Determinato e convinto che occorra salvare un sito di cui non era pienamente a conoscenza.
“Le confesso di essermi trovato spiazzato di fronte a quanto letto sulla stampa e quindi sui social. Non sapevo di questa necropoli fino a quando non ho letto gli articoli e non so quanti dei miei concittadini ne sappiano qualcosa – mi dice al telefono il primo cittadino di Palazzolo -. Quando nel 2021 l’Enel è venuta a presentare il progetto, nulla si è detto di tombe ed ipogei né da parte dei residenti è arrivata una qualche segnalazione circostanziata. Delle preoccupazione dei due o tre che mi hanno contattato, ho pensato, evidentemente sbagliando, che si trattasse solo di quel dissenso che è quasi fisiologico quando il proprietario di un terreno viene a sapere che si intende realizzare una qualsiasi infrastruttura accanto alla sua proprietà. Ma non sapevo dell’importanza del sito”.
Il sindaco Gallo racconta di essere anche andato sui luoghi “per curiosità” prima della riunione consiliare ma di non aver visto nulla che richiamasse la sua attenzione.
“Quando per la prima volta l’altr’anno siamo stati chiamati come Consiglio ad esprimerci sotto il profilo urbanistico non erano agli atti elementi tali da destare preoccupazione. Tutti, assessori, funzionari, consiglieri, eravamo d’accordo sul progetto della centrale. Lo stesso parere negativo della Soprintendenza è stato tardivo e solo ora abbiamo saputo della variante apportata al progetto di Terna con il consenso della Soprintendenza. E credo che il vincolo su un’area “di interesse archeologico” non sia ostativo in assoluto. Mi chiedo perché il massimo ente di tutela non abbia ritenuto opportuno anche un’interlocuzione con me, con gli organi di governo locale, se il patrimonio archeologico è così cospicuo. Sono state richieste a Terna le rilevazioni geologiche e archeologiche che le moderne strumentazioni ormai consentono?”.
In realtà è Terna stessa a ribadire la necessità di operare nel pieno rispetto dei luoghi e a mettere in evidenza la presenza di altre aree della necropoli non censite tanto da parlare di rischio archeologico alto. Né nasconde le altre criticità: come per esempio la presenza del graben e dell’allagamento dell’area dopo forti piogge, tanto da prevedere che la condotta di smaltimento delle acque meteoriche (di circa 740 metri) debba essere realizzata in parte interrata (fino a meno 6 mt) in parte fuori terra all’altezza massima di circa due metri sorretta da sostegni. Lo stravolgimento dei luoghi! Si elimineranno due tralicci ma se ne costruiranno di più. Per non dire della nuova viabilità necessaria, della movimentazione terra per il livellamento dell’area destinata ad accogliere il nuovo impianto, di edifici alti quanto palazzi di cinque piani e quattro torri faro di 11-12 piani, vasche anche per la raccolta oli, un serbatoio per il gasolio interrato.
E c’è poi un altro rischio: le acque meteoriche che vengono scaricate dentro la cava, si trovano a monte di tutta una serie di sorgenti che danno acqua a vari paesi tra cui prima di tutto Canicattini. La fontana Murata si trova a valle dallo scarico della centrale a circa 1500 m e non è detto che l’acqua che si raccoglie nella conca dopo i violenti temporali a cui siamo ormai abituati non possa essere contaminata da sostanze varie con le conseguenze immaginabili.
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Non sarebbe meglio allora valorizzare un patrimonio culturale unico?
“Ma sicuramente! La nostra comunità vive soprattutto di turismo, non certo di agricoltura, di accoglienza, di buona cucina, e il turismo ha il suo perno nei nostri beni archeologici. Se avessi avuto prima le informazioni corrette mi sarei rivolto anche alla Procura se necessario perché non bastano insignificanti cartine semmai superate per prendere decisioni. Ma queste informazioni non avrebbero dovuto arrivarci in primo luogo proprio dalla Soprintendenza. Davvero, glielo giuro, provo una profonda amarezza per quanto accaduto, anche per l’immagine dell’Amministrazione che ne viene fuori”.
E quindi, sindaco? Che si fa ora?
“Quanto possibile per delocalizzare la centrale e chiedere alla Soprintendenza di dirci cosa lei pensa di fare. Mi sembra che finora si sia perso tempo. Un insediamento antico di questo genere, sono d’accordo con lei, necessita di una tutela assoluta”.
Niente di più difficile soprattutto per una personalità pubblica del tornare indietro nelle proprie decisioni, nel cambiare idea anche alla luce di nuove valutazioni! E questo ci sembra che si debba riconoscere al sindaco di Palazzolo.

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