Siracusa, un territorio sempre più povero e violento

Oltre ai report annuali sulla qualità della vita in Italia emessi dal Sole 24ore esiste da anni anche la classifica di ItaliaOggi, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma. Questa produce una leggera differenza nei risultati finali, poiché certi indicatori vengono gestiti in maniera differente. Ma alla fine i risultati si scostano di poco.

L’analisi dei dati viene stilata sulla base di 92 indicatori, suddivisi in nove macro-categorie: “Affari e lavoro”, “Ambiente”, “Istruzione”, “Popolazione”, “Reati e sicurezza”, “Reddito e ricchezza”, “Salute”, “Sicurezza sociale” e “Turismo e cultura”. Alla provincia con il posizionamento migliore vengono assegnati mille punti, mentre zero a quella peggiore. Così le 107 province italiane, a seconda del loro punteggio, vengono vanno poste in quattro gruppi: “Buona”, “Accettabile”, “Discreta”, “Insufficiente”. È ovvio che la stragrande maggioranza delle provincie che si trovano nella fascia degli “Insufficiente” sono quasi sempre quelle del mezzogiorno d’Italia. Ciò ricompare anche in quest’ultimo rapporto di dati del 2024.

Abbiamo così che secondo la classifica di quest’anno, le prime dieci province italiane, in cui si vive meglio, si trovano tutte al nord.

Però emerge nel 2024 un nuovo fattore è che in tutte le categorie compaiono difficoltà strutturali, e decade anche la classica divisione tra Nord e Sud. Così nella categoria “Popolazione” più del 50 per cento delle province sono sotto la media: si fanno pochi figli, c’è un alto tasso di mortalità e il saldo migratorio non riesce a compensare questi numeri. Infatti, Trieste e Alessandria nel 2024 sono tra le città del Nord Italia in questo senso peggiori, rispettivamente al 101° e 103° posto. Nella categoria “Turismo, intrattenimento e cultura”, introdotta quest’anno, solo 11 province sono sopra i 500 punti. Tra queste ci sono molte grandi metropoli culturalmente attrattive, come Milano, Roma, Torino, Venezia, Firenze e Bologna, mentre tutte le altre non riescono a raggiungere offerte adeguate in termini di servizi turistici e culturali – a causa del numero limitato di musei, biblioteche, eventi culturali e strutture ricettive.

Anche al centro nord metropoli come Milano e Roma peggiorano con 20 e 12 posizioni perse; a influire maggiormente sul punteggio di entrambe è stato l’alto costo degli immobili al metro quadro, l’aumento dei prezzi dei beni di consumo e il peggioramento del tasso di disoccupazione.

Influisce nella classifica il basso numero di posti letto nei reparti di specialistica, e delle apparecchiature diagnostiche ogni 100mila abitanti. Un fenomeno diffuso in tutta la penisola.

Affiora così in Italia un benessere economico scarso, lo testimonia la percentuale più bassa di occupati, la più alta di inattivi e la terza più alta di giovani disoccupati nella comunità europea. Inoltre, l’Italia è anche terz’ultima per numero di laureati (ultima è la Romania). Sono negativi anche i risultati sul numero di figli per donna, i posti-letto, la mortalità, gli infortuni sul lavoro e l’inquinamento atmosferico.

Però alla fine la classifica della Qualità della vita 2024 evidenzia un Paese in lento miglioramento rispetto allo scorso anno, anche se ancora fortemente frammentato. Se da un lato le grandi città del Nord e Centro Italia vedono crescere il loro posizionamento, dall’altro il Sud continua a rimanere indietro, penalizzato da disuguaglianze sempre più di natura strutturale.

Ma entrando nello specifico e ripercorrendo la realtà della Sicilia e delle sue provincie scopriamo nella graduatoria generale i punteggi da 0 a 1.000 assegnati alle provincie siciliane:

La prima provincia è Ragusa a 277 punti segue Trapani (194) Enna (146) Catania (141) Palermo (122) Siracusa (113) Messina (112) Agrigento (109) infine la provincia peggiore è Caltanissetta con 0 punti, ultima in Italia.

