Le recenti affermazioni del sindaco relative alla circostanza secondo cui i cittadini “non possono conoscere” i documenti tecnici riguardanti il recente Piano di Sosta non sono solo discutibili sul piano politico, ma mettono in luce una carenza metodologica profonda nel modo in cui l’Amministrazione gestisce e pubblica le informazioni pubbliche.
Il punto da chiarire non è se un atto sia più o meno complesso, ma come i dati su cui quell’atto si basa vengono resi disponibili prima delle decisioni definitive. Dire, infatti, che i cittadini non possono capire equivale ad ammettere che quei dati non sono stati messi nelle condizioni di essere capiti e questo è fuori discussione un problema di accessibilità e di corretta gestione del patrimonio informativo pubblico.
Oggi pubblicare solo PDF non è più sufficiente né conforme alle migliori pratiche richieste dalla normativa. Il Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) stabilisce che i dati pubblici devono essere resi disponibili in formato aperto e riutilizzabile. Il decreto sulla trasparenza e sull’accesso civico (D.Lgs. 33/2013 e 97/2016) impone alla pubblica amministrazione di fornire i dati a chi li richiede anche quando non sono già online. La direttiva europea sugli open data, recepita in Italia con il D.Lgs. 200/2021, spinge esplicitamente verso dati leggibili da macchina, non semplici documenti statici.
Questo cambio di paradigma si chiama data governance: non più documenti chiusi da leggere, ma dati aperti da usare, se tutto resta in PDF, il cittadino può solo prendere atto – ma se i dati sono aperti, il cittadino può controllare e partecipare.
Un Piano della Sosta è fatto di informazioni concrete: quante strisce blu in ogni strada, quali tariffe, quali orari, quali stime di incasso e di costo. Immaginate se questi dati fossero pubblicati ex ante in tabelle aperte e scaricabili, chiunque potrebbe vedere l’impatto reale sulla propria zona. Basterebbe semplicemente aprire il file per capire se nel proprio quartiere i posti per residenti diminuiscono, se i costi aumentano più che altrove, se le previsioni economiche tornano.
Questo semplifica la vita ai cittadini perché elimina l’intermediazione forzata, non serve più affidarsi a interpretazioni o riassunti ma ognuno può verificare direttamente i numeri ufficiali: un comitato può costruire una mappa chiara per tutti, un giornalista può controllare le stime, un tecnico può proporre correzioni puntuali mostrando come cambiano i risultati, anche perché ricordiamo che i dati amministrativi non sono “proprietà” dell’ente, sono patrimonio pubblico..
A titolo esemplificativo sappiamo che quando l’Amministrazione comunica il numero di auto in circolazione o altri dati sulla mobilità, lo fa spesso in modo unilaterale, attraverso comunicati o documenti riassuntivi.
Ma come può un cittadino trovare riscontro autonomo a quei numeri? La risposta, in un sistema maturo di data governance, è semplice: andando su un portale open data e scaricando il dataset ufficiale.
In diversi enti esistono già portali di questo tipo, dove i dati sono pubblicati per temi (traffico, veicoli, popolazione, servizi) e possono essere scaricati e controllati da chiunque, come avviene ad esempio sul portale open data del Comune di Messina, qui il dato non è una frase in un comunicato, ma una tabella verificabile, lo si può contare, confrontare con gli anni precedenti, incrociare con altri dati.
Applicato al piano della sosta, pertanto, significherebbe poter verificare in autonomia le basi numeriche delle scelte: quante auto circolano davvero, quanti posti esistono, quale rapporto c’è tra veicoli e stalli in ogni zona, insomma, si trasformano affermazioni generiche in numeri controllabili e permettono a chiunque di farsi un’opinione informata partendo dalle stesse informazioni ufficiali usate dall’amministrazione per decidere, a quel punto non esisterebbe più una contrapposizione tra comitati e amministrazione, perché tutti ragionerebbero sugli stessi dati ufficiali.
Insomma, il confronto non sarebbe più tra versioni opposte dei fatti, ma tra interpretazioni diverse degli stessi numeri.
I dati restano oggettivi, le opinioni per loro natura no. Questa è la differenza tra governare comunicando e governare rendendo valutabili le proprie scelte.

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