Collocato al primo piano dello splendido palazzo Abela-Danieli-Mirabella, che presenta al proprio interno stanze della cultura gotico-catalana del’300 fino ai più recenti restauri e modifiche del XVIII secolo, il Museo di Siracusa del Novecento offre un viaggio nel tempo. Un tuffo in un passato che non esiste più, attraverso fotografie, oggetti, attrezzi, quadri, utensili che raccontano storie che con pazienza e attenzione sono state raccolte e documentate nelle 12 stanze del museo con i suoi 1.000 metri quadri. Un’iniziativa privata come tante, ovviamente non patrocinata dal Comune, ma che ha trovato vita attraverso la collaborazione tra più professionalità: Vincenzo Provenza, proprietario dell’immobile e antiquario nell’anima e il direttore Francesco Mica, un vero trascinatore con le sue storie, che si succedono una appresso all’altra ad ogni fotografia, ad ogni angolo del Museo.
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Notizie curiose, tradizionali e meno ma mai scontate, quelle insomma che su internet non si possono trovare perché appartengono alla cultura orale e siracusana di chi, originario dell’isola di Ortigia, le ha sapute tramandare e custodire con maestria e sapienza. Il direttore Mica ci conduce attraverso storie e ricordi che noi stessi siracusani non possiamo avere, né ovviamente, i turisti. Il tempio di Apollo inglobato nella caserma spagnola e gli accenni appena visibili di quel che resta di un antico camino, usato per riscaldare la sala maggiore; le mura di cinta federiciane, un tempo molto più alte, smontate per creare marciapiedi; la porta Ligny con il suo ponte levatoio, i detti popolari nati alla sua chiusura e la sua ingloriosa fine; la stazione marittima, totalmente demolita, da cui partirono le navi per le colonizzazioni africane. Poi un salto all’osteria da Pilluccio, aperto nel 1918, la più antica della città e nel papiro siracusano tra foto di gite un tempo sul Ciane e un orecchio di Dionisio in parte murato per far pascere gli animali. Frammenti di memoria che ricostruiscono una storia che non c’è più, modificata dalle trasformazioni interne della nostra città. Spiega il dott. Mica “Nato un anno fa come mostra, il museo del Novecento ci ha consentito di creare un percorso storico per i siracusani, oltre che per i turisti, di prendere atto di com’era prima Siracusa e di come si sia modificata col trascorrere del tempo. Proprio per questo motivo invitiamo tutti i cittadini e collezionisti a condividere con l’intera città le proprie collezioni esponendole in questo giusto spazio dove troveranno corretta valorizzazione”. Ma riprendiamo il nostro percorso che richiederebbe molto più tempo di quello che abbiamo a disposizione: il direttore ci mostra il Santuario, raccontandoci di come suo nonno, per anni, avesse custodito la pipetta delle lacrime mariane, di come, in punto di morte, avesse chiesto ai nipoti di restituire il tubicino alla Madonna e della cerimonia di restituzione che lo vide giovanissimo protagonista assieme alla famiglia. Splendida e maestosa poi la statua di Santa Lucia, creata in 30 anni di lavoro dal nonno sopravvissuto a Caporetto. E poi la fonte Aretusa con le sue acque definite “miracolose” da Nelson dopo la battaglia del Nilo e Melville che nel suo capolavoro Moby Dick richiama la fonte. Il mitico circuito ormai all’abbandono, nel quale si correva la formula 2. E potremmo continuare con la storia del marinaio svedese che affida la speranza di trovare la donna giusta ad una bottiglia del mare e sposa una nostra concittadina e le tonnare con le loro tradizioni. Insomma un museo che ci ricorda una Siracusa che non c’è più e quante possibilità ha avuto, a volte cogliendole, altre volte recidendole. Ci spiega Provenza “Il museo di Siracusa del Novecento è la nostra risposta dal basso alla continua perdita di memoria, saperi e pratiche tradizionali della comunità siracusana. Come spesso accade l’iniziativa del volontariato va a colmare le ampie lacune create dall’intervento pubblico che si concentra sui Beni Archeologici e attori culturali principali tralasciando secoli di memoria al progressivo disfacimento. Siracusa ha ben poco di conservato riguardo agli ultimi due secoli ma forse sono proprio quelli che hanno inciso sulla creazione della comunità siracusana. Con il museo di Siracusa del Novecento noi facciamo parte di un fenomeno più generale di museografia spontanea sia in Sicilia che è in generale nel Paese, che ha dato vita ai numerosi musei creati da privati cittadini, riuniti in associazione culturali come nel nostro caso con l’obiettivo di conservare e valorizzare collezioni di foto d’epoca, oggetti del quotidiano, attrezzi di lavoro e manufatti legati alla cultura materiale, sottraendoli alla dispersione e all’oblio. Vogliamo esaltare la funzione di studio di ricerca di conservazione della memoria, di attivatore di comunità, di promozione della partecipazione di tutte le generazioni”. Dunque siracusani e collezionisti nostrani, amanti della storia e curiosi del passato, sapete adesso dove portare i vostri oggetti della Siracusa di ieri per consentire a noi tutti di fruire di un patrimonio che va coltivato e valorizzato proprio perché è la Nostra Storia.
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