IL PD RISCHIA DI TRASFORMARSI NEL CAMPO DI AGRAMANTE DOVE TUTTI COMBATTONO CONTRO TUTTI

Ci sono dettagli  che spiegano più dell’analisi politica, che comunque va fatta e seriamente, il collasso del Partito democratico siracusano.  Il primo “dettaglio” è l’ insulto rivolto a Renata Giunta, persona perbene e corretta.  Il secondo  è l’accostamento di Alessandro Dierna ad uno spietato dittatore comunista della Corea del Nord. Il terzo dettaglio è il modo direi sprezzante col quale Glenda Raiti ha  liquidato la disponibilità di Renata Giunta a dimettersi da presidente dell’assemblea provinciale del Pd (“dimissioni apprezzate e doverose”).
Questi “dettagli” rivelano come l’astio  abbia avvelenato i rapporti umani tra dirigenti e militanti dello stesso partito.
Per fortuna non ha contagiato Maria Grazia Ficara, che ha tenuto un atteggiamento  composto e signorile,  e Alessandro Dierna, che non è mai andato sopra le righe, nonostante la tempesta che lo ha ingiustamente investito. I due contendenti escono a testa alta.
Se è vero che la verità è nei dettagli, potremmo fermarci qui. Invece, se si vuole evitare che il partito cada a pezzi, come sta già avvenendo,  serve ridare il primato alla politica. Cosa non facile.  Supponiamo che nel Pd si instauri d’amblè un clima civile, di sincero rispetto tra i dirigenti, anche se appartenenti a sensibilità diverse: basterebbe a ridargli vitalità? Assolutamente no, come non basterebbe riassemblare pezzi della galassia interna per evitare l’implosione.
Occorre invece ridefinire  la politica del partito in relazione ai problemi concreti delle persone, dei territori, dello sviluppo, della sanità, della difesa dell’ambiente, della gestione idrica, della vivibilità delle città, della legalità.
Gli organismi collettivi (la segreteria, la direzione, l’assemblea) devono essere chiamati a discutere in modo rigoroso delle risposte da dare a questi problemi, delle iniziative da mettere in campo, delle battaglie da fare nelle istituzioni per denunciare, ad esempio, il modo disinvolto con cui vengono fatti in alcuni comuni i concorsi o si creano società partecipate per fare entrare dalla finestra quello che non può entrare dal portone d’ingresso.
I dirigenti di vertice del partito, e quelli eletti, devono dare molta più importanza ad una comunicazione snella, tempestiva, che entri nel merito delle questioni e indichi l’orientamento del partito, anziché trastullarsi sulle chat.
Cosa aspetta il PD a prendere posizione sull’inchiesta della DDA di Catania riguardante un gruppo mafioso che avrebbe operato in Ortigia e sulle gravi conseguenze che stanno emergendo dall’incendio dell’Ecomac? A quest’ultimo proposito in una nota dell’Arpa si annunciano valutazioni preoccupanti su diossina e benzene e non è una questione che per il PD può passare inosservata tenuto conto del pesante impatto sulla salute di intere comunità.
Spiace dirlo, ma da molto tempo il Pd ha perso dimestichezza  con la politica come impegno a contribuire a risolvere problemi e si lacera al proprio interno su come arrivare a scadenze elettorali lontane, non tenendo conto che, se si va avanti così,  non ci sarà trippa (voti) per i gatti (i candidati).
Se nel Pd non si metterà un freno alla frammentazione correntizia e non si ridimensionerà il ruolo di alcuni “potentati” (non faccio distinzioni) sarà difficile rimettere il partito sui binari della buona politica. Mi auguro di sbagliare, ma non vedo tentativi in tal senso: vedo tentativi di spostare pezzi di partito da una parte all’altra per riconquistare il comando e ricalibrare gli incarichi.  I Latini usavano l’espressione divide et impera.

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