“Che dire? Sul Sole 24 Ore di oggi, lunedì 7 luglio – e quale quotidiano più autorevole, non suscettibile di partigianeria -, nella classifica nazionale “dell’Indice di gradimento dei Sindaci“, Francesco Italia, Sindaco di Siracusa è situato negli ultimi posti della classifica: 94° posto su 97. In basso, in ottima compagnia: la sindaca di Avellino, e poi, a seguire – negli inferi – Giacomo Tranchida (Sindaco di Trapani) e Roberto Lagalla (Sindaco di Palermo). La Sicilia in bella mostra.
Il fatto che il Sindaco Italia fosse così in basso (così come la Provincia e la Città agli ultimi posti da molti anni in varie classifiche sulla Qualità della Vita) in parte conferma il fragile consenso attorno a cui s’era già attestato nel giugno 2023, al ballottaggio, risultando votato soltanto da 1 cittadino su 6. Poi, in questi due anni ci ha aggiunto del suo.
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Italia dirige una Giunta senza alcuna “visione strategica” e incartata nei meandri di una maggioranza debole e asfittica, barcamenandosi con alleanze spurie, alimentando una delegittimazione delle relazioni politiche, con la sua oscillante posizione politica – alla continua ricerca di una sua personale collocazione futura tra Calenda a Roma e l’on. Carta – Sindaco di Melilli – in Sicilia e provincia.
Già da sempre – dal suo esordio politico come Assessore alla cultura con Garozzo Sindaco – la linea d’azione di Italia si era stagliata lungo l’asse di una concezione della “politica come bricolage”. Più che una “cultura dell’effimero”, una vera e propria “politica dell’effimero“.
Molto preso di sé nei rapporti con gli altri partners – partiti, corpi intermedi, singole personalità della società, ecc. – la logica “impolitica” di Italia diventava speculare al processo di crisi che via via – accentuatosi nella stagione del Covid – coinvolgerà l’azione e le idee del partito che avrebbe dovuto costituire, per Italia, un alleato importante: il PD, insieme alle espressioni civiche e politiche che avevano determinato il suo successo elettorale nel 2018 quale prima sindacatura.
Infatti, dopo un anno dal suo primo mandato, nel 2019 – oltre allo scioglimento del Consiglio Comunale per la mancata approvazione del bilancio della precedente consiliatura – , in Italia si instillava il virus del “mi piace vincere facile”! Quale migliore occasione per amministrare senza i fastidi e i laccetti delle alleanze?
Nel vuoto del Consiglio Comunale, a parte la formalità legale del Commissario regionale, Italia metteva in campo una azione politica “iperpersonalistica”: scelte soltanto sue, scarsa proiezione con le realtà sociali (professionali, culturali, sociali, sindacali, ecc.). Peraltro, a seguito delle dimissioni del vice sindaco Giovanni Randazzo, logica e “pensiero politico” avrebbero richiesto che Italia scegliesse Vice sindaco Fabio Moschella, candidato col PD a sindaco, ma non entrato in ballottaggio, che, col suo 16% di consensi aveva permesso il successo dello stesso Italia, consentendo un percorso di maggiore attenzione e collaborazione col partito più sensibile alla sua storia personale.
Nominando invece Vice sindaco il suo già “fidato” assessore Pierpaolo Coppa, Italia mostrava il tipico vezzo narcisistico – più che di hybris – a scapito di una chiara consistenza politica e strategica.
Da quel momento nel 2020 col PD guidato da Adorno, il COVID che priva la società di relazioni ampie, e richiude la politica nei suoi piccoli spazi, di lì a poco si aprirà una incomunicabilità tra la Giunta Italia e il PD, che “uscirà ufficialmente” dalla Giunta Italia. Tra chiusura di Italia e un PD incerto, tra sconfitta nazionale e Regione nel settembre 2022, si arriverà tardi, come PD alla scelta di candidare Renata Giunta a sindaca. Quella sconfitta del PD segnerà un aggravamento della sua azione politica.
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Il resto di questi 5-6 anni è l’effetto combinato di una diffusa crisi della sfera politica – tra amministrazione comunale e ruolo dei partiti politici -, che ha determinato una frattura preoccupante e inesorabile tra Istituzioni (sempre più incapaci e privi di visioni) e società e interessi materiali della società nel suo insieme.
Italia non ha colto – o ciò corrisponde al suo fragile bagaglio politico e culturale – che nell’approfondirsi di una preoccupante frattura tra Istituzioni e Società, a chi svolge un ruolo di governo urbano è richiesta la capacità e lo sforzo di “riconnettere visione politica e amministrazione”. Da qui quel “dandysmo politico” che ha connotato l’azione amministrativa del Sindaco: il Ponte inutile in Piazza delle Poste (1 milione e 300 mila euro); l’idea effimera dell’ascensore tra l’Hotel Des Etrangers e Villetta Aretusa (1 milione e 200mila euro) solo per fare gli esempi più eclatanti.
Un atteggiamento da signorotto medievale nel rapporto tra le esigenze dei quartieri popolari, in un mix di “signorilità politica e tratti populistici” con segmenti dei ceti delle periferie.
Mentre, nel venire meno della proiezione dei partiti e movimenti sul terreno dei problemi del territorio, la provincia sembra preda di figure espressioni del “notabilato politico” e subalterna a fenomeni di trasformismo nel territorio.

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