NUOVA GESTIONE SERVIZIO IDRICO: SUBENTRA ARETUSACQUE, SIAM CHIEDE 21 MILIONI

Subentro servizio idrico. La Siam chiede circa 21 milioni. L’Ati ne propone 200mila euro. Quanto hanno pagato in più i cittadini in 10 anni?

Le tariffe hanno costantemente garantito risultati economici positivi, dimostrando che il gestore ha già conseguito un’adeguata copertura dei costi di gestione sostenuti nel corso della concessione

Un errore metodologico sistematico sin dal 2015 fino al 2023 ha determinato un effetto trascinamento generando un’eccedenza tariffaria complessiva di 15.341.338 euro”

Nessuna proposta tariffaria né quelle presentate dal gestore SIAM né quelle successivamente approvate da ATI Siracusa, è mai stata esaminata o approvata da ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente)”.

E quindi, come risulterebbe da un accertamento tecnico sulle modalità di gestione del servizio idrico integrato per i Comuni di Siracusa e Solarino, se da una parte l’ATI Siracusa non ha mai approvato le proposte tariffarie predisposte da SIAM per il periodo dal 2016 fino a tutto il 2019 – per la semplice ma per noi non valida motivazione che, pur essendo formalmente costituito come Ente, non era ancora pienamente operativo -, se si considera l’intero periodo di gestione dal 2016 al 2025, si rileva che “nessuna proposta tariffaria né quelle presentate dal gestore SIAM né quelle successivamente approvate da ATI Siracusa, è mai stata esaminata o approvata da ARERA”.

Detto più chiaramente per un decennio (ma il periodo precedente è stato connotato da criticità ancora più gravi per i cittadini) non è stato esercitato alcun controllo da parte dell’Autorità ‘indipendente’ di Regolazione per Energia Reti e Ambiente cui è affidato il compito di “tutelare i consumatori, promuovere la concorrenza e l’efficienza dei servizi di pubblica utilità” quali servizi idrici, energia elettrica, ciclo dei rifiuti ecc.

Risultato: cittadini/contribuenti inermi e privi di protezione di fronte alle richieste dei gestori privati. Esattamente quanto dobbiamo aspettarci dalla prossima rinnovata gestione del servizio idrico per la quale sarebbe facile scommettere che ci ritroveremo tutti succubi della logica di quel profitto che è connaturato in una società mista, in qualsiasi modo si chiami. E quanto già accaduto in questi primissimi mesi già ne ha dato chiare avvisaglie e impone la massima vigilanza da parte dei cittadini.

Il nodo da sciogliere nel subentro di Aretusacque, nuovo gestore del servizio idrico integrato per la nostra provincia, è il calcolo dellabuonuscita che spetta a Siam. Un ostacolo non semplice da superare perché la differenza tra quanto richiesto da Siam e quanto calcolato dall’Ati è enorme.

L’istanza di SIAM del 25 marzo 2025 chiede il riconoscimento e la liquidazione di un valore residuo pari a circa euro 21 milioni. Per l’Ati il dovuto è di 210mila euro salvo aggiornamenti per il biennio 2024-25 o comunque alla data effettiva di cessazione della gestione coincidente con il subentro di Aretusacque.

21 milioni di euro che, se riconosciuti, graverebbero interamente sulle tariffe future dei contribuenti.

Secondo l’istruttoria condotta, tutto nascerebbe da una sorta di ‘peccato originale: un errore metodologico sistematico sin dall’inizio della gestione Siam nel 2015 quando, invece di utilizzare i costi effettivi di produzione di quell’anno, sarebbe stato utilizzato il valore del fatturato pari a 14,8 mln € che includeva già margini e componenti non ammissibili.

Da questa base di calcolo errata, si sarebbe determinato un effetto trascinamento per cui ogni anno si sarebbe ‘gonfiata’ la base dei costi operativi generando un’eccedenza tariffaria complessiva di 15.341.338 euro tra il 2016 e il 2023.

La ‘natura anomala’ del criterio utilizzato da Siam, secondo l’Ati, “può essere ulteriormente riscontrata confrontando l’ammontare dei costi operativi tariffari complessivi con i costi operativi presenti negli atti ufficiali dei bandi di gara predisposti dal Comune di Siracusa in occasione dell’affidamento del servizio. A titolo esemplificativo, il bando del 2018 poneva a base d’asta costi operativi complessivi pari a euro 11.878.500, mentre nelle proposte tariffarie di SIAM tali costi risultavano superiori di euro 2.862.950 (+24%) rispetto ai valori utilizzati dal Comune… Come evidenziato dai bilanci, tali tariffe hanno costantemente garantito risultati economici positivi, dimostrando che il gestore ha già conseguito un’adeguata copertura dei costi di gestione sostenuti nel corso della concessione”.

