Ma quanti dipendenti ha la Melilli Servizi, la società partecipata del Comune di Melilli? 60, 74 o 130? Quando e come sono stati assunti? E cosa fanno?
“La gioia più grande è quella di aver dato un posto di lavoro a 60 cittadini” ha detto il sindaco Giuseppe Carta poco dopo la nascita, nel giugno 2023, della MeSer il cui organigramma, pubblicato il 28 maggio scorso, è però di 74 persone che, nella relazione sul bilancio di previsione 2024, diventano 130.
L’atto costitutivo affida alla società, dotata di autonomia giuridica ed economico-finanziaria (socio unico il Comune), la gestione dei servizi pubblici locali: informatizzazione della documentazione dell’ente, supporto alla gestione dei tributi, servizi di portierato e custodia, progettazione engineering (!) e back office, patrimonio immobiliare, strade e segnaletica, manutenzione ‘agraria’ e di parchi, riserve, aree a verde pubblico, opere per la difesa del territorio ed eliminazione del dissesto idrogeologico, fino all’organizzazione di eventi e manifestazioni, come accaduto nel recente viaggio negli USA. Un mandato davvero onnicomprensivo che comprende anche “operazioni mobiliari, immobiliari, commerciali, industriali e finanziarie” fino all’assunzione di finanziamenti e mutui nonché “attività di accertamento, liquidazione, riscossione anche coattiva degli importi dovuti in relazione ai servizi erogati”.
Ma nella realtà sembra si occupi essenzialmente di assistenza agli alunni diversamente abili e agli anziani (servizi ASACOM, ADA, ‘trasporto sociale’, lo “Spazio Gioco” per i più piccoli).
E gli altri dipendenti, quelli che non si trovano nell’organigramma della MeSer, che fanno? I servizi di selezione del personale sarebbero stati affidati a una non meglio specificata società esterna con un costo stimato per l’anno 2024 in 15mila euro, una nuova “voce di costo non prevista nel piano programma” originario. Quali sono le modalità di selezione? Quale trasparenza e pubblicità viene data al piano di assunzioni? Come mai non se ne parla in Consiglio Comunale quando si approvano i bilanci?
Eppure è una società che ha visto un’esplosione della spesa: da un business plan per il quinquennio 2024–2028 di 500 mila euro al milione e 500mila euro del bilancio di previsione 2024 (e non abbiamo ancora reperito i dati per il 2025).
È aumentato tutto rispetto alle previsioni iniziali: per avere un sito web “più performante ed idoneo alle necessità della società” da 1.000 a 9.200 euro; costo dell’operatore informatico, “persona altamente specializzata”, da 7.945 a 22.800 euro; per l’amministratore unico, “in considerazione del maggior numero di servizi erogati e del numero di dipendenti assunti dalla società”, dal mese di maggio il compenso passa da 1.863 euro a 2.277, quello annuale del collaboratore amministrativo da 12.516 a 20.228. Anche per il carburante è stato ‘necessario’ un ritocco: “Considerando la spese mensilmente sostenuta nei primi tre mesi dell’anno 2024, pari a circa € 2.000 al mese, il costo indicato nel piano programma in € 9.700 viene stimato pari ad € 24.000”. Ma per alchimie per noi incomprensibili scende invece il compenso del consulente del lavoro: da 72mila euro a 39.413,50 (!).
Ma davvero era ‘necessaria’ questa società? Davvero si sono realizzati “consistenti risparmi per l’ente”. “Un risparmio oggettivo di circa il 40% dei costi sostenuti in passato affidando a società terze i servizi” secondo il sindaco Carta a sei mesi dalla costituzione della MeSer ignorando il parere negativo della Corte dei Conti che nel luglio 2023, dopo aver esaminato gli atti inviati per legge dal Comune di Melilli – ed era il business plan da 500mila euro, non il bilancio del 2024 da un milione e 500mila! – ha espresso un giudizio di non conformità del deliberato dell’Ente rispetto alle norme di settore.
Un giudizio tranchant quello della Corte: “priva di motivazione sostanziale” la delibera consiliare sull’opportunità di esternalizzare i servizi affidandoli alla partecipata; generiche le affermazioni di supporto; assenza di una seria analisi di costi e ricavi; business plan privo dei dati necessari anche relativamente alla situazione patrimoniale prospettica della società; non attenzionata la rilevanza dei costi del personale essenziale nel quadro economico-finanziario della società; parere ‘contraddittorio’ dei revisori dei conti; non sostenibile neanche la semplice analisi comparativa tra i servizi facenti parte l’oggetto sociale e il capitale sottoscritto di soli 10mila euro.
