Anche il titolo dell’Unità “Referendum, il Tar boccia il ricorso del Comitato per il ‘No’: niente sospensione della delibera sul voto il 22-23 marzo”, come degli altri giornali che ne hanno dato notizia, genera confusione e manca di precisione e rigore ermeneutico nel riferire sulla decisione del Tar Lazio in merito al ricorso presentato dal Comitato per il No alla riforma dell’ordine giudiziario (non è una riforma della giustizia) del ministro Carlo Nordio.
Il giudice amministrativo ha infatti unicamente stabilito che è impossibile decidere sulla sospensione cautelare della delibera del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio con la quale il governo Meloni ha fissato per il 22 e 23 marzo la data per il referendum “inaudita altera parte“.
E ciò perché la questione è stata affrontata dal presidente della sezione seconda bis del Tribunale amministrativo in sede monocratica come da prassi, laddove come scrive lo stesso presidente “la pluralità, l’eterogeneità e la peculiare natura dei vari interessi coinvolti nella fattispecie impongono lo scrutinio collegiale, nel pieno contraddittorio delle parti, delle questioni relative all’ammissibilità e alla fondatezza del gravame”.
Anche senza avere una specifica preparazione giuridica il significato è chiaro.
Infatti subito dopo lo stesso articolo dell’Unità riferisce che è stata invece accolta “l’istanza con cui i ricorrenti hanno chiesto l’abbreviazione alla metà dei termini processuali riferibili alla celebrazione della camera di consiglio deputata alla trattazione collegiale della domanda cautelare”. Tant’è che la camera di consiglio per la trattazione collegiale del ricorso è stata fissata il 27 gennaio.
Quindi rimane in piedi il ricorso presentato per ottenere l’annullamento del provvedimento con cui il Consiglio dei Ministri ha fissato la data del voto (il 22 e 23 marzo), atto considerato dai promotori dell’iniziativa popolare contro la riforma Nordio “lesivo e illegittimo, di fatto l’espropriazione del diritto dei cittadini di raccogliere le firme”.
Intanto continua la raccolta firme per contrapporre un quesito per quanto possibile diverso a quello proposto dalle forze politiche favorevoli alla riforma costituzionale (anzi allo stravolgimento della nostra Costituzione) ma soprattutto dare più tempo ai cittadini per informarsi adeguatamente sul referendum, un obiettivo fondamentale se si considera che più passano i giorni e i cittadini comprendono verso quale rischio di democratura si sta andando più si riduce lo svantaggio rispetto al fronte del sì.
Ad oggi sono state superate le 468mila firme e se entro il 30 gennaio verrà superata la soglia delle 500mila sottoscrizioni, il Comitato promotore potrà acquisire una serie di diritti nella campagna referendaria, come la possibilità di avere spazi televisivi in base alla par condicio e diventare un soggetto costituzionalmente tutelato, capace di rappresentare in giudizio gli interessi degli elettori.
La redazione de La Civetta sostiene convintamente la campagna per il NO e invita a firmare e poi partecipare in massa in difesa della Costituzione e della democrazia.
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034
Foto da L’Unità

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