Con una puntuale disamina su temi e proposte, relative al turismo e alla “politica del turismo” nella nostra provincia – in un articolo pubblicato da “Siracusapress”, il 18 aprile, poi riproposto anche da “La Civetta” –, Walter Miduri, vice Presidente dell’Associazione ABBAT (associazione che raggruppa tanti operatori che svolgono ospitalità turistica minore sia in forma d’impresa, che attraverso le “locazioni brevi”, sulla base del codice civile), ha rivolto la sua attenzione alla vasta area dei Comuni montani del Siracusano – ai “sette” Comuni della variegata area collinare e montana provinciale –, offrendo utilissime indicazioni propositive che si reggono su analisi di tipo progettuale, costruzione strategica, mettendo anche in luce, oltre alle potenzialità, anche quei limiti che andrebbero superati con iniziative mirate per far decollare il turismo, strutturando un’azione “politica” costruita in modo sistemico sull’intero territorio in questione.
Di fronte a questa variegata realtà urbana di piccoli Comuni con un patrimonio di case, ruderi e piccoli edifici da sistemare, ricchi di potenzialità turistica, «il problema resta il rischio di spopolamento e il progressivo abbandono dei centri storici – scrive Miduri –. Questi borghi spesso sono colpiti da spopolamento, abbandono degli immobili e invecchiamento della popolazione. Per questo, l’innesto di nuove energie e progettualità legate al turismo potrebbe rappresentare una leva per la rinascita sociale ed economica». Segnalando pure che tanti giovani di questa realtà montana emigrano nel Nord o all’estero in cerca di lavoro.
La zona montana di Siracusa, come noto, comprende, in ordine di importanza, il Comune di Palazzolo Acreide, poi Canicattini Bagni, Cassaro, Ferla, Buccheri, Buscemi e Sortino. Si tratta di sette Comuni, pur diversi per dimensioni, abitanti, ecc. – tutti ascrivibili al sistema montuoso dei Monti Iblei. Un comprensorio territoriale abbastanza omogeneo, dal contesto economico-sociale-produttivo affine; un variegato tessuto territoriale connesso da assi viari che facilitano collegamenti e interscambi reciproci, integrando i sette Comuni in una oggettiva “rete di sistema”, ciascuno preservando la propria identità culturale, mantenendo e valorizzando la propria “singolarità”.
Palazzolo Acreide, già inserito, anni addietro, tra i Borghi più belli d’Italia, luogo enogastronomico di eccellenza; Ferla, Sortino e Cassaro fanno parte del territorio in cui ricade la Necropoli di Pantalica, inscritta nel Patrimonio mondiale Unesco, riconoscimento di cui ricorre il ventennale, in questo 2025; Buccheri e Buscemi a breve distanza, stagliati nelle vette più alte degli Iblei, conservano entrambi equilibrio e fascino, ciascuno con la propria specificità. Sortino con il suo miele; Canicattini, che ha toccato nei decenni scorsi vette di grande eccellenza nelle manifestazioni jazz di rilievo internazionale, come delle Bande musicali, ecc.
Archeologia, civiltà contadina, antiche tradizioni, “Luogo di pietre” (=Pantalica), piccoli Musei originali, ambienti naturalistici, montagne, percorsi boschivi, escursioni tra canyon, fiumi e corsi d’acqua, gastronomia, musica, teatro. Natura e cultura si integrano e si intrecciano, incidendo su queste realtà il sigillo della lentezza e la cifra di una antropologia dei sensi: quel “sapore del mondo” – per dirla con David Breton – che offre da sempre, oltre che ai siracusani, a tutti coloro che visitano quei luoghi (giovani e anziani, turisti di ogni parte del mondo, comitive, gruppi di escursionisti, ecc.), scenari suggestivi, squarci incontaminati, occasioni di permanenza per un tempo libero qualitativo, per un turismo esperienziale, spazi e momenti per liberarsi da quella “accelerazione della temporalità” che costituisce l’effetto peggiore di una «intensificazione della vita nervosa», sigillo nefasto nel nostro tempo contemporaneo.
