Ad Avola con Landini per ricordare il voto per l’8/9 giugno sui diritti dei lavoratori

Il 20 maggio, in occasione del 55° anniversario dell’approvazione della legge 300/70 (lo statuto dei lavoratori), è stato organizzato ad Avola, città resasi famosa per l’episodio che portò alla morte di due braccianti, l’incontro con Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil. Il segretario in questi giorni sta girando l’Italia per dare il proprio contributo alla campagna di sensibilizzazione al voto dell’8 e 9 giugno quando si chiederà di segnare un sì o un no ai quattro referendum sul lavoro promossi dalla Cgil e al quinto, presentato decine di associazioni, sulla cittadinanza che per gli stranieri si vorrebbe portare da dieci a cinque anni.

Anche un altro sindacato nazionale ha seguito la Cgil fin dalla raccolta delle firme, la Uil. Eppure ad Avola non c’era né una sua bandiera, né la presenza della segretaria provinciale. La macchina organizzativa della Cgil, da sola quindi, ha raggiunto l’obiettivo di riunire tesserati e simpatizzanti della provincia e numerosi curiosi si sono avvicinati per ascoltare.

A molti è sembrato “l’incontro di una grande famiglia” osservando abbracci e sorrisi scambiati tra i partecipanti che si rincontravano.

Fra le tante persone accorse c’erano ex comunisti del vecchio Pci e alcuni dirigenti del Pd, ma tra le tante bandiere rosse che rappresentavano le varie categorie della Cgil non ce n’era nessuna dei partiti che si dichiarano di sinistra e che hanno aderito alla campagna per la partecipazione al voto per i cinque sì, e parliamo soprattutto del Pd. Erano presenti solo esponenti del Movimento 5 Stelle con loro bandiere.

Già questa breve sintesi, secondo noi, illustra la reale volontà di attivarsi per raggiungere quel risultato affrontando il muro d’omertà pressante della maggioranza parlamentare che promuove il silenzio tramite la Rai, ente pubblico che offre una scarsissima informazione accompagnata dall’invito all’astensionismo.

Sul palco si sono presentati, dopo l’introduzione del segretario provinciale Roberto Alosi, rappresentanti della realtà sociale, da un giovane lavoratore precario a una ricercatrice e una ragazza di colore che dopo 27 anni non ha ancora la cittadinanza e una rappresentante dell’Anpi. Anche un anziano e combattivo parroco è intervenuto offrendo alla piazza un toccante discorso e terminando col dare il suo pieno appoggio ora e per altre battaglie alla Cgil e a tutti i lavoratori.

Alla fine c’è stato l’intervento di Landini che ha in primo luogo stigmatizzato la propaganda sull’astensionismo da parte delle più importanti cariche istituzionali contraria alla Costituzione su cui hanno giurato.

Difatti l’articolo 98 del “Testo unico sulle leggi elettorali” dichiara che chiunque è investito di un pubblico potere se nell’esercizio delle sue funzioni si adopera a costringere gli elettori a indurre all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Per cui i titolari di cariche pubbliche ed esponenti delle istituzioni sono tenuti a far funzionare correttamente un istituto della democrazia diretta, non a boicottarlo.

C’è bisogno di partecipazione, dobbiamo riuscire a che il 50% più uno dei cittadini decidano di andare ai seggi elettorali.

Ciò vuol dire portare più di 25 milioni di persone al voto per raggiungere il quorum. Questa strada può apparire difficile – ha asserito Landini – ma vedo che ovunque io vada, dopo aver fatto conoscere i quesiti, le persone si convincono dell’importanza di partecipare.

Osserviamo come da 25 anni c’è un arretramento politico generale sui diritti del lavoro dietro all’idea che con la flessibilità il Paese potesse crescere. Si prospettava per le imprese la possibilità d’agire senza vincoli sociali. Quest’attacco e le conseguenti leggi approvate sono stati avallati da tutte le forze politiche, da sinistra a destra.

