Quale futuro per il polo industriale di Siracusa?

Nel corso degli ultimi tre anni siamo stati travolti da una serie di direttive europee sulla transizione energetica; inizialmente le informazioni diffuse dai media ci sono apparse quasi lontane dalla nostra quotidianità.

Per molti il green deal era solo il divieto di vendita delle auto a combustione a partire dal 2035, questo perché ci avrebbe toccato direttamente. Ma la realtà è ben più ampia; ci troviamo davanti ad una rivoluzione che cambierà il nostro stile di vita, i modi di produrre e consumare energia, le abitazioni, i trasporti, il lavoro, le nostre abitudini. L’industria sarà stravolta; alcuni impianti chiuderanno, altri nasceranno. Passeremo da una logica consumistica ad una basata sul riuso e recupero ed il mondo del lavoro chiederà competenze nuove, più tecniche.

Gli imprenditori non sono rimasti indifferenti: alcuni dovranno reinventarsi per non scomparire, altri intravedono nuove opportunità. Per chi produce combustibili fossili, il rischio di chiusura è concreto; e per i lavoratori, la preoccupazione per la disoccupazione è crescente.

Questa trasformazione epocale, una vera seconda RIVOLUZIONE industriale, non può essere lasciata solo nelle mani di pochi imprenditori. Servono politiche chiare, scelte lungimiranti. Se lo Stato non guiderà il processo, si rischierà un disastro sociale fatto di disoccupazione e nuove povertà.

Come Siracusani e Siciliani, dobbiamo chiederci quale futuro attende l’area industriale di Siracusa. Cosa si sta facendo per evitare il declino? I progetti esistono davvero o sono solo annunci?

Sui media siamo stati informati di progetti e piani, ma troppo spesso in maniera vaga o ambigua e si iniziano a sentire voci sempre più pressanti da sindacati e politica locale che chiedono un intervento deciso delle istituzioni. Recentemente i sindaci, con la conferenza stampa del 22 marzo, si sono rivolti alla Regione e al governo nazionale, chiedendo garanzie, e un tavolo sistemico è stato proposto dal Ministro Urso nel corso della successiva riunione a Confindustria Siracusa per pianificare il futuro del polo industriale al fine di scongiurarne la paventata chiusura.

Nel tentativo di fare un minimo di chiarezza riassumiamo la lista di proposte finora presentate per capire se dietro l’elenco si intraveda un disegno organico o piuttosto solo progetti tra loro scollegati. Le schede da 1 a 12 allegate al presente articolo riassumono le iniziative principali; il corpo dell’articolo cerca di offrire una visione d’insieme per capire se queste proposte delineino un futuro possibile o se, al contrario, stiamo realmente assistendo ai segnali di una progressiva desertificazione industriale.

Una prima lettura mostra come molte iniziative siano state portate avanti solo dalle aziende già presenti sul territorio, con l’obiettivo principale di restare operative mostrando la volontà di ridurre la propria impronta carbonica.

Ma come dovrebbe essere sviluppata una proposta progettuale che garantisca il futuro di una intera area industriale che oggi fornisce lavoro a oltre 10.000 persone tra industrie e indotto?

La transizione energetica interessa tutta l’Europa, quindi tutta l’Italia; cambiando l’intera struttura energetica e produttiva della nazione, dovrebbe essere sviluppato un piano nazionale che allochi sul territorio centri di produzione, nuove tipologie di industria, sistemi e nuove modalità di trasporto, avendo cura che il nuovo non distrugga il tessuto sociale esistente. Le aree industriali in crisi dovrebbero essere guidate da precise indicazioni dello Stato, che agevolassero e favorissero pesantemente solo iniziative specifiche inquadrate in una logica congruente con le nuove esigenze della transizione energetica: cosa fare a Siracusa, Taranto, Marghera, Ferrara? Questo in Italia non è avvenuto, o è avvenuto parzialmente, lasciando in mano agli imprenditori operanti in loco l’onere di fare proposte.

