Gli effetti del caldo sulla salute sono nell’obiettivo di tutti quei Paesi che hanno un sistema sanitario. Fino a oggi vi è tutto un programma d’ interventi che riguarda anche i medici di famiglia per mettere sull’avviso i cittadini che di caldo si può morire.
I suggerimenti potrebbero sembrare risibili, più formali che sostanziali. L’esperienza e la saggezza dei popoli basterebbero a prendere i provvedimenti adeguati. Certo non si va dal medico a chiedere come difendersi dal caldo e i mezzi che ha a disposizione la categoria sono così pochi che un po’ tutti i colleghi, già sepolti di scartoffie e procedure bizantine per fare ricette e richieste, a volte prendono sotto gamba queste campagne contro le ondate di calore.
Eppure di caldo si muore, eccome!
La prima sorpresa che viene dalle statistiche è che, analizzando le mortalità dovute alle ondate di calore negli ultimi 25 anni si scopre che essa era assai più alta nel 2003 che nel 2013 rispetto a quella del 2023. Non è chiaro come sia potuto accadere dal momento che vi è una inequivocabile escalation delle temperature e ogni anno si supera il record dell’anno precedente. Potremmo pensare che mettere al fresco i soggetti più fragili, forzare bambini e anziani a bere senza sentirne il bisogno, avvisare per tempo la popolazione dell’arrivo della emergenza di calore qualcosa abbia influito. Di fatto sembra che ci siamo adattati al caldo e a reagire adeguatamente. Purtuttavia in Italia ancora 47.000 persone ogni anno muoiono per il caldo. Siamo, insieme a Grecia e Bulgaria, i più esposti e fragili. Malgrado non si sappia con esattezza perché si muoia di meno e ci si adatti, non possiamo sperare che il dato della mortalità resti a quei livelli. La progressione del fenomeno è così intensa che nessuno è ottimista.
Il 2024 è stato il primo a superare la soglia degli 1,5°C in più rispetto all’epoca preindustriale, nota per essere diventato il limite ideale al quale fermare il riscaldamento globale nell’Accordo di Parigi del 2015. Ci adattiamo al caldo, ma siamo fra i più vulnerabili d’Europa.
Vivere sotto stress termico infatti agisce su diversi aspetti della vita: riduce per esempio la propensione a svolgere attività fisica e lavorativa, nonché le ore di sonno. Da questo punto di vista le cosiddette “notti torride” sembrano essere uno dei momenti più delicati nella manifestazione di malesseri anche mentali e di disturbi psichiatrici.
Insomma sempre più cervelli squilibrati e stress secondari aggiunti.
Credete che la nostra città, notoriamente sotto la latitudine di Tunisi, si stia preparando all’emergenza?
Ce ne occuperemo presto in un nuovo articolo.

Commenti recenti