Ed è bene che i cittadini sappiano anche che: “L’istruttoria svolta da ATI Siracusa, applicando il corretto criterio previsto dal metodo tariffario ARERA, ha pertanto rideterminato i costi operativi in un valore che risulta più coerente con il costo ammesso a base di gara, riconoscendo comunque al gestore una quota aggiuntiva pari a +599.838 euro (+5%) rispetto al valore di riferimento”.

In sostanza la differenza – in valore assoluto – tra i costi proposti da Siam e quelli rideterminati dall’Ente (circa 2 milioni di euro) non è imputabile a nuovi fabbisogni o ad aggiornamenti oggettivi, bensì al fenomeno di double counting, derivante appunto dalla modalità di riclassificazione adottata dal gestore sin dall’anno tariffario 2016. “L’ammontare dei conguagli tariffari richiesti da SIAM, pari a euro 17.901.707, risulta del tutto incongruo alla luce delle tariffe progressivamente approvate e applicate nel periodo regolatorio 2016-2023, sulle quali sono stati determinati i ricavi fatturati e registrati a bilancio da SIAM S.p.A.”

Nel doppio conteggio – ovviamente vietato dall’Arera – vengono individuati: perdite su crediti (1,1 mln €) già coperte dalla componente specifica per la morosità; costi riaddebitati (513mila €) per spese di stampa e spedizione bollette che gli utenti pagano già separatamente; accantonamenti fiscali e lavori conto terzi che non potrebbero/dovrebbero rientrare nel ‘perimetro regolatorio’.

E tuttavia, curiosamente – probabilmente per una ‘motivazione’ che ora diremo – per dimostrare “l’errore” della richiesta Siam, l’Ati ha ricalcolato alcune voci arrivando a valori più alti del gestore. Per esempio, per la morosità, l’Ati riconosce a Siam 3,9 milioni in più rispetto a quanto chiesto (9,1 mln vs 5,2 mln) applicando rigorosamente i parametri Arera. In questo modo, accettando il massimo del costo morosità previsto dalla legge, l’Ati per “blindare” il calcolo può legittimamente azzerare gli altri 15 milioni di “perdite su crediti” che Siam chiederebbe impropriamente.

(Cocozza, Presidente Consiglio di Gestione Aretusacque e Assenza presidente Consiglio di Sorveglianza)

Quale dunque la conclusione? È evidente che il gestore uscente ha l’interesse economico a massimizzare la liquidazione per uscire di scena con la massima plusvalenza possibile. Di contro l’Ati, che almeno in questa fase si mostra a favore dei contribuenti, mira a ridurre tale somma per evitare il collasso finanziario del nuovo gestore e l’impennata delle bollette.

Ora, sebbene l’ultima parola spetti all’Autorità Nazionale, la “qualità” dell’istruttoria locale è decisiva nella consapevolezza che, se Arera ravvisasse debolezze tecniche nel calcolo dell’Ati, i cittadini si troverebbero a pagare il conto delle pretese di Siam in base al full cost recovery, il “recupero integrale dei costi“, un principio economico (che forse non tutti i contribuenti hanno ben compreso) per cui la tariffa o il prezzo di un servizio deve coprire tutti i costi sostenuti, inclusi quelli operativi (variabili e fissi) e quelli di investimento (capitale, ammortamento, e persino un profitto o rendimento sul capitale), assicurando che chi usufruisce del servizio ne copra l’intero costo di produzione e manutenzione.

Ecco perché una delle maggiori criticità è legata al rigore e alla certezza della consulenza tecnica per evitare che il passaggio di gestione si trasformi in una guerra di cifre e in un lungo contenzioso le cui ulteriori conseguenze ricadrebbero innanzitutto sugli utenti finali.

Poi rimane apertissima l’altra questione sull’eventuale risposta dal basso, dei cittadini. Il calcolo del valore di subentro rappresenta per noi un “tagliando” dei dieci anni di gestione, mette in luce aspetti non conosciuti e su cui nessuno ha vigilato. Se SIAM sostiene di aver speso molto più di quanto incassato e l’ATI sostiene invece che SIAM ha già incassato il giusto facendo intravvedere una sorta di “contabilità creativa“, e se nella relazione si legge che “tali importi eccedenti, solo in parte, hanno trovato riflesso nelle tariffe applicate agli utenti”, quanto hanno pagato in più i cittadini?

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