IL PROBLEMA DEL PD è IL PD (di Siracusa)

Il PD di Siracusa ha un problema politico molto serio. Anzi, di più – il che rende la questione ancora più grave! –, il PD di Siracusa è “il problema” più serio per la politica (democratica) di Siracusa e dell’intera provincia. Ne è “il problema” perché, prima ancora di cincischiare, perdere tempo o criticare e mettere a nudo l’inconcludenza, la vacuità strategica e i giochini del centro-destra che governa quasi tutta la realtà istituzionale della provincia di Siracusa (opera che va pur fatta), è a se stesso che il PD dovrebbe “saper” guardare: è dal suo incartamento immobilizzante che la sinistra dovrebbe venir fuori. Ѐ evidente che il centrodestra si muove nel consolidare il proprio potere, per estendere le proprie relazioni sociali, per affermare i propri “dis-valori” – e ciò peraltro accade nel vivo di una crisi economico-sociale e di povertà che investe fasce sempre più estese di cittadini.

Appare infatti visibile e vistoso il processo di consolidamento di forme di “notabilato” di paese, di trasformismo politico, di estrema “personalizzazione” che è in atto nel panorama politico provinciale, e che si accentua sempre di più, sino a investire figure di amministratori o parlamentari: dal deputato regionale Carlo Auteri, sospeso da FdI, nel giro di poche settimane passato con la DC di Cuffaro, al Sindaco di Siracusa, Francesco Italia, in cerca di avventure e nuove collocazioni. Con i deputati Carta e Gennuso che, su fronti diversi, estendono le loro relazioni politiche e accrescono la loro egemonia provinciale, in uno scenario politico e istituzionale divenuto sempre più opaco nella gestione delle risorse, mentre l’opinione pubblica e i cittadini prendono le distanze dalla partecipazione politica o sono costretti a subire la dipendenza clientelare dei nuovi padrini del potere. Ecco perché, da circa tre anni, pesa e si avverte il “vuoto” dell’azione politica ed organizzativa del PD nella provincia di Siracusa, sino ad aver assunto un carattere patologico.

In questione – a Siracusa, nella provincia e in Sicilia – è il significato, il valore e il “senso” della politica, della partecipazione e dell’impegno civico-politico, verso finalità progettuali e legittimi “interessi” materiali, sociali e culturali, in parallelo alla crescita qualitativa di classi dirigenti a capo di solide Istituzioni nel territorio, mentre una crisi preoccupante di prospettive investe la Sicilia e la nostra provincia.

  CHIUSO PER CONTEGGI

Ecco perché l’assenza del PD dalla scena politica collettiva, l’aridità del clima interno, l’esasperata conflittualità, l’ambiguità e lo stallo del gruppo dirigente ne costituiscono “il problema”! Fatta eccezione per le poche realtà territoriali in cui il PD è alla guida di poche Giunte locali, esercitando un ruolo di governo – Carlentini, Canicattini, con propri Sindaci, da poco anche a Solarino, con l’on. Tiziano Spada (sorvoliamo sul surreale “silenzio” preelettorale e sull’esito finale, da parte del PD, che ha visto la vittoria del deputato regionale Spada) –, se il partito rimane vuoto, diviso e smarrito un po’ ovunque, anche le realtà di governo in questi Comuni rischia di sfilacciarsi in assenza della capacità di costruire una “rete” strategica sui vari temi di sviluppo, ora che peraltro la Provincia regionale, pur in dissesto finanziario, torna ad esprimere potenzialmente un ruolo. Agricoltura, riconversione industriale, strategie organiche per un turismo virtuoso, gestione sistemica dell’acqua, “reti sistemiche” tra aree territoriali omogenee, ecc. richiedono Istituzioni e classi dirigenti capaci all’altezza della loro responsabilità e competenza.

Una “stasi” preoccupante quella del PD. Doveroso dover ammettere che lo stallo, il “vuoto” di direzione, a lungo coltivato, in questi anni da parte del PD e del suo gruppo dirigente è riuscito a conferire al termine “stasi” il suo senso duplice, doppio. “Stasis”, infatti, traduce/significa, ad un tempo, “immobilismo”, per analogia, indecisione, “vuoto di decisione”: appunto, una “stasi”. Così come “stasis”, vuol dire anche “guerra civile”, distruzione totale di tutte le parti in lotta. Il termine ha così assunto, visivamente, nelle vicende del PD, questo doppio significato/effetto: un immobilismo, speculare ad un processo degenerativo, tradottosi in guerra totale.Da settimane, il PD di Siracusa città è dilaniato – e interdetto – a seguito del congresso per la formazione del nuovo gruppo dirigente, tra cavilli regolamentari, ricorsi burocratici, mentre l’intero gruppo dirigente è conficcato in un imbuto dal quale non sembra saper venir fuori. Ed è surreale il fatto che nessuno tra quanti hanno guidato il PD in questi anni, e sino ad oggi ne sono stati (e ne sono) al vertice, abbia saputo indicare la via per fa uscir fuori il partito dall’inconcludenza politica.

D’altra parte, se la prima domanda su cui si fonda la politica e, conseguentemente, l’azione di ogni partito politico – «Che fare?» – è rimasta interdetta e irrisolta per tre anni, è evidente che alla fine l’effetto è stato quello di tradurre l’immobilismo nello scontro inconcludente e, ad un tempo, esiziale. Come uscirne? Come venir fuori dal pantano? Sarebbe necessario uno scatto ideale.

Certo, il paradosso è che la domanda di una “svolta credibile”, di un “nuovo inizio” spetterebbe al gruppo dirigente che ha trascinato il partito – a parte i piccoli segni di inversione, pur presenti in qualche realtà comunale, dopo il congresso – in un punto di non ritorno. Forse – ma ciò richiederebbe la comune volontà di tutte le parti in campo – l’unica via, l’unico percorso democratico, di là dai “ricorsi” – la morte della politica! –, risiede nella disponibilità unitaria a far tornare al voto tutti gli iscritti al PD, compresi coloro che possono votare via web – nella scelta dei due candidati che si contendono il ruolo di segretario. E da lì, provare a ripartire. E così provare a ricostruire nuove relazioni e nuovi legami, sociali e politici, con la città, i suoi quartieri, le sue energie, i suoi problemi.

Questa è l’unica opportunità di segno “politico” che il PD possiede se vuole davvero uscire dal pantano.

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