Democrazia Partecipata 2025. Tra impegno e disinformazione

Ieri, all’Urban Center, sono stati presentati i progetti di Democrazia partecipata in gara per l’anno in corso. Ed è andata in scena la profonda dicotomia che segna la nostra comunità. Da una parte cittadini impegnati, e fortemente motivati, sul fronte della tutela e valorizzazione dei beni comuni largamente intesi – dalla riqualificazione di alcune aree pubbliche abbandonate e degradate alla salute (defibrillatori in punti strategici della città e formazione di chi potrebbe essere chiamato a interventi d’emergenza) e all’aiuto agli indigenti con forniture di cibo e beni di prima necessità -, dall’altra l’indifferenza di gran parte dei Siracusani dovuta probabilmente, piuttosto che a un fisiologico disinteresse per la cosa pubblica, all’assenza di una comunicazione efficace da parte dell’Amministrazione e ad alcune, per noi infelici, modifiche del regolamento.

Nell’ampia sala A del centro di via Malta i presenti erano circa una trentina e, eccezion fatta per una sparuta eccezione (alcuni residenti di Mazzarrona), si trattava dei soli proponenti i progetti.

Il fatto che l’Amministrazione non abbia curato efficacemente l’informazione sull’incontro (del tutto insufficiente un avviso all’albo pretorio), che non abbia in alcun modo stimolato la cittadinanza a partecipare – contravvenendo così alle assicurazioni date da Marco Zappulla quando era assessore al ramo -, che si sia quindi limitata al mero dovere istituzionale dando così la misura del reale interesse per questo strumento partecipativo, ha reso se non farsesca quasi del tutto inutile una riunione in cui la presentazione dei progetti era già destinata a non raggiungere l’obiettivo primario di convincere qualcuno a sceglierne uno piuttosto che l’altro essendo tutti i presenti concentrati ovviamente sul proprio.

Unico fattore positivo la possibilità di evidenziare alla attentissima funzionaria Silvestra Pullara, quest’anno responsabile del servizio, le criticità già evidenti nell’iter procedurale come segnala la dottoressa Maria Assenza che da sempre si spende per cercare di migliorare la gestione di questa attività collaborando (gratuitamente!) con l’Amministrazione. “Si è parlato di voto tramite spid, ma questo escluderebbe moltissimi o che non hanno, o non sanno usare, questo sistema di identificazione. Dovrebbe essere inserita la codifica dei dati anagrafici di tutti gli aventi diritto, un’operazione certo lunga e complicata vista la lentezza burocratica, ma in assenza di questo saranno probabili errori e disservizi, già verificatisi purtroppo. L’uso del codice fiscale è sicuramente il sistema più semplice per tutti ma si deve anche evitare che possano votare i non residenti, e anche questo è già accaduto. Si è anche parlato di voto in presenza ma un giorno sembra poco e comunque bisogna prestare molta attenzione a questa modalità del doppio voto on line-cartaceo perché, in caso di furbe doppie votazioni, non si potrebbe arrivare ad annullare il voto del malfattore perché il sistema garantisce il voto segreto e quindi non si potrebbe individuare il progetto votato con l’inganno. Proprio questo è stato il problema che fece annullare la scorsa edizione riportando tutti a rivotare. Si potrebbe organizzare un servizio nei centri comunali di quartiere, dove ci sono, per venire incontro alle esigenze della popolazione: aiutare chi non è in grado di operare autonomamente a inserire il voto online. Da questo punto di vista la scelta del portale è fondamentale e a mio giudizio è sbagliato non essere disponibili a pagare qualcosa in più per poter servirsi di uno che sia davvero efficace e funzionale, proprio com’è stato nei primi anni della democrazia partecipata. Due ultime osservazioni. Dal momento che si è deciso di assegnare l’intera somma solo al progetto più votato è un controsenso poter esprimere tre preferenze che avrebbero senso solo nel caso potessero ‘vincere’ più progetti, e realtà lo avevamo segnalato alla commissione che ha lavorato al regolamento. E maggiore chiarezza va fatta sui tempi non tanto di rendicontazione quanto di realizzazione dei progetti”.

Alla data di scadenza del termine di presentazione sono pervenuti 23 progetti ed è stato ammesso a valutazione un solo progetto per ciascun presentatore; 18 sono stati quelli posti a valutazione nella fase di co-progettazione al cui esito sono stati 15 i progetti ritenuti ammissibili alla fase di votazione da parte della cittadinanza.

Ieri pomeriggio (10 settembre) ne sono stati presentati 12 su 15, tra questi tre riguardano Villa Reimann  e altri tre, ciascuno di 5mila euro, Ortigia, ma in genere i progetti sono ‘tarati’ sull’intera somma messa a bando pari a 50/60mila euro.

Le votazioni dovrebbero prendere il via il 24 settembre per un mese. Misureremo allora il livello di partecipazione della cittadinanza o, piuttosto, la forza di mobilitazione delle associazioni o dei cittadini che hanno proposto i progetti. Il tempo della presenza di massa dei cittadini sembra ormai relegato ai primi anni e su questa perdita di entusiasmo, sulla disillusione che spesso segue promettenti iniziative occorrerà interrogarsi.

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