Ortigia e la nuova scala al Belvedere della Turba: un intervento controverso tra violazioni pianificatorie, rischi ambientali e deficit di partecipazione

La recente installazione della scala metallica che collega il Belvedere della Turba a una piccola caletta sottostante in Ortigia si configura come un caso emblematico di una problematica più ampia che investe la gestione urbanistica, culturale e ambientale di Siracusa. Da più parti, e in particolare dal Comitato Parchi di Siracusa, quest’opera è stata duramente criticata, perché si traduce in uno spreco di risorse economiche, rappresenta un concreto rischio per la sicurezza pubblica e manifesta una grave assenza di trasparenza e partecipazione da parte della cittadinanza. A tutto questo si aggiunge la violazione della ratio stessa del Piano Particolareggiato di Ortigia, elaborato per preservare e valorizzare l’inestimabile patrimonio storico, architettonico e paesaggistico della città. Uno strumento urbanistico che regola con attenzione le trasformazioni, bilanciando tessuti edilizi, spazi aperti e beni culturali per promuovere uno sviluppo rispettoso e sostenibile del centro storico.

Ma realizzare la nuova scala contraddice palesemente questa impostazione, introducendo un elemento volumetricamente e stilisticamente invasivo che compromette l’equilibrio delicato di Ortigia. La mole massiccia della struttura, il materiale metallico e il pesante rivestimento lapideo, oscurano un luogo di valore culturale, generando un effetto amplificato che ricorda più un eco-mostro urbanistico che non una soluzione armoniosa. Si potrebbe parlare quasi di un oltraggio estetico e paesaggistico.

 

La mancanza di un coinvolgimento vincolante e rigoroso della Soprintendenza ai Beni Culturali, organo fondamentale per la tutela del centro storico e del patrimonio Unesco – non sappiamo se per sua stessa volontà -, l’assenza o la scarsa incisività del suo controllo mina la capacità di salvaguardia del territorio e apre la porta a un potenziale degrado irreversibile. Il Comitato Parchi evidenzia la necessità di un suo intervento vigoroso, che non può limitarsi a un parere di facciata, in quanto chiamata a esercitare un controllo vincolante, verificando nel merito le conformità paesaggistiche, culturali e di sicurezza. Parallelamente, è indispensabile il coinvolgimento della Commissione Speciale per la tutela e la valorizzazione del centro storico di Siracusa, organo preposto a vigilare sulle trasformazioni urbanistiche delicate. Commissione che deve farsi promotrice di un confronto pubblico e trasparente, attivando un dibattito partecipato che coinvolga cittadini, esperti e comitati, per valutare l’impatto reale dell’intervento e far rispettare la pianificazione condivisa. Senza questi controlli, si rischia che opere simili diventino archetipi di un disfacimento pianificatorio e culturale.

La scala realizzata si configura come il quarto accesso diretto al mare solo nell’isola di Ortigia. Un dato che non può essere trascurato: perché sintomatico di una visione urbanistica che sembra voler trasformare la città in una meta prevalentemente balneare, piegandola a un modello di turismo “mordi e fuggi”, distante dalle esigenze e dall’identità locale.

Inoltre essa termina su una caletta raccolta, dove sono visibili aperture e cavità sotterranee non messe in sicurezza: prive di barriere, cartellonistica o altri sistemi di protezione, questi spazi rappresentano una grave minaccia per l’incolumità di residenti e visitatori.  Eppure la sicurezza deve essere un criterio imprescindibile nell’urbanistica e, in questo caso, la noncuranza verso la protezione dei punti critici sottolinea un approccio superficiale e irresponsabile. In più, le operazioni visibili all’interno delle cavità, la cui natura non viene chiarita pubblicamente, sollevano dubbi se si tratti di chiusure o di un possibile sfruttamento di tipo mercificatorio, e su questo il Comitato chiede immediata trasparenza.

L’opera è stata infatti imposta dall’alto, senza alcun processo partecipativo, senza consultazione pubblica e senza alcuna forma di condivisione con la popolazione. Né tantomeno è stata accompagnata dalla pubblicazione di pannelli informativi o documenti che illustrino chiaramente la destinazione d’uso, gli obiettivi e le valutazioni di sicurezza e paesaggio.

Questo deficit di trasparenza viola non solo principi basilari di buona governance, ma alimenta diffidenza, sospetto e un senso di esclusione nei cittadini, che invece dovrebbero essere protagonisti di qualsiasi trasformazione degli spazi urbani. In un contesto dove la cultura della partecipazione rappresenta ormai la base per una concreta tutela del bene comune, questi metodi appaiono ormai antiquati e dannosi.

  Per concludere, la scelta dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Francesco Italia, di procedere unilateralmente, senza ascolto, continua a incoraggiare un modello di turismo che privilegia investimenti episodici e spettacolari ma infruttuosi sul piano sociale e culturale. L’investimento di circa 110.000 euro appare sproporzionato rispetto al reale beneficio, destinato più a un uso estivo limitato, con scarsa attenzione alla qualità della vita dei residenti e alla durabilità dell’intervento stesso.

La direzione presa rischia di trasformare Ortigia in un luogo chiuso, escludente e piegato a logiche di mercato speculativo, sacrificando la centralità della comunità e del patrimonio condiviso. Siracusa e, in particolare, Ortigia non hanno bisogno di un ulteriore accesso al mare, ma di un patto civico profondamente rinnovato, capace di coniugare sviluppo e tutela, passato e futuro, comunità e visitatori. Solo attraverso un equilibrio tra pianificazione rigorosa, controllo attivo da parte degli enti preposti e partecipazione democratica si potrà fermare il processo di deturpazione e rilanciare una visione che renda Ortigia realmente autentica, viva, sicura e accogliente. È necessario dunque affermare con forza un cambiamento di paradigma: un turismo sostenibile, partecipato, capace di valorizzare le risorse ambientali e culturali senza consumarle.

 

Alla luce di quanto detto, il Comitato Parchi rivolge precise istanze alle istituzioni e all’opinione pubblica:

– La messa in sicurezza immediata di tutte le aperture e cavità sottostanti la nuova scala, per eliminare rischi di incidenti;

– La pubblica esposizione completa del progetto, con tutte le valutazioni ambientali, paesaggistiche e di sicurezza, accompagnata da una efficace campagna di informazione;

– L’avvio di un dibattito aperto, trasparente e partecipato, coinvolgendo cittadini, esperti, comitati e associazioni, per discutere il futuro gestionale e progettuale dell’area;

– Un intervento rigoroso e vincolante della Soprintendenza ai Beni Culturali, che garantisca il rispetto dei vincoli e la tutela del patrimonio storico e ambientale;

– L’attivazione della Commissione Speciale per la valutazione e la vigilanza sul progetto, con un ruolo attivo e pubblico;

– La definizione di una pianificazione trasparente, sostenibile e condivisa per la gestione futura dell’area, che tenga conto della tutela ambientale, del valore culturale e della vita della comunità.

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