
Venerdì 28 alle 17.30, presso il Mondadori Bookstore di Avola (SR), grazie all’Associazione Gli Avolesi nel Mondo, la professoressa Grazia Maria Schirinà modererà l’incontro con Paolo Sessa, l’autore de “Il poeta scomodo” (Arkadia), che dialogherà con la nostra Maria Lucia Riccioli (di cui vi offriamo la recensione al testo), mentre a curare le letture sarà Umberto Confalonieri.
“La poesia, Marcella, si nutre di futuro e si sostiene sulle ali della libertà; non ci può essere poesia nella tirannide, né libero pensiero; guai a sfidare il potere, a mettere in discussione i suoi capricci: un carme può frantumare i tuoi sogni per sempre […].
Paolo Sessa, autore de “Il poeta scomodo”, edito da Arkadia nella collana Eclypse, mette in bocca al poeta latino Marziale la dicotomia che si offre a chi voglia essere un intellettuale veramente libero, non solo nella sua epoca ma in ogni tempo, e quindi ce lo offre per quello che è, come classico che calvinianamente non ha esaurito quello che aveva da dire ma si mostra “attuale” e diremmo di perenne validità.
Poniamo tra virgolette la parola “attuale” perché l’autore (avolese ma trapiantato a Milo, docente di liceo, studioso di linguistica e in particolare della pragmatica della comunicazione e della voce, scrittore per Maimone, Fioriti, A&B, Bonanno, Algra Editore) non banalizza la vicenda umana e poetica di Marco Valerio Marziale “attualizzandolo” ma lo fa vivere ri-creando il suo mondo, il milieu familiare, amicale, amoroso, artistico, politico dell’epigrammista di Bilbilis, anima dei salotti romani e nel contempo protagonista di un difficile rapporto con il potere: “un poeta scrive poesie, è un gladiatore che combatte con le parole”, artisticamente ma anche praticamente, dato che i suoi componimenti sono un’arma a doppio taglio, strumento per farsi strada nel mondo complesso dell’Urbe e nel contempo testimonianza-confessione dell’urto con il principato in nome di una difficile libertà.
“Ho scritto questo libro come fosse il testamento di un vecchio testardo col cuore diviso a metà fra due mondi: rimpianti? Tanti. Pentimento? Nessuno. Ho fatto ciò che dovevo”.
Scritto in prima persona, questo romanzo in forma di autobiografia e questa biografia in forma di romanzo è un libro che fa scorrere davanti ai nostri occhi il brulichio di quello che all’occhio di un entomologo potrebbe sembrare un verminaio: Roma e i suoi vizi, i suoi splendori, la sua gloria e le sue miserie, il tutto visto e filtrato dall’occhio e dalle parole di uno dei suoi poeti più grandi.
Ma c’è anche la Spagna che non ha dimenticato le proprie origini celtibere e dispiega le proprie “rustiche” ma potenti bellezze.
Ci sono amori da postribolo e sentimenti delicati e tormentosi, amicizie durature, inimicizie furiose, trionfi e violenze, banchetti e massacri.
Paolo Sessa rievoca con vivezza odori, colori, sapori, suoni, sentimenti e pensieri di duemila anni fa e forse in fondo c’è un rispecchiamento o almeno un riconoscimento di sé nel poeta che confessa: “[…] ho vissuto, ho fatto quello che desideravo fare, ho avuto amici, conosciuto la fama e oso credere che i miei epigrammi sfideranno il tempo e saranno letti ancora quando i monumenti funebri di Messala e di Licino saranno ridotti in polvere. I libri buoni sono i soli monumenti che possono farsi beffe della morte”.

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