Come una vecchia fotografia di tempi passati che invece di sbiadire rimane sempre nitida e a fuoco, con i colori ancora brillanti (anche nel bianco e nero) guardando al PD l’immagine che ci appare, antica e attuale allo stesso tempo, continua a raccontarci una storia perennemente uguale a sè stessa. Soltanto i personaggi cambiano, ma non sempre.
Così le fratture, le lotte interne (ma non solo interne) del Partito Democratico che riempiono le cronache di questi giorni ci raccontano di una storia eterna, ripetitiva e ormai senza passione o interesse sia per gli esterni, i lettori, gli spettatori che per gli stessi militanti ed elettori sempre più amareggiati, sempre più disgustati, sempre più delusi, sempre di meno (tranne quelli col pelo sulla pancia ai quali – dopo tanti anni – niente ci può).
Dunque niente di nuovo sotto il sole (dell’avvenire) ma soltanto la solita, noiosa, triste y final telenovela o più appropriatamente Dramma che si consuma in terra di Archimede.
Il loop della sciarra, riattivato con l’elezione del segretario provinciale (Gerratana), ha raggiunto il suo culmine con l’elezione del segretario cittadino (Dierna) ed è rimasto attivo con l’elezione del segretario regionale (Barbagallo). A livello nazionale non sembra ancora deflagrato ma sotto la cenere il fuoco non si spegne. È il PD, Bellezza.
Nel caso specifico, nostro e cittadino, alcuni ci tengono a rimarcare che la sciarra non riguarda la questione generazionale come “certa stampa” vorrebbe insinuare, anche se il tema generazionale (in senso lato) è stato sempre un elemento caratterizzante della storia del partito cittadino. E per differenza generazionale non intendiamo soltanto l’elemento anagrafico, di età, ma di diffidenza verso il “nuovo”, verso l’esterno, verso il diverso dall’immaginario tradizionale.
Un ordine costituito improvvisamente e sorprendentemente sovvertito con Elly Schlein: un eclatante rinnovamento generazionale e una indubbia rivoluzione culturale la cui realizzazione è stata possibile soltanto perché le primarie furano libere e aperte (tra i tesserati, infatti, vinse Bonaccini).
Eppure Siracusa, una trentina di anni fa, fu teatro di una simile ed inimmagibabile rivoluzione politica e generazionale:
“ un movimento spontaneo costituito da personalità legate da percorsi di vita comune e da forti ideali condivisi, si propose alla Città tenendo diverse assemblee (affollate e partecipate) per presentare un Manifesto programmatico da proporre alle imminenti elezioni amministrative… ….Contro ogni previsione la proposta di Laboratorio Città Progetto non solo si realizzò ma addirittura risultò vincente alle elezioni amministrative con un esito che tutti considerarono un miracolo, portando alla prima elezione diretta del sindaco MARCO FATUZZO, con una giunta che fu dalla stampa definita dei ragazzini o dei boy scout…era il 1994.” (*)
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È stata questa foto a riportarmi alla mente il ricordo ancora vivo di una storia già vissuta, di un film già visto, di una storia già raccontata. “Era il 1994 e un manipolo di “giovani” del tempo decisero di scendere in politica al di fuori dei partiti e, in un certo senso, contro il sistema tradizionale di rappresentanza politica…”
Eccola lì, dunque, gran parte di quella giunta di recente occasionalmente riunita: l’ex sindaco Marco Fatuzzo con gli ex assessori Francesco Ortisi, Riccardo Gionfriddo, Roberto De Benedictis e l’ex Consigliere Comunale Salvo Adorno. Nella foto manca Tati Sgarlata (ma presente alla serata) che in seguito fu Assessore Provinciale (oltre che il più votato) anche lui a costituire un gruppo nuovo (anche generazionale) motivato e appassionato che con Laboratorio Città Progetto prima e Agire Solidale dopo, rappresentò un’esperienza sociale e politica molto attrattiva e di riferimento per i giovani (e non solo) dell’epoca. Insieme in mille battaglie, protagonisti di un percorso comune sia fuori che dentro il partito. Ma quanta diffidenza da superare c’era allora (e adesso?) per i gruppi che osavano riunirsi, discutere, organizzare convegni, presentare progetti… L’esperienza di Laboratorio Città Progetto, di Agire Solidale …quanti problemi, quante discussioni… quanta indifferenza per i giovani degli anni ‘90 e 2000, responsabili di movimenti, associazioni (Legambiente, Arci, Libera, Natura Sicula, Emergency, ecc.) che dal partito avrebbero meritato più attenzione e più coinvolgimento ma verso i quali invece il partito non si è mai rivolto e si è ben guardato dall’attingere.
Quanto difficile si è dimostrò l’apertura, il riconoscimento per quei soggetti e quelle realtà, verso il rinnovamento del partito? Quanta fatica a sentirsi inclusi e accettati, a superare diffidenze e ostacoli, ritrosie e gelosie … Quanta avversione per esempio per Roberto De Benedictis, quanti ostacoli per quel giovane che veniva da fuori senza aver fatto la trafila dell’apparato e veniva eletto deputato regionale … o per Tati Sgarlata assessore provinciale riluttante ai compromessi, stesse diffidenze, stesse chiusure.
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Quell’esperienza, storica e significativa, così come analizzata, studiata e raccontata nella tesi ETNOGRAFIA DI UN’ESPERIENZA POLITICA, IL CASO DEL TAVOLO IRIS* (Relatore ch.mo prof. Berardino Palumbo, Università di Messina, 2008) è ancora presente non soltanto nei ricordi di tanti ma si è sviluppata e germinata in concreto nella società attraverso varie forme e realtà (associazioni, volontariato, cooperative sociali, movimenti). Alcuni dei personaggi non sono più nel partito, altri continuano a tenere viva quella fiammella di speranza di rinnovamento e apertura possibile, tutti insieme (con molti altri) lottano ancora e sempre per costruire una società migliore.
1994, oltre trant’anni dopo la storia si ripete. Riuscirà il partito a cambiare?
* ETNOGRAFIA DI UN’ESPERIENZA POLITICA, IL CASO DEL TAVOLO IRIS (Relatore ch.mo prof. Berardino Palumbo, Università di Messina, 2008)

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