Ero stato invitato dalla pronipote Matilde a partecipare al ricordo del suo bisnonno il senatore avv. Eduardo Di Giovanni che si è tenuto a Palazzo Vermexio e che io bambino più che ragazzo ho avuto la fortuna di conoscere perché assistevo agli incontri con mio padre quando il tema di discussione era il referendum per la scelta fra monarchia e repubblica.
Ho commesso l’imprudenza di recarmi di pomeriggio presto in studio nella certezza che l’inizio del weekend mi avrebbe consentito la presenza all’incontro. Invece ve ne sono rimasto incastrato e non ho potuto partecipare.
Avrei voluto prendere la parola per ricordare due episodi.
Il primo, l’avv. Eduardo Di Giovanni venne eletto senatore e nominato sottosegretario di Stato e quindi al suo rientro da Roma venne atteso da una grande folla. Un grande corteo che dopo Corso Umberto sempre a piedi avrebbe proceduto per il neo intestato Corso Giacomo Matteotti e non più via del Littorio per arrivare quindi a Piazza Archimede dove avrebbe arringato la folla.
Giunto a piazza Pancali improvvisamente la folla in segno di festa e di amore per il suo sottosegretario di Stato se lo caricò sulle spalle e se lo portò così fra gli applausi della gente assiepata sui marciapiedi ed affacciata ai balconi fino a piazza Archimede facendolo scendere a terra solo per consentirgli di salire sul palco preparatogli per parlare al popolo.
Un tale gesto di amore più che di simpatia l’ho rivisto soltanto un’altra volta perché noi siracusani tolto il calcio non ci facciamo prendere dai grandi entusiasmi. Questo secondo ed unico gesto l’ho visto dedicato a Gaetano Lo Magro nella sua prima elezione a deputato regionale; poi mai più.
Il secondo episodio che avrei richiamato è un ricordo di famiglia.
Negli anni ’20 a Siracusa c’eran due partiti: quello di Di Giovanni e quello di Giaracà cui aderiva mio nonno, dott. Giuseppe Rizza che il popolo di Siracusa lo aveva ribattezzato il medico dei poveri.
Godeva, mio nonno di un gradissimo rispetto nel quartiere di Santa Lucia perché ne era l’unico medico e, fra l’altro, da Maggiore Medico al Distretto Militare di Siracusa addetto al reclutamento dei giovani siracusani per la Grande Guerra per tanti figli unici aveva trovato la strada di farli dichiarare soltanto idonei a lavori sulle retrovie ma non in prima linea a sparare agli austriaci.
Nella sua normale attività di medico tante volte invece di prescrivere farmaci lasciava accanto al letto del bambino visitato cinque lire perché la madre gli comprasse una bella fetta di carne.
Avvenne che un vecchio socialista che aveva la sua piazza di fedeli e fedelissimi nel quartiere di Santa Lucia morì di tubercolosi. Quella notte sotto i balconi della casa di mio nonno si riunì una grande folla che protestava contro di lui perché non aveva rilasciato il nulla osta per la esposizione della salma nella chiesa di Santa Lucia. Mio nonno si svegliò, aprì il balcone e al giovane socialista che, curandolo per le malattie infantili aveva visto crescere, gli gridò:
– Hai la testa dura; l’autorizzazione non te la posso dare perché è impeditiva la tubercolosi che lo ha fatto morire”.
La tracotante risposta fu:
– Nel nome del popolo ti ingiungo di firmare subito l’autorizzazione”.
E mio nonno:
– Se non te ne vai e non mi fai dormire ti scarico addosso il rinale pieno di pipì”.
– Come osi una tale minaccia a un rappresentante del Popolo?
Il nonno per sua natura incazzuso fu di parola entrò per un attimo dentro casa e ne riuscì col rinale col cui contenuto fece il bagno al appresentante del popolo che gli gridò ”Non finisce qui”.
Mio padre allora ventenne si preoccupò e ad insaputa di suo padre si recò al Comune per parlare con Eduardo Di Giovani allora sindaco. Gli raccontò l’episodio della sera prima ed invece di rimproveri al particolare dello svuotamento del rinale sulla testa del giovane socialisti ci fu un’esplosione di una irrefrenabile risata. Il tutto finì lì perché il sindaco Eduardo Di Giovanni era consapevole dei meriti dell’unico medico del quartiere Santa Lucia.
La politica allora, prima delle squadracce fasciste era questa.
Se mio nonno durante i vent’anni di fascismo continuò la sua muta attività di medico dei poveri, Eduardo Di Giovanni rimase un combattente perché le idea di libertà e democrazia se la coltivava con le riunioni segrete in via Maestranza ora nel suo studio di grande avvocato ora nello studio dell’avv. Salvatore Monteforte che fu secondo sindaco della Siracusa liberata.
Tanti i ricordi, da tramandare.
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Titta Rizza

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