Mentre Putin gioca a scacchi e Trump a poker: chi vincerà davvero?

Da tempo la geopolitica viene raccontata come una grande partita a scacchi. Non è una metafora nuova: Ingmar Bergman fece giocare a scacchi l’uomo con la Morte, trasformando il gioco in una riflessione sul destino, sul potere e sul limite. L’immagine, per quanto cupa, resta efficace per leggere il nostro presente.

Gli scacchi nascono agli albori della civiltà, ma assumono una forma rigorosa e codificata soprattutto negli ultimi cinque secoli. Nel Cinquecento uno dei più grandi maestri fu Paolo Boi, detto il Siracusano: il suo stile rifletteva lo spirito del Rinascimento, dove il genio individuale e l’arte del gioco erano centrali. Da allora la storia degli scacchi procede di pari passo con quella culturale e politica dell’Occidente: l’Illuminismo segna il passaggio dalla tattica alla strategia e il trionfo della ragione; il Romanticismo esalta la passione e il sacrificio spettacolare; il nazionalismo romantico precede il trauma delle guerre mondiali, dopo il quale emerge la modernità del gioco analitico, dominato dalla scuola sovietica.

Ma anche quella supremazia è destinata a finire. Le scoperte scientifiche e tecnologiche cambiano tutto: l’uomo viene sconfitto dalla macchina, nascono i computer e l’intelligenza artificiale. Non è solo la storia degli scacchi a dircelo, ma quella dell’umanità intera: dal fuoco all’energia nucleare, chi controlla la tecnologia controlla il mondo.

Oggi, però, chi è davvero padrone dell’intelligenza artificiale? Non esiste più un unico centro di potere, come accadeva in passato. Le grandi multinazionali, prive di una vera appartenenza nazionale, superano e controllano America, Russia e Cina. Come negli scacchi non c’è più una “scuola sovietica” né il genio isolato americano: al tavolo del gioco siedono Norvegia, Stati Uniti, Germania, India, Paesi Bassi, Francia, Cina. E i giocatori, come spesso accade, cambiano bandiera secondo convenienza.

In questo scenario si muovono anche figure come Donald Trump e Vladimir Putin. Il primo sembra giocare a poker, puntando sull’azzardo e sul cambio improvviso di posizione; il secondo appare più vicino agli scacchi, alla pazienza strategica. Ma entrambi, presi singolarmente, contano poco. Sono la punta visibile di un iceberg opaco: strutture politico-economiche enormi, non controllabili in modo meccanico o razionale.

La vera partita non è più tra singoli leader, né tra Stati-nazione. È un sistema complesso, globale, in cui tecnologia, finanza, politica e informazione si intrecciano. E in cui il caso — imprevedibile e potentissimo — resta il giocatore più pericoloso di tutti.

(Articolo scritto a margine del torneo provinciale di scacchi tenuto a Siracusa la scorsa settimana, organizzato dal circolo Paolo Boi)

Enzo Monica

Delegato Provinciale della F.S.I. (Federazione Scacchistica Italiana)

Presidente “IL CERCHIO”

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