LETTERA APERTA ALL’ON CARLO CALENDA – LEADER DI AZIONE

Illustre Dott. Carlo Calenda,

Le porgo il plauso per la lucidità e la energia mediatica con cui Azione ha voluto intercettare la questione morale e funzionale in Sicilia. La sua mirata attività politica con i suoi interventi siciliani contro il malgoverno e la corruzione endemica, giungendo a invocare il commissariamento della Regione per la fallimentare gestione di servizi essenziali come sanità, acqua e rifiuti, ha delineato un paradigma di intransigenza salutare per il dibattito pubblico isolano. I suoi recenti interventi hanno aperto un campo nuovo, inaspettato di opposizione laica, determinata e coerente con i valori di una democrazia sana e liberata dalle derive trasformistiche e clientelari.

La Sua battaglia per la Questione Morale in Sicilia è stata assunta come un imperativo categorico nel dibattito nazionale. L’invocazione al commissariamento della Regione per la persistente fallacia dei servizi essenziali e la denuncia contro il ritorno dei feudatari, dimostrano un apprezzabile paradigma di intransigenza. Ella ha giustamente identificato il vizio capitale della politica isolana: l’azzeramento del rapporto malato tra la spesa pubblica e il clientelismo, giacché esso produce soltanto corruzione e “servizi pietosi”.

Eppure, è necessario interpellare la Sua coerenza sul campo di Siracusa, che Sciascia avrebbe forse eletto a laboratorio della sicilitudine politica: il luogo dove la sua retorica della rottura si infrange nella prassi della sopravvivenza.

A fronte della Sua difesa del Sindaco Francesco Italia, descritto come un “ottimo sindaco” e l’incarnazione del Vostro partito, si staglia l’ombra di un trasformismo che Antonio Gramsci avrebbe riconosciuto come la forma più pervicace della conservazione meridionale: la Rivoluzione passiva perpetuata a livello municipale.

L’ascesa e la stabilità amministrativa del Sindaco di Siracusa Italia, lungi dall’essere l’atto di fondazione di una nuova politica, sono state garantite da una complessa ars componendi, che ha assorbito lentamente negli anni e cooptato forze sconfitte o avverse in nome di una governabilità che è, in sostanza, spartizione. La rielezione del Sindaco Italia, nel 2023, dopo una tormentata stagione di ambiguità relazionali, è stata garantita attraverso una consumata ben nota politique politicienne, ovvero con l’assorbimento e la cooptazione rapida di forze civiche e di figure politiche che erano state sue avversarie al primo turno. Questo non è l’azzeramento della vecchia politica; è la sua integrazione.

Questo schema ha trovato il suo precipitato di governo civico decennale nel rimpasto di Giunta del 2025: per assicurare la necessaria “quadra politica”, il Sindaco Italia ha aperto le porte dell’esecutivo a esponenti del Movimento per l’Autonomia (MpA) , ammiccando a transfughi di Forza Italia, con la solidarietà manifesta e manifestata di squalificati deputati regionali approdati alla DC di Cuffaro.

Tutto un corpus politico che storicamente è vettore di quelle dinamiche di potere regionale che Azione vorrebbe estirpare. Un corpus che non è una forza civica neutra, ma una formazione storicamente e organicamente legata alle dinamiche di potere regionale siciliano che Lei stigmatizza. In questo crocevia aretuseo, Azione, se di Azione viene riconosciuta la tattica stretta e soffocante del Sindaco, sembra aver scelto la funzionalità del potere, sacrificando la purezza del principio.

Non si può pretendere di decapitare il sistema feudale a Palermo se si legittimano i suoi apparati organici nelle periferie. Le deleghe cruciali e gestionali, come l’Igiene urbana, affidate a esponenti MpA, sono il sigillo di una negoziazione che assomiglia drammaticamente alla logica spartitoria che Voi additate come causa della corruzione.

Non è forse questa la riproposizione di quel fenomeno che Gaetano Salvemini avrebbe bollato come l’Italia infetta, laddove l’etica pubblica è sistematicamente sopraffatta dalla necessità della clientela, del mantenimento di posizioni di potere e del consenso locale? La discrasia si acuisce considerando la contiguità del potere con il Presidente del Libero Consorzio di Siracusa, Michelangelo Giansiracusa, già suo capo di gabinetto e sodale di garantita fedeltà. Egli ha cementato la sua posizione frutto di una elezione di secondo grado solo grazie al sostegno esplicito di MpA-Grande Sicilia, Forza Italia, Lega e la DC di Cuffaro.

Dott. Calenda, la Sua linea di demarcazione tra le miserie di Palazzo d’Orléans e l’onestà di Siracusa cede drammaticamente di fronte ai fatti: gli esponenti di Azione in provincia sono strutturalmente alleati con le stesse formazioni che a Palermo alimentano la Giunta Schifani. La corruzione, Le ricordiamo, non è un fenomeno limitato al piano regionale, ma si nutre del metodo: i Vostri alleati locali hanno espresso tutte le nomine dei vertici del sottogoverno, esprimono incarichi ed affidamenti dentro il cerchio magico di quelle stesse combine di partiti e comitati elettorali che lei a buon titolo vorrebbe fuori dal Palazzo.

Da ultimo, a proposito di una tra le emergenze che secondo Lei impone un commissariamento, la gestione delle risorse idriche, i nominati dell’organismo di controllo pubblico del nuovo gestore Aretusacque, sono tutti i fedeli stretti di quelle stesse componenti politiche che Lei vorrebbe decapitare, forti di metodi identici a quelli che Lei non fa che contestare in queste settimane.

Come è possibile, richiamando la sottile ambiguità tra il dire ed il pensare ed il fare propria di questa terra, che Azione condanni l’albero e al contempo ne legittimi le radici?

Ritiene Lei che l’operato del Sindaco Francesco Italia, fondato sul trasformismo e sul trasversalismo e culminato nell’integrazione di esponenti del Movimento per l’Autonomia nella Giunta Comunale, e la contiguità di potere con il Presidente del Libero Consorzio Michelangelo Giansiracusa, operante con il sostegno dei partiti che Lei condanna in Regione, rappresentino una condotta politica pienamente accettabile e rientrante nel Vostro programma di moralizzazione, oppure ne sono la palese e tollerata eccezione, il prezzo pagato all’antico ipocrita galleggiamento isolano?

La Sicilia, pur esercitata alle doppie verità, attende di sapere se l’etica di Azione sia un baluardo inamovibile o una mera variabile tattica nell’eterno dilemma del Meridione.

Con l’attesa di un Suo chiarimento,

Avv. Corrado V. Giuliano

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