EX BIBLIOTECA SAN PIETRO: L’AMMINISTRAZIONE SVENDE, LE ASSOCIAZIONI INSORGONO

Vendita ex Biblioteca San Pietro. Una granitica volontà di impoverire il patrimonio comunale, quello che appartiene alla città tutta.

La Giunta Italia va avanti con il suo progetto di vendere l’ex Biblioteca comunale San Pietro ma, per farlo, deve prima procedere al suo ‘frazionamento’: separarla cioè dal complesso storico di cui fa parte, il Convento del Ritiro. E per farlo si usa qualsiasi mezzo. Si afferma che l’immobile, censito nell’inventario comunale e quotato a 415mila euro, è in stato di abbandono o “non utilizzato“. E invece, da almeno tre anni, ospita la WunderKammer siracusana, pregiata collezione ornitologica dello scienziato e medico siracusano Alessandro Rizza: ‘un museo civico’ vantava l’Amministrazione, all’occorrenza; “un nuovo prestigioso presidio culturale” si sbrodolò in occasione dell’inaugurazione del dicembre 2018.

Una giornata importante per la Cultura siracusana e per la Città!” (sic!). Una destinazione d’uso ‘attiva’ dell’immobile che gli conferisce un carattere di funzionale indisponibilità rendendone illegittima, e dannosa per la collettività, l’alienazione.

In più viene anche in qualche modo strumentalizzato, o letto in maniera fuorviante, il parere favorevole della Soprintendenza: “Una manipolazione del consenso amministrativo” – commenta l’avv. Corrado Giuliano -. La determina 5402/2025, relativa al frazionamento, cita infatti un’autorizzazione della Soprintendenza che si riferisce unicamente all’esecuzione di opere tecniche di separazione (chiusura di vani porta e posa di grate in ferro). L’approvazione del frazionamento fisico dell’immobile storico non costituisce affatto un nullaosta all’alienazione né, tantomeno, una ‘derecognizione’ dell’interesse culturale del bene”.

In sostanza l’Amministrazione utilizzerebbe un’approvazione meramente tecnica, circoscritta, per giustificare un radicale mutamento di destinazione d’uso che porta dritti dritti alla perdita di proprietà pubblica. Una decisione politica, presa nonostante le polemiche pubbliche e l’evidente conflitto con le esigenze culturali che dimostra un accantonamento del giudizio tecnico-culturale in favore di obiettivi finanziari. “Il superamento della salus publica in materia di patrimonio configura un vizio amministrativo che può essere ricondotto all’eccesso di potere per sviamento, con conseguenti implicazioni per la responsabilità erariale”.

Un doppio danno: non solo la vendita di un bene comune ma in più il tentativo di smantellare la stessa Wunderkamer e mettere in grave pericolo la Collezione Rizza sfrattata e priva di tutela nonostante il grande interesse storico ed etnoantropologico. Urgente quindi non solo la tutela dell’immobile, ma anche l’avvio d’ufficio del procedimento di dichiarazione di interesse culturale, propedeutica all’imposizione del vincolo ai sensi del Codice dei Beni Culturali.

Il giudizio dell’avvocato Giuliano è tranchant: “La politica gestionale adottata dall’Amministrazione comunale di Siracusa guidata dal sindaco Francesco Italia si configura come una strategia sistematica di dismissione patrimoniale, elevando la prassi di vendita dei beni comunali a un vero e proprio sistema neoliberista di impoverimento di beni comuni. Tale approccio rende prioritaria la ricerca di liquidità finanziaria a breve termine evidentemente per realizzare altri ponti inutili ed ascensori dello spreco comune, come evidenziato nel “Piano di Alienazione e Valorizzazione degli immobili comunali per il triennio 2025/2027”, a discapito della conservazione e della destinazione funzionale pubblica dei beni storici. Il Piano infatti elenca numerosi cespiti giudicati “strategicamente non rilevanti” e destinati alla dismissione, inclusi immobili di pregio nel cuore di Ortigia come l’Ex Ospedale e Monastero delle Cinque Piaghe (stimato € 2.595.050) e l’Ex Museo del Mare. Questa strategia, benché formalmente intesa come “valorizzazione economica e culturale” si rivela, nei fatti, come un’azione di pura speculazione immobiliare che mina il tessuto storico e funzionale della città, contravvenendo al mandato costituzionale di tutela del patrimonio culturale (art. 9 Cost.). Si rileva una profonda incongruenza, una sorta di “schizofrenia istituzionale”, se riflettiamo su come l’Amministrazione avrebbe recentemente profuso sforzi e risorse per candidarsi a “Capitale della Cultura 2024”. Da una parte la dichiarata ambizione di promozione culturale, dall’altra il contestuale smantellamento di quelli che potrebbero essere presidi museali”.

