vorremmo che nei tecnicismi si fosse anche andata ad impantanare la stessa Terna che, come risulta dalla corrispondenza con la Regione, il 17 ottobre 2025 chiede al servizio regionale per le autorizzazioni ambientali il parere per lo screening VINCA ma si vede rispondere con l’archiviazione dell’istanza presentata perché, scrive l’ufficio, “la competenza ad esprimersi sulla Valutazione di incidenza per la fattispecie in questione è del Comune territorialmente interessato ed è pertanto a questo che è necessario inoltrare l’istanza”.
Ma com’è possibile che già nel luglio 2025 Terna abbia inviato le comunicazioni di esproprio affermando di avere completato l’iter autorizzativo se ancora non c’era lo screening di VINCA?
O forse Terna si è accorta di non avere un parere fondamentale solo dopo che il senatore Antonio Nicita nella sua interrogazione parlamentare presentata il 15 ottobre ha evidenziato che la VINCA incideva su una zona natura 2000? Certo, il senatore non poteva sapere che la VINCA non c’era proprio.

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