Ex Biblioteca San Pietro. Il Comune di Siracusa ricorre al Tar contro le prescrizioni della Soprintendenza. In nome di quali interessi?

Con una nota del 4 dicembre scorso il Dirigente del Settore “Beni demaniali e patrimoniali – valorizzazione del patrimonio immobiliare” di Siracusa ha disposto lo sgombero dei locali di via S. Pietro per poter porre in essere tutti gli adempimenti per il rapido raggiungimento delle finalità fissate dall’Amministrazione”, ossia l’alienazione del bene.

Si annulla quindi la decisione presa nel novembre 2018 (prima sindacatura Italia) di trasferire in quei locali “parte del fondo antico della biblioteca comunale”, in particolare l’antico fondo musicale, “con lo scopo di offrire alla cittadinanza un nuovo polo culturale e di studio” (evidentemente oggi non ritenuto più necessario), e si riporta il tutto nella biblioteca ‘centrale’ di via dei Santi Coronati “atteso che, a cura e spese della Soprintendenza BB.CC.AA. , è in corso di attuazione il progetto di disinfestazione, depolveratura del fondo antico della biblioteca comunale”, si aggiunge chissà perché.

Ma non è forse in vendita anche l’immobile di via dei Santi Coronati? E non è forse vero che ancora l’Amministrazione non ha deciso che fine farà l’intero patrimonio librario lì contenuto? Forse, dopo aver lasciato nel degrado gli edifici storici per poi trovare nella dichiarata impossibilità economica di restaurarli il passepartout alla loro vendita, si penserà di affittare dai privati nuovi locali?

E la Wunderkammer? Che fine fa invece la collezione di grande interesse storico ed etnoantropologico dello scienziato e medico siracusano Alessandro Rizza?

Torna a casa, nei locali dell’ex Liceo Gargallo che dobbiamo supporre abbiano già ricevuto l’approvazione della Soprintendenza che ha prescritto fosse individuata, e con lei concordata, una nuova sede comunale espositiva idonea a consentirne la conservazione in condizioni ottimali.

Perché a rendere l’edificio di interesse culturale non è solo il suo essere sede storica della Biblioteca comunale, la sua valenza architettonica e l’importante storia costruttiva, condivisa con il sottostante Teatro Politeama Epicarmo (DDR n.3732 del 23 luglio 2025), ma proprio la destinazione avuta nel tempo, il custodire antichi fondi librari anch’essi sottoposti a tutela e per i quali si chiede che siano trasferiti in un unico lotto presso una sede che sia di proprietà comunale, oggi come in futuro.

Ad avviso della Soprintendenza quindi, se si intende ‘valorizzare’ il bene attraverso la sua riqualificazione funzionale nell’ambito di un progetto per attività turistico recettiva di lusso che riguarda l’intero immobile, di cui l’ex biblioteca è parte integrante, non si può consentire però di perderne la memoria storica, uno dei motivi fondamentali del provvedimento di tutela del luglio scorso. Anzi occorrerà che la biblioteca resti, che se ne garantisca pur se parzialmente la pubblica fruizione prevedendo la realizzazione di spazi destinati ad attività culturali aperti alla cittadinanza, che si promuova la conoscenza e il valore storico architettonico del bene e che l’acquirente si faccia carico di programmare consapevolmente le misure necessarie per la sua conservazione.

Ma come si coniuga tutto questo, reso noto l’11 novembre, con l’indicazione di sgombero dei locali del 4 dicembre? E non occorrerebbe aspettare l’esito del giudizio al Tar visto che il 23 scorso  il sindaco Francesco Italia, con l’avallo immaginiamo unanime dei suoi fedeli assessori, ha impugnato il parere della Soprintendenza proprio ritenendo le prescrizioni in esso contenute tali da avere “natura di vincolo reale da inserire nel futuro atto di alienazione” andando ad incidere “in modo rilevante sia sulla determinazione del valore di stima del bene (che) sia sulla sua appetibilità di mercato per potenziali acquirenti/investitori”?

In realtà, tra l’altro, nel precedente piano degli immobili da alienare (triennio 25-27), il valore dell’edificio, stimato in 415mila euro, era apparso così irrisorio, fuori mercato, da far configurare la possibilità di un danno erariale “dalla duplice natura” come spiegava l’avv. Corrado Giuliano. “Un danno patrimoniale (finanziario) e uno funzionale (alla collettività). Il primo perché, anche solo guardando al mero valore economico, la valutazione appare sottostimata e non ripaga la perdita di un bene di tal pregio nel centro storico; il secondo per la perdita irreversibile di un servizio pubblico attivo e qualificato, il Museo Civico/Wunderkammer che lì ha sede”.

Ma nella fretta di alienare il bene, improvvisamente – cioè dopo la manifestazione di interesse per l’acquisto (è sempre importante per la comprensione dei fatti ricordare il punto di partenza) – l’ex Biblioteca di San Pietro, già parte del Convento del Ritiro (dal quale si prevede il distacco tramite ‘frazionamento’), è diventato un edificio “inutilizzato ad oggi” (!) e “non strumentale alle attività dell’Ente” bensì, piuttosto, “funzionale ad eventuali investitori nell’ottica della riqualificazione dell’area, stante anche la centralità del bene nel quartiere Ortigia”, affermazione per noi oscena già stigmatizzata nei nostri precedenti interventi sull’argomento.

Solo una cosa è cambiata in positivo rispetto a qualche mese fa, e ci piace pensare che sia stato proprio per le critiche mosse dall’avv, Giuliano: il valore a base d’asta dell’immobile portato (quanto meno) a 962.138 euro grazie alla stima effettuata dagli Uffici nel luglio scorso, valore “di mercato, derivante dagli indici OMI” si precisa. Indicazioni forse generiche quelle dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare pubblicate dall’Agenzia delle Entrate utili per un palazzetto qualsiasi, non certo per un edificio di interesse culturale nel cuore del centro storico che potrebbe invece richiedere una valutazione più tecnica, professionale.

In conclusione, al momento, l’unica è sperare nel giudizio del TAR e in un eventuale intervento ad opponendum del Comitato Parchi grazie alla sensibilità e disponibilità dell’avv. Corrado Giuliano. Nello stesso Consiglio Comunale l’opposizione all’infausta decisione dell’Amministrazione è stata debole, espressione della ristrettissima protesta dei consiglieri di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico che ha trovato eco soprattutto sui social dove ci si chiede in nome di chi, di quali interessi il sindaco abbia assunto questa determinazione. Non certo dei cittadini che non avrebbero alcun motivo di condividere il perverso masochistico obiettivo di privarsi di un loro stesso bene, patrimonio di una comunità esautorata ormai da ogni decisione in nome di una delega ‘politica’ in cui oggi molti non si riconoscono più. Costretti a rinunciare a un immobile di pregio che potrebbe essere utilizzato quale contenitore culturale (come d’altra parte è stato per anni) piuttosto che vederlo trasformato in un’altra struttura ricettiva nel cuore di Ortigia per i soli interessi di un privato. Spettatori inermi di un’ennesima spoliazione che annulla per sempre la possibilità di creare un piccolo polmone pulsante di vita culturale, luogo di aggregazione e di conoscenza per tutti, non solo per turisti occasionali.

Ma allora, appellandosi a quale progettualità di alto profilo ci si ostina ancora a inseguire il miraggio della candidatura a capitale europea della cultura? Cosa pensa la Fondazione ‘Siracusa 2033’, nata per il conseguimento di quell’ambizioso obiettivo, della (non) visione culturale della città che oggi l’Amministrazione così esprime?

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