Le domande sarebbero tante ma ci limitiamo ad una sola.
Il Comune di Melilli ha motivato “analiticamente” le ragioni per le quali ha inteso discostarsi dal parere della Magistratura contabile e ha pubblicato tali ragioni sul sito web istituzionale come prescritto dal comma 4 dell’articolo 5 del d. lgs. n.175 del 2016 (“Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”)?
LE MOTIVAZIONI DEL PARERE NEGATIVO ESPRESSO DALLA CORTE DEI CONTI SULLA COSTITUZIONE DELLA MESER SERVIZI
Nel caso in esame la scelta di esternalizzare i servizi contenuta nella delibera consiliare risulta radicalmente priva di una motivazione sostanziale, tenuto conto della genericità dell’affermazione che il comune attualmente gestisce i servizi sopra evidenziati ricorrendo ad appalti esterni con aggravio di costi e procedimenti, tale scelta creerebbe un risparmio di costi ed una loro migliore tracciabilità ai fini del rischio di corruzione.
Tale affermazione appare molto generica, e non è sostenuta da una analisi sui costi e ricavi secondo criteri di contabilità analitica – industriale, relativamente ai costi fissi e variabili per unità di servizio del comune, rispetto a quelli che dovrebbe svolgere la società, i quali sono elementi fondamentali per la costruzione di un business plan, budget ecc., e comunque, la suddetta analisi dovrebbe essere svolta secondo un serio controllo di gestione dei relativi centri di costo.
Quindi, il Business PIan, o altro documento equipollente, nella prospettiva della pianificazione aziendale, deve fornire gli elementi descrittivi relativi all’operazione societaria che si intende eseguire: l’esercizio di previsione deve riguardare la situazione patrimoniale prospettica della società che ci si accinge a costituire o partecipare, delineandone l’evoluzione delle attività (liquide, correnti o immobilizzate) e delle relative fonti di finanziamento (passività e patrimonio netto).
Le previsioni del BP devono essere accompagnate da apposite note esplicative che, nel rispetto dei principi di trasparenza e chiarezza, ne espongano le ipotesi di sviluppo. In particolare, occorre esplicitare la natura dei ricavi (ad esempio se consistenti in trasferimenti pubblici o ricavi da prestazioni di beni e servizi) e 1a relativa struttura (quali le ipotesi circa la determinazione del fatturato in termini di volumi e i prezzi dei prodotti/servizi resi); specularmente deve essere descritta la composizione ed evoluzione dei costi, sia variabili sia fissi, con specifico riguardo a quelli strutturali, quali le esigenze di personale e gli oneri finanziari. Non va trascurata, infatti, la rilevanza dei costi di personale nella governance di una società partecipata, considerata la loro incidenza sul quadro economico-finanziario. Ciò anche al fine di mettere in luce il momento di pareggio aziendale (break even point) in cui il flusso atteso di ricavi sarà in grado di garantire la copertura dei costi complessivi stimati.
Di tutto questo non vi è traccia nella richiesta di parere, e nella motivazione della delibera e ciò ha trovato conferma nel parere dei revisori dei conti del comune che appare perplesso e contraddittorio, ove si afferma di non essere in grado di effettuare alcuna valutazione tecnica, economica e finanziaria, pur nell’espressione di un parere di contenuto favorevole.
Volendo in astratto prescindere da tutto ciò, si può affermare che da una semplice analisi comparativa tra i servizi facenti parte l’oggetto sociale ed il capitale sottoscritto di soli € 10.000 tale attività non appare sostenibile sotto il profilo economico e di conseguenza finanziario e patrimoniale, poiché totalmente insufficiente a finanziare e coprire i costi dei suddetti servizi, in assenza di chiare fonti di entrata, tenendo conto che per le loro specifiche peculiarità, per alcuni di essi non sono oggettivamente conseguibili dei ricavi.
Dunque, non si comprende come la società, vista la misura del proprio patrimonio netto che coincide solamente con il capitale sociale, tenuto conto dei costi necessari del personale e delle materie prime, possa “autonomamente” già nei primi tre mesi di vita svolgere tali attività e mantenere gli equilibri di bilancio, secondo i principi del Codice civile e delle direttive europee in materia di societaria.
Ne deriva un giudizio di non conformità del deliberato “a quanto disposto dai commi 1 e 2 del presente articolo 5, nonché dagli articoli 4,7 e 8” TUSP.

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