È così che abbiamo raggiunto un livello di precarietà e di riduzione dei diritti che in questi ultimi 50 anni mai era stato raggiunto”.

Il segretario ha poi raccontato che molti gli hanno chiesto se il suo impegno per il referendum non fosse solo mosso da un suo personale vantaggio più che da quei diritti generali proclamati.  “È questo ciò che porta al disinteresse per la politica. È un modo distorto di vedere la politica che deve essere vista nell’interesse di tutti e non basata sull’interesse personale di poche persone.

Invece con il referendum non devi delegare proprio nessuno. Sei tu cittadino, quando vai a votare, a decidere. E cosa succede se raggiungiamo il quorum? Andiamo a cancellare delle leggi immediatamente”. E continuando: “C’è soprattutto un’altra cosa che apporterà questo voto, sarà quella del messaggio che invieremo al governo e a tutte le forze politiche. Chiediamo a questa maggioranza parlamentare, che non è la maggioranza del Paese, un cambiamento reale delle politiche che riguardano i diritti delle persone e dei lavoratori. Ci sono in atto enormi cambiamenti nel mondo del lavoro, ma si deve tenere sempre al centro la persona, la dignità del suo lavoro, non il profitto, il mercato e lo sfruttamento”. Un passaggio importante è stato quando ha affermato: “c’è stato un aumento dei profitti che non ha precedenti che ha riguardato le banche, le assicurazioni ed altre grandi imprese. Eppure dal 2019 ad oggi l’80% di questi extraprofitti realizzati non è stato reinvestito, ma suddiviso tra gli azionisti che li hanno usati solo per speculazioni finanziarie. Anche questa è una delle ragioni che ci ha portato a decidere di usare lo strumento del referendum, proprio perché è necessario dare un segnale di cambiamento complessivo alla cultura politica. Penso che dobbiamo smetterla di dare fiducia a chi in questi venticinque anni ci ha governato. Tutti questi si sentivano dei Maradona se si votava per loro perché avrebbero risolto tutti i nostri problemi. Ed è per questa ragione che è importante usare il voto referendario in questa occasione. Noi sollecitiamo l’intera politica a tornare ad occuparsi del lavoro e dei problemi delle persone così come è stato fatto negli anni Settanta. Teniamo presente che siamo in un Paese che conta più di mille morti ogni anno sul lavoro e oltre 500.000 infortuni – proseguiva – attualmente siamo di fronte ad un capitalismo finanziario che rischia d’essere incompatibile con la libertà delle persone e la democrazia.

Questo governo vuole introdurre il premierato e chiederà a tutti gli italiani d’andare a votare per il relativo referendum che ci dovrà essere. Ed allora quando serve loro il referendum ha valore, oggi no?

Possiamo astenerci dal chiedere diritti specialmente per i nostri figli che scappano via? Per questo governo la loro democrazia va a fasi alterne, i cittadini devono votare solo come essi dicono”.

Nella conclusione ha ricordato ciò che sta succedendo al popolo ucraino e al popolo palestinese che rischia l’estinzione, mentre va avanti il silenzio generale di tutti i governi dall’Italia all’Europa, solo ultimamente con qualche distinguo.

“È per questo che c’è bisogno di una nuova umanizzazione. Se ci pensate il bello del lavoro è che sono le persone con la loro intelligenza che danno forma alle cose prodotte. Invece in questi anni è passata l’idea che la ricchezza viene prodotta dalla finanza. Mentre è proprio la finanza a distruggere ciò che il lavoro crea, addirittura la finanza è quella che sta demolendo il sistema industriale”.

Alla chiusura della manifestazione l’augurio che ci si è dati dal palco e in piazza è stato di andare ovunque a far conoscere le ragioni della partecipazione al voto per raggiungere il quorum. “Chiunque ha diritto d’andare al voto esprimendo un sì come un no. Noi siamo la maggioranza della popolazione e possiamo essere quella forza che potrà cambiare questo Paese”.

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