L’imprenditore piemontese, noto anche a Siracusa, era stato rinviato a giudizio a Lugano con l’imputazione di amministrazione infedele aggravata e ripetuta
Piemontese di Torino, Emanuele Cisa Asinari Di Gresy e Casasco – il suo lungo nome completo – da diversi anni ha spostato la residenza a Canobbio, località del Canton Ticino nel distretto di Lugano. Ed è in quest’ultima città che il 26 giugno la Corte delle Assise Criminali del Tribunale penale cantonale ha avallato il patteggiamento proposto dal suo avvocato John Dell’Oro e dalla rappresentante dell’accusa, la procuratrice pubblica Chiara Borelli, che hanno concordato una sanzione di 24 mesi pena sospesa per il beneficio della condizionale.
Emanuele Di Gresy era stato rinviato a giudizio con l’imputazione di amministrazione infedele aggravata e ripetuta, per “fatti avvenuti a Lugano e altre imprecisate località nel periodo 1° novembre 2014 – 15 settembre 2017” collegati all’attività di due società lussemburghesi.
L’indagine giudiziaria era stata avviata dopo la denuncia di alcuni investitori privati che Di Gresy avrebbe convinto a sottoscrivere delle obbligazioni, per operazioni finanziarie prospettate come vantaggiose utilizzando, invece, parte del denaro raccolto per altri scopi. Somme che adesso il marchese ha restituito, non ci è stato detto in che misura ma certo tale da soddisfare gli investitori che lo avevano denunciato e che si erano costituiti parte civile.
L’avvocato Dell’Oro, al quale abbiamo chiesto maggiori ragguagli sul patteggiamento riguardante il suo assistito, ha così risposto: “In diritto svizzero il patteggiamento (rito abbreviato) presuppone la completa tacitazione delle parti civili, ed è ciò che è avvenuto – grazie ad importanti sforzi finanziari del dott. Di Gresy – nel corso degli ultimi mesi: i relativi accordi sono stati conclusi nel marzo di quest’anno e sono stati eseguiti, a tappe ma integralmente, cosicché tutti i danneggiati hanno comunicato al Tribunale la loro completa tacitazione ed il disinteresse al procedimento”.
“Per quanto attiene alle ragioni del patteggiamento” – ha aggiunto l’avvocato Dell’Oro – “può essere utilizzato, per semplicità, il recente e noto caso disciplinare del tennista italiano Sinner: come quest’ultimo, anche il dott. Di Gresy aveva diverse argomentazioni a supporto della sua tesi assolutoria (in particolare la sua buona fede e l’affidamento al rispetto di impegni da parte di terze parti a copertura dei prestiti), ma dopo attenta ponderazione dei rischi, ha deciso di propendere per la via più veloce e priva di incertezze giuridiche, ovvero il patteggiamento. In questo modo la sua vicenda penale è chiusa, tutti i danneggiati sono stati risarciti ed il mio Mandante può girare pagina, dopo questa problematica (che invero aveva i connotati di un contenzioso civile, piuttosto che penale)”.
Fin qui il legale luganese. Il dott. Emanuele Di Gresy, per fare fronte ai suddetti risarcimenti, nel mese di marzo ha ceduto per 10 milioni di euro a un facoltoso uomo d’affari georgiano l’elegante villa Di Gresy a Lesa sul lago Maggiore. Dovrebbe infatti essere proprio lui “il discendente di una nobile famiglia torinese”, come riportato da alcuni giornali, che ha messo in vendita la dimora in questione, risalente agli Anni Trenta con tanto di parco di ottomila metri quadrati.
D’altro canto se non avesse optato per il patteggiamento previo risarcimento alle parti civili, per Di Gresy “la pena sarebbe stata ben superiore ai tre anni”: così ha rimarcato – durante il dibattimento pubblico svolto nell’aula penale – il presidente della Corte, Amos Pagnamenta, citato in un articolo scritto da Federico Storni sul Corriere del Ticino di Lugano, col quale avevamo preso contatti alcuni giorni prima della sentenza.
Nel pezzo di cronaca il giornale ha ritenuto di non riportare il nome dell’imputato, definendolo “un italiano di nobili origini di sessant’anni, residente nel Luganese da un decennio” che “Era accusato di ripetuta amministrazione infedele aggravata, reato che ha riconosciuto in aula: «Potendo tornare indietro avrei evitato determinate scelte poi rivelatesi sbagliate – ha detto. – Per leggerezza e fidandomi ero convinto che l’operazione fosse del tutto coperta».
Il Corriere Ticinese ha quindi asserito che “l’operazione problematica, risalente al 2014, è legata a una villa a Montecarlo per cui era stato raccolto del denaro che in parte ha utilizzato per suoi scopi personali, fra cui l’acquisto di un loft a Londra. L’accusa, concretamente, è di aver diminuito a suo favore il patrimonio di una società per 3,3 milioni e di averne danneggiata un’altra per 2,6 milioni. Il tutto tra il 2014 e il 2017. L’incarto in Ticino è stato aperto nel 2019”.
In precedenza, le sole notizie su questa storia erano state fornite dal quotidiano La Stampa con un articolo pubblicato nel mese di maggio del 2024 in cui, peraltro, Emanuele Di Gresy era stato scambiato (non è la prima volta) con l’omonimo cugino noto alle cronache rosa e agli appassionati di gossip, in particolare per una turbolenta relazione con la showgirl Flavia Vento.
Nel pezzo si affermava che Di Gresy “A Lugano in Svizzera è stato rinviato a giudizio per truffa e appropriazione indebita” (sic! In realtà, come abbiamo visto, gli è stato contestato il reato di amministrazione infedele aggravata e ripetuta) perché “Al vertice delle società lussemburghesi The Pearl Sarl, prima, e Virtus Estate, poi, avrebbe raggirato dei facoltosi investitori convincendoli a investire su alcuni bond. Prometteva interessi a svariati zeri. Ma i soldi, almeno secondo gli investigatori, sarebbero stati dirottati su altre imprese satellite. Ad esempio alla società Elemata Maddalena per costruire una cinquantina di ville in Sicilia, ristrutturarne un’altra. E per realizzare un resort di lusso nell’area della Pillirina, sulla costa ionica”.
Nel medesimo articolo si dava altresì notizia di un’inchiesta della Procura di Vercelli condotta dalla Guardia di Finanza, dove sarebbe comparso pure il medesimo Di Gresy, con riferimenti a capitali che gli erano stati affidati da investire in operazioni nel Principato di Monaco e a Londra, ed in parte passati su conti intestati a lui o bonificati a sue società fra cui l’Elemata. Fatti che sembravano intrecciarsi e/o sovrapporsi a quelli oggetto dell’inchiesta giudiziaria della procura di Lugano.
Fatti che prendono pure la direzione della Sicilia, arrivando a Siracusa dove ha sede una delle società di cui il marchese è amministratore: l’Elemata Maddalena Srl, da quindici anni al centro di contrapposizioni col mondo ambientalista e di contenziosi legali col Comune e con la Regione Siciliana. Società di cui ci occupiamo in un secondo articolo che pubblicheremo giovedì 10 luglio, riportando anche una “riflessione” del dottor Emanuele Di Gresy.

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