Dopo l’esordio in “Le cravatte di Corpaci”, raccolta di racconti che comprende anche “Il brillante di Turi”, ritroviamo il personaggio dell’ispettore Alfredo Corpaci nell’ultimo romanzo di Lucia Corsale, giornalista e scrittrice, intitolato “Il verso dell’amore” (Europa Edizioni), protagonista di varie presentazioni e che a nostro parere merita una prosecuzione: si chiude il libro con la speranza di incontrare ancora questo investigatore riluttante, rétro e vintage (siamo in una Siracusa d’antan, ricostruita tramite piccoli tocchi come riferimenti ai giornali dell’epoca, ai film e alle canzoni del tempo), goloso – broccoli, galline in brodo, fichidindia, asparagi, anguille, arancine, olive e tante specialità siciliane sono uno dei motivi conduttori del libro -, sorprendentemente timido al cospetto della bellissima Anna Maria, acuto ma umano, curatore della propria immagine – sarti e barbieri i suoi santi protettori oltre che fonti preziose di indizi per le sue investigazioni.
Alfredo Corpaci è un coacervo di contraddizioni che lo rendono immediatamente simpatico al lettore, così come il suo côté: sfilano davanti agli occhi del lettore i personaggi più disparati, dai nobili ai rivenditori del mercato di Ortigia, pescatori e donne della Borgata, sostituti procuratori, insegnanti, medici, ingegneri, merciai, vicebrigadieri, tutti descritti con efficace essenzialità e quasi in una ridda attorno ad Alfredo Corpaci, pigro eppure iperattivo, che corre da un capo all’altro della città e si destreggia tra uffici, banchi di frutta, botteghe, scuole, ospedali, ville e case, ma in fondo è il cuore umano che gli interessa.
La lingua è quella cui Lucia Corsale ci ha abituati: un impasto di Italiano standard, popolare e siciliano – lingua mater, che abbiamo apprezzato anche negli scritti precedenti e negli inediti -, sia come omaggio all’amato Camilleri che come cifra espressiva personale.
C’è il gusto per le arguzie e i giochi di parole (“Santo – scrisse – era unu ca in matematica cuntava, Filippo invece nun cuntava e passava lo scritto”); le descrizioni sono asciutte, ma spesso vi balenano guizzi come questo: “Corpaci ammirò ‘u mari, na tavola ca livava ‘u rispiru, na linea signata cu-ll’eternità”.
I dialoghi veloci, ritmati, servono sia a caratterizzare i personaggi che a portare avanti la trama: la morte di Santo Bibbìa si rivela fin dall’inizio sospetta per le modalità e il contesto, ed è soprattutto in questo che Corpaci agisce, parlando, chiedendo, congetturando, come nella tradizione classica del giallo. Un incidente poco chiaro, soccorsi tardivi… cosa c’è sotto? E soprattutto, che verso prenderanno le indagini? Corpaci è un detective apparentemente “senza verso”, è Teresa che fa “il verso” a un tutt’altro che casalingo Corpaci, versi sembrano alcune righe dell’autrice, versi di uccelli punteggiano la storia, dal risveglio di Alfredo Corpaci alle sue sortite in città, in campagna o al mare… ma qual è il verso dell’amore? La sua voce? La sua direzione?
Ma de te fabula narratur: Alfredo Corpaci è una sorta di alter ego dell’autrice, come svelato da Lucia Corsale nei ringraziamenti del libro. In quest’uomo d’altri tempi, investigatore quasi suo malgrado, ironico e autoironico, dai completi sartoriali, dalle ansie curate dal barbiere, dal sano gusto per la cucina popolare, ritroviamo molto della Lucia Corsale scrittrice, giornalista e donna.
Nella speranza che (come in alcune delle presentazioni, con la lettura recitata di alcune scene) questo libro possa diventare anche un testo per il teatro, ne attendiamo il seguito e vi invitiamo anche a (ri)leggere i nostri interventi sulle precedenti prove letterarie di Lucia Corsale, che si è cimentata con la forma racconto e con il romanzo, con felici risultati – ricordiamo almeno “Don Antonio” e alcuni racconti apprezzati e premiati da pubblico e critica: https://www.lacivettapress.it/2022/10/15/rosetta-di-lucia-corsale-premio-letterario-racconti-nella-rete-2022/). Mentre scriviamo, ci giunge infatti la notizia che in occasione della XX edizione del Premio Cavallari di Pizzoli il racconto “Totò Mezzasalma” di Lucia Corsale si è aggiudicato il primo posto per la narrativa inedita. Queste le parole dell’autrice: “Grazie a chi crede nel valore delle parole, rigurgiti di vita che a tratti consolano”.

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