L’ampia conca ellittica di Santo Lio si allaga. Lo abbiamo scritto sin da subito, sin da quando nel giugno dell’altr’anno abbiamo saputo che in questo luogo incantato, impregnato di tracce di antichissime presenze, segnato dalle opere di uomini che ancora vivevano (necessariamente, certo) nel pieno rispetto della natura di cui sapientemente sfruttavano le risorse, Terna ha (o speriamo aveva) deciso di costruire nuove infrastrutture elettriche dall’impatto devastante.
Il ciclone Harry anche qui ha voluto lasciare i segni della sua violenza, del suo assoluto dominio e in poche ore l’intera area pianeggiante si è trasformata ancora una volta, ancora come tante altre volte, in un enorme lago.
“Lido Santo Lio” ironizza Luca Valvo, da un mese papà di una bimba che vorrebbe accompagnare tra i terreni di famiglia gelosamente protetti e coltivati, nei momenti liberi dal lavoro, da contadino autodidatta. E conoscitore del territorio. “Vedi come ribolle l’acqua per effetto della falda sottostante?”
“Le foto parlano da sole: l’acqua nei punti più alti arriva a sommergere persino i muretti a secco, lasciando sporgere gli alberi solo da metà del tronco in poi. Camminando nel fango, dove è facile affondare fino a mezzo polpaccio, si può sentire l’acqua gorgogliare sotto terra. Queste immagini ci riportano sempre ai soliti dubbi: come si può pensare di costruire importanti infrastrutture energetiche in un luogo fragile e inadatto come questo senza i giusti accertamenti?” si chiede il Comitato per la Tutela della Necropoli di Santo Lio.
Condizioni dei luoghi di certo non sconosciute a Terna che nella relazione geologica preliminare descrive il “bacino endoreico”, cioè la ‘depressione chiusa’, come caratterizzato da terreni a bassissima permeabilità (argille e marne) tanto che le acque di pioggia, che possono raggiungere l’altezza di un metro e mezzo, impiegano almeno una ventina di giorni per essere assorbite.
“E come risolvono il problema? – commentano i giovani del Comitato – Con una piattaforma artificiale sopraelevata di circa 5,5 metri, prevedendo la condotta di smaltimento delle acque meteoriche (per circa 740 metri) in parte interrata (fino a meno 6 mt) in parte fuori terra all’altezza massima di circa due metri sorretta da sostegni. Precauzioni che a nostro avviso costituiscono l’implicita ammissione dell’inidoneità altimetrica naturale del sito. Quale stabilità su un terreno fangoso potrebbe avere la piattaforma, così come il resto? Per non dire delle vie di accesso. Impraticabili, soprattutto da mezzi pesanti”.
Dagli studi Terna emerge infatti che la Strada Fondi Vecchi sarebbe idonea ai fini dell’accessibilità ma l’indicazione non sembra essere accompagnata da verifiche tecniche documentate e da elaborati progettuali relativi a una viabilità di accesso permanente, né sembrerebbe valutata la reale idoneità del percorso ai fini del transito e dell’operatività dei mezzi di soccorso in emergenza.
“Si parla sostanzialmente di ‘piste temporanee di cantiere’ e di aspetti logistici connessi alla movimentazione delle terre, non assimilabili a una verifica dell’accesso per l’emergenza. E non risulta previsto, né autorizzato, alcun intervento strutturale di adeguamento o sistemazione permanente della viabilità di accesso esterna al sito, né nell’ambito del progetto della Stazione Elettrica né in procedimenti autonomi. Quindi la presunta idoneità sembra più che altro una mera assunzione di fatto, basata sulla presenza di una carraia rurale esistente, priva di requisiti certificati di portanza, stabilità e continuità di esercizio in condizioni meteoriche avverse, e ciò assume particolare rilievo ai fini della sicurezza antincendio” osserva il Comitato.
“La domanda che bisognerebbe porsi – osservava l’ingegnere Nino Di Guardo – è se lo studio di Terna abbia doverosamente segnalato anche la possibile interferenza con le molte e importanti sorgenti dell’area. La stazione elettrica sarebbe posizionata vicino all’area di captazione proprio delle sorgenti che danno acqua a vari paesi, tra cui in primis Canicattini. La fontana Murata si trova a valle dallo scarico della centrale a circa 1500 m e non è detto che l’acqua che si raccoglie nella conca dopo i violenti temporali a cui siamo ormai abituati non possa essere contaminata da sostanze prodotte dalla centrale”.
alleggeriamo con questa immagine fatta con i.a. ma la questione è davvero seria

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