Il Fascismo e noi, di Roberto Esposito L’autore ne converserà venerdì 28 novembre, a Siracusa

Il 2 settembre è arrivato nelle librerie l’ultimo saggio del filosofo Roberto Esposito, Il fascismo e noi. Un’interpretazione filosofica, nell’elegante collana in brossura delle edizioni Einaudi. L’autore sarà a Siracusa, venerdì 28 novembre, nell’Auditorium del Museo Paolo Orsi, per conversare, a partire dalle ore 17,00, sul suo libro. Dopo l’intervento di saluti del Direttore del Parco archeologico, Carmelo Bennardo, Esposito converserà col sottoscritto sui temi del suo saggio.

Con un’argomentazione di forte presa – un linguaggio denso e elegante e, al contempo, di immediata comprensione –, Roberto Esposito ha saputo dar vita nei suoi scritti ad uno scavo genealogico di forte suggestione, offrendo una costellazione categoriale e concettuale che da decenni costituisce oggetto di attenzione, anche nelle Università europee e statunitensi, nell’ambito di studi filosofico-politici contemporanei.

Entriamo subito nel cuore di questo suo ultimo lavoro – intenso e teoreticamente molto importante: “Il fascismo e noi”! Quel “Noi” prima ancora di indicare una distanza radicale, un contrasto oppositivo ed antagonista – quasi si trattasse di fermare lo sguardo sulla categoria politica dell’antifascismo –, intende alludere al modo, al “come” osservare e penetrare all’interno della fenomenologia della tragica esperienza del nazifascismo europeo. Come scrive Esposito nella sua Introduzione, «da questo punto di vista la frequentatissima categoria di “antifascismo”, indispensabile sul piano politico, è inservibile per la filosofia». Da qui, quel sottotitolo chiarificatore: “un’interpretazione filosofica”.

L’originalità del saggio sta nella suggestiva costellazione di pensiero che ci offre le chiavi di lettura del fenomeno, incrociando tre vettori decisivi: filosofia, psicanalisi e letteratura. Va detto che fascismo e nazismo, nella loro insorgenza, pur nella linea sottile di alcune differenze, sono ascrivibili all’interno dello stesso paradigma concettuale, ideologico ed esperienziale.

Pur dando, ormai da qualche decennio, per acquisita e consolidata la conoscenza del nazifascismo dal punto di vista storico e storico-politico – ricostruzione di eventi, ricerca documentaria, apertura di archivi, fine della “guerra fredda” –, altra è l’istanza da cui muove il saggio di Esposito. La ricerca storiografica più qualificata, straniera ed italiana – da Ernst Nolte a Renzo De Felice, da George Mosse a Zeev Sternhell, a Emilio Gentile, per indicare gli storici più significativi: autori a cui Esposito dedica ampia attenzione –, ha offerto una costellazione significativa e categorie interpretative di rilievo, penetrando all’interno della dinamica che ha visto affermare, tra gli anni ’20 e ’30, il nazifascismo: “l’evento storico-politico” che ha tragicamente segnato la pagina più buia dell’Europa nel ‘900, in quella stagione che Ernst Jünger definì nei termini di una Die totale Mobilmachung (Mobilitazione totale).

E tuttavia quella storica è una ricerca che penetra e mette a nudo i fatti che spiegano l’insorgenza e l’affermazione politica del fenomeno, ma si arresta a quella soglia, oltre la quale l’indagine della natura del nazi-fascismo richiederebbe – come scrive Esposito nell’ nell’Introduzione – la capacità di «aprirsi ai linguaggi del mito, del simbolo, del desiderio che segnarono i tragici anni del nazismo […] rivolgendosi alle pulsioni e agli incubi che continuano ad abitarci ancora oggi».