È di tutta evidenza che l’alienazione di beni attivamente destinati a funzioni museali non può in alcun modo qualificarsi come valorizzazione – spudoratamente in passato si è affermato che vendere l’ex Biblioteca avrebbe potuto essere “funzionale ad eventuali investitori nell’ottica della riqualificazione dell’area” (!) – bensì, correttamente, come l’antitesi del principio di interesse pubblico che deve governare la gestione del patrimonio storico-artistico.

Da un punto di vista giuridico – chiarisce Corrado Giuliano – tale palese conflitto tra politica culturale dichiarata e prassi finanziaria rafforza l’ipotesi di mancanza di diligenza e legittimità gestionale, rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa. Va evidenziato che i beni pubblici destinati funzionalmente a servizi essenziali, in particolare culturali, rientrano de facto nel regime del patrimonio indisponibile, anche in assenza di un formale vincolo di demanialità. L’Ex Biblioteca S. Pietro, parte storica del complesso del Convento del Ritiro, è un bene che, per sua natura e destinazione attiva, dovrebbe essere preservato in via cautelare”.

Pronto a dare battaglia il Comitato Parchi intenzionato a chiedere il supporto anche del Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente.

La richiesta formale alla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa di attivarsi immediatamente e d’ufficio per l’avvio del procedimento di dichiarazione di interesse culturale (imposizione del vincolo) sull’immobile Ex Biblioteca S. Pietro e sulla Collezione Ornitologica Rizza, ai sensi degli artt. 10 e seguenti del D. Lgs. 42/2004. “Considerando la natura storica dell’edificio (già parte del Convento del Ritiro) e il fatto che la Soprintendenza stessa ha riconosciuto l’immobile come “storico” nell’autorizzare i lavori di frazionamento, sussistono tutti i presupposti per la tutela e l’avvio del procedimento di vincolo è un atto urgente e dovuto che imporrebbe un regime di protezione provvisorio, bloccando ipso facto l’iter di alienazione. L’inerzia in questo senso risulterebbe un grave inadempimento del mandato istituzionale di tutela” commenta Giuliano.

Nel caso di accertata inerzia o di mancata tempestiva attivazione da parte della Soprintendenza la richiesta formale all’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana di esercitare il proprio potere sostitutivo. La Regione Siciliana, infatti, in virtù del proprio Statuto e delle relative norme di attuazione, ha competenza primaria in materia di tutela dei beni culturali, spesso in surroga delle funzioni statali. “L’Assessorato ha l’obbligo di intervenire per assicurare l’esercizio unitario e la piena efficacia delle funzioni di tutela quando gli organi locali preposti (come la Soprintendenza) si dimostrino inadempienti o inerti, pregiudicando un bene culturale di rilevanza civica”.

Un esposto alla Procura Regionale della Corte dei Conti affinché apra un’indagine sulla sistematica dismissione del patrimonio storico-immobiliare, focalizzando l’attenzione sul procedimento di alienazione dell’Ex Biblioteca S. Pietro. “Il danno erariale in questione ha una duplice natura – spiega Giuliano -: un danno patrimoniale (finanziario) e uno funzionale (alla collettività). Il primo è dato dal fatto che la potenziale vendita del cespite a € 415.000, un prezzo stabilito in un contesto di procedura accelerata (alienazione sistematica), rischia di configurare una vendita antieconomica o, nella migliore delle ipotesi, il depauperamento finanziario netto del Comune attraverso la dismissione di un bene di pregio situato in Ortigia. Inutile ricordare che i valori di mercato sono ben altri”.

Il secondo è insito nella perdita irreversibile di un servizio pubblico attivo e qualificato (il Museo Civico/Wunderkammer). “La giurisprudenza contabile riconosce che la dismissione illecita e dannosa di cespiti di pregio, soprattutto quando viola i principi di corretta gestione e trasparenza, genera responsabilità amministrativa. La volontà di procedere con il Piano di Alienazione 2025/2027 e in particolare con la Determina Dirigenziale N. 5402/2025 — ignorando la destinazione d’uso attiva del bene e la chiara controversia istituzionale — configura, come minimo, un elemento di colpa grave in capo al Sindaco (promotore politico della politica di dismissione) e ai Dirigenti esecutori. Il procedere con ostinazione, con protervia, nell’alienazione di un bene museale in uso, superando il parere tecnico culturale, integra gli estremi per l’accertamento di responsabilità amministrativa dinanzi alla Corte dei Conti”.

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