Nell’agosto dell’altr’anno, era mercoledì 14, venne aperto con grande soddisfazione: finalmente le riqualificate via Tisia e via Pitia, avrebbero potuto ‘confidare’ su un nuovo parcheggio – 109 stalli più 4 per i disabili – dopo i fiumi di polemiche sui posti ‘bruciati’ per i marciapiedi più ampi e pochi alberi salvati da una improvvida decimazione progettuale. Si consegnava un’area a servizio ad una delle zone commerciali sopravvissute all’invasione dei più comodi e onnicomprensivi centri commerciali, luoghi della ‘movida’ familiare: genitori, zii, nonni, bambini di ogni età, e cani al seguito, tutti dediti alla spesa super organizzata e alla diseducazione consumistica dei più piccoli, cittadini del futuro da subito plasmati ai desideri, semmai insoddisfatti, del fine settimana.
Poi, improvvisamente, a gennaio, la catastrofe: il coup de théâtre dell’opposizione in Consiglio Comunale. Ivan Scimonelli e Ferdinando Messina presentavano un’interrogazione all’Amministrazione: questo parcheggio non s’ha d’aprire, né domani né mai. L’area ha destinazione urbanistica S3, cioè “attrezzature per verde, gioco e sport”, altro che parcheggio ‘moderno’ “con pavimentazione a reticolo e sottofondo per il drenaggio dell’acqua piovana, e alberi ombreggianti per impedire la formazione dell’isola di calore da asfalto”. Troppo funzionale, è un abuso.
Il dilemma amletico postosi alla mente di tutti i cittadini pensanti è rimasto irrisolto: i consiglieri avrebbero potuto dirlo per tempo, prima che venisse aperto, data anche la lunghissima ‘gestazione’? È stato un colpo basso per nuocere alla Giunta Italia? Non sarebbe stato meglio tacere in nome di un interesse comune? Di quest’area, acquisita dall’Amministrazione grazie all’accordo, sollecitato, tra ben 35 eredi, si sapeva tutto da sempre, se ne era parlato a lungo nei corridoi degli uffici comunali: possibile che si sia commesso un errore così marchiano?
A fronte delle lamentele di commercianti e associazioni di categoria, di residenti e indomiti clienti costretti a vagare a vuoto in cerca di un parcheggio, con i suoi tempi, sempre giurassici, l’Amministrazione ha cercato qualche alternativa: nuove aree, pubbliche o private che fossero, un servizio di navetta dall’enorme piazzale Sgarlata… E molte sono state le sollecitazioni per una soluzione definitiva quale la variante urbanistica dell’area da “S3” a “S4”. Ma ci vorranno mesi, si è detto.
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Davvero è così? O forse si potrebbe sciogliere in altro modo l’intricatissimo nodo di Gordio? Si è forse fatto tanto rumore per nulla?
L’articolo 1, quarto comma, della legge n.1 del 1978, afferma che “una volta accertata l’esistenza della destinazione dell’area a servizi pubblici, sono del tutto irrilevanti le destinazioni specifiche (cosiddette sottodestinazioni) relative ad usi dell’area riconducibili nell’ambito generico dei predetti servizi pubblici”.
Successive modifiche normative, la legge di riforma 415/1998, specificano che una variante urbanistica è resa necessaria qualora le aree siano destinate a “tipologie di servizi diverse da quelle cui si riferiscono le opere regolamentate con standard minimi da norme nazionali o regionali“. Ad esempio, se la realizzazione del parcheggio sottraesse una parte di area già destinata a servizi scolastici, regolamentata con i minimi di cui al d.m. 18 dicembre 1975, saremmo di fronte a un cso diverso dal nostro e la variante necessaria. D’altra parte la destinazione a “parcheggio pubblico” sembra avere una valenza diversa rispetto a tutte le altre destinazioni pubbliche: “mentre le “attrezzature scolastiche” o gli “impianti sportivi” o quasi tutte le altre destinazioni pubbliche hanno una propria autonomia funzionale, il parcheggio è quasi sempre un accessorio o una pertinenza ad attrezzature diverse o comunque al tessuto urbano circostante, in altre parole non ha una propria autonomia funzionale (se non in casi specifici) bensì è strumentale alle altre destinazioni”, si legge in questo link https://www.bosettiegatti.eu/info/quesiti/llpp/l009articolo1.html
Se così fosse, probabilmente l’iter per risolvere il problema ed evitare che quel parcheggio si trasformi in un nuovo ennesimo spreco di risorse pubbliche come sembra sia avviato ad essere non sarebbe così in salita. A meno che i giuristi presenti al Comune non abbiano già valutato questa ipotesi.

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