Mentre ci si avvia all’aperura della campagna referendaria sulla separazione delle carriere dei magistrati, ecc. ecc., nelle settimane addietro, leggendo alcune dichiarazioni, prese di posizione, “umori” politici e opinioni carichi di finalità ideologiche, non direttamente legati al tema della “separazione delle carriere” – frasi, e giudizi, provenienti da Matteo Salvini e Giorgia Meloni –, percepivo che dietro questi episodi si celavano dinamiche comunicative tese a costruire e consolidare “l’opinione pubblica” verso un determinato orientamento.
Mi è così tornato in mente un vecchio “aneddoto” di Carlo Marx il quale, raccontando un surreale episodio narrativo (pura invenzione), riusciva a far comprendere come si possano costruire “narrazioni” “luoghi comuni” – “Bias cognitivi”, dicono le persone colte –, tali da consolidare convincimenti nell’opinione pubblica. A breve racconterò l’aneddoto di Karl Marx, ma prima mi sembra utile descrivere alcuni fatti che ci conducono a Salvini e alla Meloni.
DUE EPISODI
A partire dagli ultimi mesi di fine 2025, due episodi paradigmatici, di forte impatto comunicativo, si sono stagliati all’attenzione dell’opinione pubblica collettiva. La riapertura del processo per l’uccisione di Chiara Poggi che avrebbe fatto affiorare un possibile scandalo per atti di corruzione di qualche magistrato del “processo Garlasco”, e poi più vicino nel tempo, l’episodio della “famiglia del bosco”, per il quale s’è reso necessario – dopo verifica e approcci di oltre un anno e mezzo delle assistenti sociali sulle criticità educative e di vita – l’intervento dei giudici, sino a limitare in qualche occasione l’esclusiva potestà genitoriale, a tutela dei tre figli.
COSTRUZIONE IDEOLOGICA
Le due vicende, tuttora in corso – tenendo incollati alla TV milioni di spettatori ed esperti –, hanno visto al centro la destra politica – da Salvini, turbato per l’intromissione dei magistrati nella sfera della “famiglia nel bosco” (sic!), con la dichiarazione minacciosa «è ora di andare in Abruzzo!» [luogo di residenza della famiglia nel bosco], alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (toh, la Presidente in persona), con l’invito perentorio: «Nordio invii gli ispettori» [per verificare la decisione del magistrato, ndr]; sino alla dichiarazione amorevole e tenera della Meloni: «Incontrerò il padre dei tre bambini!».
Il “caso Garlasco” è segnato dai riflessi negativi emersi con l’indagine sul presunto o possibile caso di corruzione di un magistrato (ovviamente, un’inchiesta della magistratura accerterà la verità dei fatti e le eventuali responsabilità del magistrato), in un processo in cui è stato condannato (ingiustamente?) Alberto Stasi. Mentre sul caso, “La famiglia nel bosco”, vi è stata subito una levata di scudi a tutela di una sorta di “familismo morale e naturalistico”, promosso dalla Lega di Salvini, insieme agli interventi della Presidente Meloni, sopra citati – mettendoci dentro anche “umori”, dichiarazioni, decisioni, costruiti nelle diverse trasmissioni Tv di Rete 4, Canale 5, “4° Grado”, Verità, Libero, Panorama, ecc. – contro il magistrato che avrebbe sottratto alla famiglia l’esclusività della patria potestà e ridotto i momenti di comunanza tra figli e genitori.
USO IDEOLOGICO DI EPISODI EMBLEMATICI
Insomma, due vicende emblematiche, significative e dirompenti, assunte e catturate direttamente da Ministri del Governo – amplificate dal sistema dei media, stampa, social, ecc. – in grado di individuare, quali bersagli polemici, atti, scelte (forse anche reati per Garlasco), compiuti da giudici, magistrati, montando e consolidando così, nell’immaginario collettivo, la costruzione di un “luogo comune” di umori negativi sul ruolo dei magistrati in quanto tali … mentre viene aprendosi il dibattito pubblico in vista del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Vero tutto ciò!
Ma cosa c’entra questa prima parte con l’aneddoto di Carlo Marx?
“CARLO MARX E L’UOMO DAI FORTI DOLORI AI CALLI”
In una pagina dei suoi scritti – non ricordo se ne “La sacra famiglia” o in “Miseria della filosofia” –, Carlo Marx, al fine di smontare e mettere in discussione “luoghi comuni”, pregiudizi, generalizzazioni insignificanti, “responsabilità collettive” (dove non ne esistono, ecc.), racconta un episodio che qui sintetizziamo:
«Un giorno, un uomo, una persona solitaria, che soffriva di insopportabili dolori ai calli del piede destro, andava camminando guardingo sulla strada, cercando di evitare di incrociare sul suo percorso altri uomini che, anche inavvertitamente e senza volerlo, potessero pestargli i piedi, facendogli insorgere quel dolore bestiale che da tempo lo affliggeva. Accadde così che mentre il vecchio camminava lento e guardingo, un uomo di alta statura – forse incolpevole, ma con passo un po’ veloce – gli passò accanto e con l’intento di superarlo, inavvertitamente gli pestò il piede destro, e in silenzio si dileguò.
“L’uomo dei calli” si fermò subito, gridando come un ossesso per il dolore insopportabile, non smise mai di lamentarsi, soffrì moltissimo, anche bestemmiando. Decise di tornare a casa, piangendo per il forte dolore. Da quel giorno, nella testa “dell’uomo dei calli” si formò il convincimento – di più il pregiudizio – che tutti gli uomini fossero “pestatori di calli”, iniziando ad odiare tutta l’umanità intera, sino al punto da vedere nell’umanità intera “la comunità umana dei pestatori di calli”».
Ecco: con la “separazione delle carriere”, avremo, da una parte “magistrati giudicanti” e, dall’altra, “magistrati inquirenti”. In ogni caso, tutti “pestatori di calli”. E la giustizia tornerà a funzionare bene.

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