Slitta per la seconda volta il Consiglio Comunale fissato per giovedì prossimo nel corso del quale il sindaco Francesco Italia (l’intera Giunta) avrebbe dovuto presentarsi per “spiegare” “fare chiarezza” su quanto svelato nell’inchiesta Nexus, l’intreccio (questo il significato del termine latino scelto) tra politici, funzionari e alcuni imprenditori che emergerebbe dalle numerose intercettazioni disposte dalla Procura Europea insieme alla Procura locale.
Il segretario generale del Comune, dottoressa Danila Costa, ha comunicato l’impossibilità di accertare per tempo i requisiti necessari al subentro dei due nuovi consiglieri in sostituzione di Concetta Carbone e Sergio Bonafede. Un rinvio di cui non si conoscono i termini e che potrebbe anche far saltare il Consiglio comunale aperto di venerdì prossimo sulla riserva Ciane Saline, anch’essa “evocata” nell’ordinanza della Procura.
I cittadini, gli elettori, dovranno quindi aspettare ancora per conoscere la versione delle istituzioni locali sui fatti e mentre sui social cresce l’indignazione, si scava sempre più profonda la distanza tra rappresentanti e rappresentati.
Con un comunicato l’attivista Giorgio Nanì La Terra ha lamentato la scelta del presidente del Consiglio Alessandro Di Mauro di respingere l’istanza da lui avanzata “per ottenere la facoltà di intervento e parola durante la seduta consiliare” e su questo registriamo una nota dell’avv. Salvo Salerno.
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Nanì La Terra lamenta di aver ricevuto una motivazione surreale: una presunta “decisione assunta dalla Conferenza dei Capigruppo” che si fonderebbe su una “prassi consolidata”, che subordina la partecipazione attiva dei cittadini solo alle sedute convocate in modalità “aperta”. Seguono poi diligenti e corrette indicazioni sulle varie violazioni di legge in cui sarebbe incorso il Presidente del Consiglio: eccesso di potere, violazione del TUEL e dello Statuto, etc.
Bene, lo Statuto è stato appena citato, ma sarebbe stato utile richiamare proprio quell’articolo dello Statuto comunale che avrebbe fatto al caso di Nanì La Terra e cioè l’art. 62 che espressamente attribuisce ai cittadini singoli o associati di esercitare il “DIRITTO di UDIENZA” innanzi agli organi istituzionali, quindi anche il Consiglio Comunale, su materie di “interesse pubblico generale e collettivo”.
Vero è che il secondo comma dell’articolo in questione rimanda al Regolamento per la “disciplina delle forme ed espressioni” del diritto. Tuttavia, da una insistita ricerca all’interno del poco pregevole sito istituzionale del Comune, non è dato rintracciare alcun Regolamento che abbia disciplinato questo diritto, né è possibile citare a scusante il Regolamento per la Democrazia Partecipata che disciplina tutt’altro argomento, di moda in questi tempi di piena omologazione, ammesso che possa dirsi “democrazia partecipata” una gara tra progetti di partecipazione su temi settoriali, scelti dal Comune e finanziati. La vera partecipazione è quella che proviene dall’esterno, disturba ed è imprevista, non quella che viene cooptata dall’amministrazione comunale.
Pertanto, in assenza di Regolamento, il Diritto di Udienza è self-executing, cioè è pienamente agibile e proprio il sottoscritto lo ha agito più volte in passato, nei confronti del Sindaco, del Consiglio Comunale e di vari Consigli Circoscrizionali. La ratio del Diritto di Udienza, lo preciso, è molto diversa da quello schema di “Consiglio Comunale aperto” dove i Comitati concordano di farsi ospitare per esporre le loro doglianze. Il Diritto di Udienza è diretto, pretensivo e esige risposte amministrative, anzi, può essere il nucleo di Atti Amministrativi negoziati tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione.
Lo statuto comunale ha rango di norma suprimaria, cioè, nella gerarchia delle fonti, è collocato tra la Legge ed il Regolamento e il diritto di udienza è vigente negli Enti Locali della Regione Siciliana dal 1991 e non è mai stato abrogato.
E tuttavia devo annotare, ormai, con rassegnata frustrazione, che né le forze civiche, né le forze politiche ne hanno mai fatto uso. Resta per me un mistero perché mai la politica delle opposizioni, da quasi 40 anni, si faccia “concedere” i diritti anziché pretenderli.
Invito Nanì La Terra a riformulare l’istanza ai sensi dell’art. 62 dello Statuto Comunale e, in caso di nuovo rifiuto diretto o indiretto, trasmetterlo subito alle Procure Europea e di Siracusa.

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