Scorrendo la lista dei progetti sino ad ora prospettati (vedi schede) troviamo:

  • il progetto Hybla di Sasol (scheda 1) per la produzione di Syngas e idrogeno verde che in parte venderebbe a Sonatrach, progetto da 250 milioni per il quale Sasol chiede un sostegno allo Stato, non ancora ottenuto,

  • il piano da 400 milioni di GOI Energy (scheda 2), che proporrebbe la produzione di HVO (gasolio verde) e combustibile per aerei,

  • il piano di Eni che chiude il cracking di Versalis Priolo (scheda 3) proponendo la conversione del sito in bioraffineria con un investimento di 900 milioni, e la promessa di mantenere l’organico in termini di numeri,

  • l’investimento di 72 milioni di Sonatrach (scheda 4), che ha già ricevuto un contributo statale di 23,2 milioni per l’elettrificazione di attuali utenze a gas e vapore e per il riciclo delle acque reflue attualmente esitate,

  • la scelta di Augusta da parte del governo nazionale, quale polo per la costruzione di piattaforme offshore per produrre energia eolica (scheda 5),

  • l’impianto “Limenet” (scheda 6) già oggi funzionante come impianto pilota di piccole dimensioni, per la cattura della CO2 da conservare in ambiente marino nel porto di Augusta,

  • un paio di siti per la produzione di idrogeno verde (scheda 7), di cui uno piccolo da 3 MW ed uno più importante da 100 MW.

  • l’ “Hydrogen Lab”, di Enel green power a Carlentini (scheda 8), un laboratorio per lo sviluppo e l’applicazione industriale di nuove tecnologie per la produzione e lo stoccaggio di idrogeno verde; disporrà di un piccolo idrolizzatore da 4MW.

  • la elettrificazione dei porti di Siracusa e Augusta (scheda 9),

  • una serie di impianti fotovoltaici e agri voltaici della capacità complessiva di 337 MW, valore sufficiente ad alimentare una grossa città come Catania (schede 10 e 11).

Molto importante infine lo studio di Thea Group Ambrosetti (scheda 12) sulla decarbonizzazione e la competitività del Polo Industriale di Siracusa commissionato dai rappresentanti di Confindustria Siracusa; lo studio richiede interventi per l’accesso competitivo all’energia, propone la cattura del carbonio emesso dai camini per produrre idrogeno blu, e chiede di incentivare la riconversione industriale verso filiere di economia circolare. Nel medio termine propone di rendere Siracusa punto di riferimento per l’innovazione industriale incentivando la produzione di materiali e vettori di energia ecocompatibili, senza nulla accennare al lungo termine.

Sembrerebbe tanto, ma oltre alla ancora scarsa concretezza delle proposte, pesa il fatto che poche siano in linea con quanto richiesto dalla transizione energetica e quindi sono di corto respiro.

Relativamente al progetto Hybla, è recente la notizia che sono emerse preoccupazioni riguardo al futuro occupazionale nello stabilimento di Augusta per il quale sono stati comunicati 65 esuberi per la chiusura di due unità produttive; inoltre ad oggi non ci risulta che siano stati rilasciati finanziamenti.

Su Goi Energy non abbiamo novità sul progetto e pesa la richiesta di Isab per una “composizione negoziata per la soluzione della crisi di impresa”; sono nubi scure non solo sul progetto ma anche sulla sopravvivenza stessa dello stabilimento, almeno con la attuale proprietà.

L’unica certezza che si ha su Versalis è paradossalmente la chiusura dell’impianto di Cracking ma con la promessa di una futura conversione a bioraffineria; i dubbi sono legati al timore che dopo la chiusura possano passare troppi anni sino all’apertura della bioraffineria, sull’esempio di quanto già accaduto a Gela sempre del gruppo ENI.

Il piano di Sonatrach porta efficienza ma non cambia la sostanza di raffineria, destinata a chiudere quando non si richiederanno più combustibili fossili.

Il piano di Ambrosetti per l’intero polo a nostro parere sembra non avere prospettive a lungo termine proponendo, oltre all’accesso all’energia a costi favorevoli, la cattura della CO2 per produrre idrogeno blu mentre il “green deal” chiede la produzione di idrogeno verde da idrolisi. A tal proposito si rimarca una volta per tutte che le direttive chiedono la fine della produzione dei combustibili fossili e non solo la decarbonizzazione degli impianti. Questo, senza un cambio sostanziale della attuale manifattura industriale sembra suonare ad oggi come campana a morto per l’aria del siracusano, a meno che il governo non riesca a ottenere un cambio di rotta sostanziale della posizione europea sulle scelte strategiche del green deal: molto difficile.

Realisticamente e con un poco di immaginazione, cosa resterebbe? Forse una sola bioraffineria tra Versalis e Isab considerando quanto noto ad oggi sulle debolezze di Isab Goi energy, con Sonatrach che non ha ancora chiarito i propri piani per l’abbandono del fossile e le nubi occupazionali su Sasol. Riguardo al piano Ambrosetti la proposta è a medio termine e non può essere altro, aggiungiamo noi, fintanto che si insisterà a ridurre l’impronta carbonica di impianti destinati a chiudere in quanto producono combustibili fossili. Per quanto riguarda la produzione di idrogeno verde da parte dei due siti localizzati tra Priolo e Augusta, discreta se si realizzasse la proposta di Axpo Hynego ma insufficiente se confrontata con le esigenze delle tre raffinerie, a chi dovrà essere destinata se le industrie locali chiuderanno? Ad oggi un mercato verso i trasporti non si è costituito; resterebbe quello industriale al di fuori della Sicilia. Per i porti la loro elettrificazione è nelle cose, visto che le navi per stare in banchina in futuro dovranno fermare i motori ausiliari, ma poco porta in termini di sviluppo di mano d’opera.

