C’è ancora speranza per i bambini?

Da poche settimane è stato pubblicato il terzo rapporto sui maltrattamenti dei minori in Italia. L’indagine è stata curata dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, insieme a Terre des hommes e al Cismai, con il contributo dell’Istat. Il precedente era stato pubblicato nel 2018. Ricco di dati offre uno sguardo preoccupante sulla situazione dei bambini, soprattutto considerando che l’indagine ha il limite di misurare dati certamente incompleti perchè ha come unica fonte di rilevazione solo il numero di minori (0-18 anni) presi in carico dai servizi sociali dei Comuni, pur essendo noto che i bambini che subiscono maltrattamento sono solo in parte intercettati dai servizi. Il report, inoltre, non indaga il disagio di bambini e adolescenti che non arrivano alla soglia del maltrattamento, avendo come scopo quello di fare una fotografia reale dei bambini presi in carico dai servizi sociali in riferimento agli abusi.

La definizione e la classificazione dei maltrattamenti è quella del 2002 dell’OMS ed ancora accettata in modo unanime: “Il maltrattamento all’infanzia è costituito da tutte le forme di maltrattamento fisico e/o psicologico, abuso sessuale, trascuratezza o trattamento trascurante o sfruttamento commerciale o di altro tipo, che ha come conseguenza un danno reale o potenziale alla salute del minorenne, alla sua sopravvivenza, sviluppo o dignità nel contesto di una relazione di responsabilità, fiducia o potere”. La classificazione prende, pertanto, in considerazione: l’abuso sessuale, (2% del totale delle segnalazioni); il maltrattamento fisico (11%); il maltrattamento psicologico(12%); la patologia delle cure (4%); la violenza assistita (34%); e la trascuratezza grave (37%) che per la prima volta è suddivisa in trascuratezza fisica, educativa ed emozionale. Quasi sempre ci sono sullo stesso bambino più tipologie di maltrattamento. I dati italiani ci dicono che i minori presi in carico dai servizi sociali in Italia al 31 dicembre 2023 sono 374.310 ossia 42 ogni 1.000 minorenni residenti in Italia (che sono circa 9 milioni), con un rapporto M/F di 54%/46%. I minori in carico per maltrattamenti sono 113.892. La quota di minorenni maltrattati sul totale in carico è passata dal 19,3% nel 2018 al 30,4% nel 2023, con un incremento da 193 a 304 minorenni ogni 1.000 di quelli in carico, ovvero un aumento del 58% rispetto alla rilevazione precedente del 2018. Se nel 2018 si stimava che circa 9 minorenni ogni 1.000 in Italia fossero vittime di maltrattamento, nel 2023 il valore è salito a 13 minorenni ogni 1.000 residenti. Non mi soffermero sui tanti dati che emergono dall’indagine, ma desidero fare solo alcune considerazioni:

  1. la percentuale più alta di minori in carico è al nord, la più bassa al sud, ma altre indagini sull’efficenza dei servizi dimostra che questo è dovuto prevalentemente alla capacità di intercettare il maltrattamento e alla qualità dei servizi. Sud ed isole si dimostrano in questo campo indietro rispetto al centro e soprattutto al nord Italia.
  2. Un dato che mi sembra particolarmente interessante è la distribuzione per fascia di età dei minori in carico per maltrattamento:
  3. 18% la fascia 0-5 anni;
  4. 32% la fascia 6-10 anni;
  5. 50% la fascia 11-17 anni.

E’ evidente la difficoltà a intercettare l’abuso nei bambini nei primi anni di vita!

Se prendiamo in considerazione il dato relativo la provenienza della segnalazione ai servizi sociali, scopriamo che i medici di base e i pediatri di libera scelta segnalano per l’1% del totale e la scuola per il 14%. Possiamo dedurre quanto siamo lontani da una cultura della prevenzione e dell’infanzia. Se si considera, infatti, che in Italia i bambini sotto i 3 anni che frequentano gli asili nido o altre agenzie educative sono circa il 30% del totale, dovremmo auspicare che gli ambulatori dei pediatri diventino il “luogo privilegiato della prevenzione” insieme naturalmente ai nidi e, successivamente, alla scuola primaria. Da non trascurare il ruolo nella prevenzione dei reparti sanitari di pediatria, ostetricia, pronto soccorso. A questi andrebbero aggiunti i rapporti di prossimità e la stessa famiglia.