Di qui, l’esigenza di una “interpretazione filosofica” del nazifascismo, proprio perché – e qui ancora con l’autore – «ciò a cui la filosofia si rivolge non è la parte illuminata da una documentazione crescente, bensì la zona d’ombra che la circonda o permane al suo interno» (Introduzione). In altri termini, la filosofia cerca di penetrare nel “cuore di tenebra”, non per dissipare le tenebre, ma stazionando ai bordi di quelle stesse tenebre per poterne interrogare le ragioni e le radici del fenomeno.

La filosofia prova a scavare nel cono d’ombra da cui affiora il cuore nero che ha connotato quell’esperienza, il nucleo profondo della sua oscurità, la traccia interiore e pulsionale, sotterranea ed inquietante, che l’ha mossa, e che ne ha segnato la presa di massa della società della prima metà del ‘900, proprio incuneandosi e agendo all’interno dei processi di massificazione della società di quegli anni. Come scrive Esposito in un passo del suo saggio, “Hitler e Mussolini, prima di convincere, eccitano le masse. […]. Decisivo è l’elemento sadomasochistico che attraversa le pulsioni di massa e, a ben guardare, anche quelle individuali”.

Il saggio di Roberto Esposito è un lavoro di carattere genealogico sul nazi-fascismo: un fenomeno, quest’ultimo, che costituisce e rappresenta – così per l’autore – una “macchina metafisica generativa”, una macchina pulsionale, la cui forza produttiva è stata proprio quella di saper generare – e “coniugare”, si potrebbe dire – le sue stesse condizioni di esistenza, stringendo e intrecciando istanze e “poli” apparentemente opposti, rovesciando l’uno all’interno dell’altro, al punto da costruire dispositivi di potere – ideologici, comunicativi, mobilitanti, ecc. – in grado di alimentare, in una miscela apparentemente contraddittoria, dinamiche e spinte ritenute opposte, eppure tendenti a dar vita ad una “metafisica influente” tale da alimentare un ampio consenso, lasciando l’avversario fuori gioco.

Qui, sinteticamente e per cenni generali i tre vettori, i tre linguaggi attorno a cui si concentra la straordinaria ricerca di Esposito. Oltre alla filosofia, illuminanti e straordinari gli altri due ambiti: la psicanalisi e la letteratura. Sul primo versante, al centro della scena filosofica vi stanno Giovanni Gentile e Martin Heidegger – con un contrappunto su Carl Schmitt, Ernst Jünger e Nietzsche –, per poi spostarsi su “Parigi” (titolo del secondo capitolo), con il già citato Lévinas, Georges Bataille e i tanti intellettuali e filosofi gravitanti attorno alla rivista “Acéphale” o all’esperienza di “Contre-Attaque” e al Collège de Sociologie. Per giungere a Simone Weil e alle intense pagine in cui la filosofa coglie il cuore delle pulsioni negative da cui l’hitlerismo è sorto. Poi, ancora, Ernst Bloch e Herbert Marcuse. In particolare, a quest’ultimo – grande filosofo ebreo, emigrato negli Usa, intuendo la gravità del ruolo di Hitler – sono dedicate pagini notevoli per quel mix di riflessione filosofica e sguardo psicanalitico nell’opera “Eros e civiltà. Contributo a Freud”.

Sino a giungere poi a quel vettore psicanalitico rappresentato dalle differenti prospettive offerte da Sigmund Freud, Wilhelm Reich e George Mosse, sulle quali Esposito scrive pagine davvero suggestive, approfondendo una riflessione sulla psicopolitica del fascismo. Infine, molto belle le pagine dedicate dallo studioso alla riflessione letteraria sul nazifascismo. In quest’ultimo ambito, pagine intense su Pier Paolo Pasolini e al suo Salò-Sade, e poi su Jonathan Littell – importante scrittore statunitense di famiglia ebraica –, autore del poderoso romanzo “Le Benevole”, attorno a cui Esposito svolge commenti di straordinaria profondità. Tre costellazioni in grado di offrire un intenso ventaglio di autori e temi che illuminano una ricerca importante che cattura e avvince il lettore. Un libro che parla a tutti noi.

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