Qui, mi piace accennare – l’articolo di Miduri ha fatto affiorare un mio ricordo – come nei primi anni del 2000, forse nel 2002, essendo ancora funzionanti le APT (Azienda provinciale Turismo) – sciolte poi nel settembre 2005, con il trasferimento di ruoli e funzioni alle Province regionali –, occupandomi di “politiche culturali”, proposi a Giovanni Agnello – affabile e colto dirigente dell’APT in quegli anni, scomparso di recente – l’idea di un “Evento annuale”, cui avevo dato questo titolo: “ABITARE LA MONTAGNA”. L’idea era quella di una “messa in rete” di tutti i sette Comuni, con in testa i Sindaci, assessori, operatori culturali, sportivi, insegnanti, gruppi di giovani, personalità delle diverse realtà territoriali, guide naturalistiche – una vera e propria “squadra ideativa” con lo scopo di lavorare e costruire il quadro di una Festa di 4-5 giorni con un Programma che avrebbe avuto luogo in autunno (ottobre), proiettando le decine e decine di eventi cui dar vita, disseminandoli nei diversi luoghi (piazze, posti naturali, teatri, ecc.) e nei diversi “linguaggi culturali”. Proiettare l’intera area montana in un circuito di attenzione che travalicasse l’ambito della provincia, così come nei tanti “Festival” già allora sorti nel centro e Nord Italia, conquistando uno spazio originale di attenzione mediatica, regionale e nazionale. Non è forse questo il metodo di “fare rete” nella produzione di “Eventi” in grado di uscire dal localismo municipalistico che alberga ancora in Sicilia? Ma quell’idea per arretratezza e altro, non andò in porto.
Peraltro, la stessa occasione del ventennale del riconoscimento Unesco, in corso in questo 2025, non può che avere un carattere “occasionalistico”, visto il quadro dei momenti culturali previsti e in fase di svolgimento: conclusi i quali, se non si stabilizza strutturalmente “un’idea-forza” – un Progetto culturale di alto profilo, un quadro di “Eventi”, definiti con una cadenza ricorsiva, ecc. –, questa occasione non potrà che mostrare il suo aspetto cerimoniale e di mero ricordo, declinando nel dimenticatoio negli anni a venire.
Di fronte a notevoli opportunità, con ABBAT – scrive Miduri – «intendiamo proporre alle autorità locali, ai sindaci innanzitutto, una riflessione per la realizzazione di un progetto che superi questa fase di boom turistico caratterizzata da mancanza di progettualità e che potrebbe essere di corto respiro. Serve una progettualità nuova che dovrebbe includere finanziamenti mirati, fondi europei e nazionali, riqualificazione degli immobili, infrastrutture e strategie di marketing territoriale. Senza dimenticare l’importanza del coinvolgimento diretto della cittadinanza».
Le opportune riflessioni di Miduri si inscrivono in una lunga fase che ha alle spalle un “vuoto” di politica e scarsa visione strategica, dal punto di vista istituzionale. L’abolizione delle Province regionali, a partire dal 2014, ha nociuto decisamente, venendo a mancare l’azione di raccordo tra i ventuno Comuni della provincia nel saper “costruire reti” nell’azione politica e di sviluppo nel nostro territorio: necessità tanto più urgente, di fronte a quella “globalizzazione”, già affermatasi da tempo e che richiedeva la messa in atto di iniziative in grado di inscrivere i Comuni in un contesto globale, secondo il motto: “pensare globalmente, agire localmente”. Peraltro, la crisi finanziaria dei vari Comuni ha via via visto venir meno in questi ultimi anni – o impoverire nei suoi tratti più significativi – le occasioni di quegli “Eventi” culturali strutturati – sagre, manifestazioni enogastronomiche; concerti Jazz, Feste folcloristiche ecc. – che annualmente hanno interessato, anche “singolarmente”, i sette Comuni montani.
Ritengo che i Sindaci dei Comuni della zona montana, proprio per la maggiore presa “sistemica” che li connota da sempre – essi hanno un alto grado di omogeneità che consente meglio di altri l’attuazione di questa “rete sistemica” – dovrebbero raccogliere il suggerimento proposto e trovare momenti di confronto reciproco per immaginare il loro rilancio “sistemico”. Una straordinaria area di grande suggestione, fascino e stratificazione di significati, sì da far confluire dentro una grande “idea-forza” natura e cultura; archeologia e percorsi museali e naturalistici; boschi e fiumi; turismo e gastronomia; sport e filosofia.
Forse, “Abitare la montagna” può ambire al titolo simbolico per l’idea di un Festival dei sette Comuni dell’area montana di Siracusa.

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