In quest’altra tabella si evidenziano le differenze avute per provincia rispetto al 2023 dei quattro macro indicatori (in rosso i peggiori):

istruzionelavororedditosalutesicurezza
Siracusa-1-5+7+4-9
Palermo+5=+11-12+26
Agrigento+1+5+1+9-5
Ragusa-1-2+6-13-18
Catania-4+8+17+13+40
Caltanissetta==-5+4-12
Trapani-1+3+15-27-2
Enna-4-2-1+30+9
Messina=-2+4+3-6

Abbiamo la provincia di Siracusa che si presenta ultima rispetto all’anno precedente sull’indicatore lavoro nella regione.

Se facciamo un excursus storico sulla disoccupazione da dati raccolti in Istat scopriamo una discesa mai fermatasi di questo indicatore. Così se il tasso di disoccupazione nel 1970 era del 5%, quindi un’alta occupazione, questo nel 1990 si presentava al 9,5% poi nel 2010 giungeva 12% e ultimamente nel 2020 al 20%. Ultimi dati fissano il dato intorno al 22% (Istat).

Per il macro indicatore “istruzione” la provincia è 2° dopo Catania ed Enna pari merito rispetto all’anno precedente. Su “reddito” cresce ma meno di città come Palermo, Catania, Trapani.

Per quello della “salute” cresce rispetto all’anno precedente ma esclusa Palermo Ragusa e Trapani è l’ultima delle provincie come andamento positivo (Messina le è vicina). Per l’ultimo indicatore “sicurezza” si ritrova agli ultimi posti (sopra Ragusa e Caltanissetta) valutando come grandi provincie (Palermo e Catania) presentano balzi elevati su tale indicatore.

Riprendendo l’ultimo report annuale del Sole 24ore c’è da capire più a fondo cosa esprimono gli indicatori nella realtà concreta.

È per questo motivo che facciamo un raffronto tra i dati del 1990 e gli ultimi del 2024 della nostra provincia. Da questo parallelo esce fuori un quadro davvero desolante per tutti i sei macro indicatori che il rapporto del Sole 24ore ha analizzato da quella data a oggi sulle 107 provincie (i valori dei macro indicatori sono le posizioni di Siracusa nella classifica nazionale).

19902024
Ricchezza e consumi84°103°
Affari e lavoro83°104°
Giustizia e sicurezza73°
Demografia e società81°77°
Ambiente e servizi45°104°
Cultura e tempo libero85°91°

In questa visione tutte le posizioni appaiono in netta discesa (tranne demografia e società) e abbiamo “ambiente/servizi” diminuita del 50%. Ma desta un’ulteriore perplessità il macro indicatore “Giustizia e sicurezza” che dal 1990 a oggi è calato enormemente. Per comprendere al meglio tale macro indicatore l’osserviamo più specificatamente scrutando così che in questo ultimo rapporto è al 25° posto in classifica nazionale. Entrando nello specifico scopriamo che è formato da 9 sotto indicatori: Furti di autovetture (15°), Furti in abitazioni (73°), Rapine (49°), Truffe e frodi informatiche (42°), Stupefacenti (14°), Furti con destrezza (56°), Violenza sessuale (56°), Furti in esercizi commerciali (31°), Minacce (6°). (I numeri in parentesi rappresentano la loro posizione generale sulle 107 provincie).

in tal modo constatiamo che su un totale di 9 indicatori 6 si posizionano oltre la metà e “Minaccesi presenta ai primissimi posti. Tutto questo fa considerare come il capoluogo e la provincia sono fin troppo cambiati in tutti questi anni giungendo a un territorio sempre più violento esistente anche fra vicini di casa e in famiglie come risultano dalle denunce e interventi dei carabinieri e della polizia.

 

 

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