  1. Tutte le ricerche delle neuroscienze dimostrano come i primi anni di vita sono fondamentali per “la costruzione della mente”. La ricerca scientifica ci dimostra che se i primi anni di vita sono caratterizzati da Eventi sfavorevoli/traumatici è possibile che questi possano condizionare in modo negativo le traiettorie evolutive anche per tutta la vita. Oggi si parla giustamente dell’importanza dei primi 1000 giorni, considerando le 40 settimane di gestazione e i primi 2 anni di vita. Anche l’Italia ha investito con progetti riguardanti i primi 1000 giorni e la Sicilia è stata tra le 5 regioni italiane scelte per la ricerca, che aveva comunque il limite di una scarsa operatività. Anche l’ASP di Siracusa ha ricevuto i finanziamenti per la ricerca, ma sul sito dell’ASP è possibile rilevare soltanto che la ricerca è stata affidata e finanziata ad una azienda esterna( si è conclusa nell’aprile 2025) ma personalmente non sono riuscito a trovare dati nè sul progetto, nè sui risultati.
  2. Nell’indagine si parla dell’importanza di utilizzare le strategie consigliate dall’OMS che hanno l’acronimo di INSPIRE. Il cuore di queste strategie pulsa innanzitutto verso una visione sistemica e mette in evidenza l’interdipendenza tra le parti (scuola, famiglia, sanità per esempio). Partendo da normative nazionali coinvolge l’ operatività dei territori comunali. Sette le strategie proposte dal progetto tutte abbastanza ben dettagliate. Vorrei anche sottolineare come tra le indicazioni dell’indagine c’è il consiglio di partire da analisi dei dati locali. Segnalo che a Siracusa l’ultima indagine sulla situazione locale dei minori risale al 2015 con due ricerche da me realizzate a costi zero per il Comune, nel periodo in cui ebbi l’onore di essere Difensore dei diriti dei bambini del Comune di Siracusa. L’ indagine appena pubblicata conferma un dato già noto: il maltrattamento avviene prevalentemente in famiglia (90%).

In conclusione dall’indagine emerge come sia veramente drammatica la situazione dei minori in Italia a convalida e conferma di altri report nazionali sul disagio di bambini e adolescenti. Tagliare fondi sul sociale e sulla sanità che riguardano i minori significa non avere consapevolezza dell’importanza di proteggere l’età evolutiva ed ancora “che non è raggiunta una conoscenza del fenomeno condivisa e un linguaggio comune per riconoscerlo”. A tutto ciò non possiamo certo dimenticare il dramma dei bambini nei 56 conflitti aperti oggi nel mondo.

Non mi pare che Siracusa brilli in questa “battaglia” contro il maltrattamento e il disagio dell’età evolutiva. E’ infatti evidente che non sono sufficienti gli eventi, spesso vere e proprie “passarelle” a beneficio degli adulti; ancor meno servono proclami sui social, soprattutto se fatti per soddisfare il proprio narcisismo e non hanno seguito operativo. E’ necessaria una nuova visione, una capacità di allineare gli interventi sociali con le risultanze delle ricerche scientifiche. Comprendere i cambiamenti epocali in corso, saper leggere i nuovi bisogni. Mettere in campo una operatività che abbia un’ ottica sistemica capace di far dialogare tutte le variabili coinvolte che sono necessariamente interdipendenti. Chiudere la stagione della retorica e del tirarsi fuori adducendo sempre ad altri la responsabilità (la famiglia, la scuola, i cellulari, i migranti, la politica). Non certo perchè questa responsabilità non debba essere riconosciuta e denunciata, ma dobbiamo comprendere l’interdipendenza tra le diverse parti in causa. Una cultura repressiva o di contrapposizione non porta da nessuna parte, soprattutto se non accompagnata da una operatività capace di dialogo tra le parti, fuori da schemi ideologici: i bambini non appartengono ad una “parte”

Quale speranza può esserci oggi per i bambini? C’è speranza se noi adulti cominciamo a sostituire l’emotività, con emozioni autentiche; non ricerchiamo sensazioni immediate, ma relazioni intrise di sensibilità. I bambini sono stanchi di retorica e ripetitività, ma desiderano verità con basi scientifiche; non apprezzano le ideologie, ma ricercano idee orientate al bene e al rispetto. Una cultura per l’infanzia e dell’adolescenza, infine, non può nascere solo da noi adulti (semplicementi non ne siamo capaci!), ma in un rapporto di reciprocità e co-costruzione con i bambini e gli adolescenti.

Intanto Siracusa attende l’elezione del Garante per l’infanzia ma meglio non eleggerlo se sottomesso al potere politico!

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