L’unico progetto davvero coerente col Green Deal è il cantiere per le piattaforme eoliche offshore. Gli impianti solari porteranno occupazione solo in termini di qualche decina di unità. Il resto appare molto incerto.

Non è certo un bel quadro. Siamo di fronte a un territorio abbandonato alle proposte delle aziende che cercano soluzioni tampone per tenere in piedi le loro produzioni.

Siracusa merita altro, con l’individuazione di nuove manifatture che operino nel mondo dell’High Tech, dell’energia rinnovabile, dell’elettronica, della cantieristica navale verde, della costruzione e sviluppo delle batterie, della produzione di semiconduttori, della costruzione di pompe di calore, dello sviluppo della tecnologia nucleare di quarta generazione e tanto altro.

Lo Stato non può più chiamarsi fuori dalle scelte strategiche, e deve intervenire non solo con meri finanziamenti, ma fornendo chiare indicazioni di cosa sia opportuno produrre a Siracusa in un’ottica di sviluppo a lungo termine congruente col green deal. Solo così si conserveranno i posti di lavoro e non solo: si potranno attrarre università, centri studio, ricerca, innovazione. Solo così si potrà offrire un futuro ai nostri giovani.

SCHEDA 1

Presentato nel 2023 da Sasol, il progetto prevede due batterie di idrolizzatori: la prima produrrebbe circa 10.000 t/anno di idrogeno verde, la seconda utilizzerebbe CO₂ catturata e idrogeno per produrre circa 30.000 t/anno di Syngas, di cui 3200 cedute a Sonatrach. Prevista una riduzione di CO₂ >100.000 t/anno. Investimento stimato: 250 milioni di euro (da fonti stampa e comunicati). Sasol è la capofila del progetto e Sonatrach, Snam ed Edison sarebbero beneficiari e clienti. Il progetto avrebbe garantito il futuro dello stabilimento salvaguardando l’occupazione.

Sasol ha chiesto a gran voce “un sostegno consistente per coprire l’ingente investimento iniziale e gli elevati costi di esercizio”, lamentando però a fine 2023 che il progetto a quella data era ancora escluso dai finanziamenti del fondo di innovazione europeo. Ad oggi non risultano nuove informazioni sull’avanzamento del progetto e anzi è recente la notizia che sono emerse preoccupazioni riguardo al futuro occupazionale nello stabilimento di Augusta per il quale sono stati comunicati 65 esuberi per la chiusura di due unità produttive; le due cose messe insieme fanno temere un futuro difficile per la stessa esistenza dello stabilimento con conseguente abbandono del progetto.

SCHEDA 2

Il 5 Marzo del 2024 il Sole 24 Ore anticipò i contenuti del piano che GOI Energy avrebbe dovuto sviluppare per il rilancio degli impianti Isab siti nel siracusano. Si annunciava un investimento di 350 milioni di euro per efficientamento raffinerie e 400 milioni per nuovi impianti HVO (succedaneo verde del gasolio fossile) e SAF (combustibile rinnovabile per aerei); prevista anche la produzione di idrogeno verde con impianto di terzi.

La mancanza da allora di ulteriori notizie sugli sviluppi del piano, e gli articoli riportati questo gennaio dagli organi di stampa relativi ad una richiesta di Isab per una “composizione negoziata per la soluzione della crisi di impresa”, portano scure nubi non solo sul progetto ma anche sulla sopravvivenza stessa dello stabilimento, almeno con la attuale proprietà.

SCHEDA 3

ENI Versalis ha annunciato la chiusura del cracking di Priolo entro il 2025 e la trasformazione del sito in bioraffineria da 500.000 t/anno con un investimento da 900 milioni di euro; il piano include anche un impianto di riciclo destinato a trasformare rifiuti plastici in olio utilizzato come materia prima per la produzione di biocarburanti. Questo progetto si affiancherà alle altre bioraffinerie di Eni già operative a Gela e Venezia, nonché a quella in costruzione a Livorno.

ENI ha assicurato che tutti i lavoratori diretti manterranno il proprio impiego tuttavia, permangono perplessità riguardo alle tempistiche e all’iter autorizzativo, con l’avvio della nuova bioraffineria previsto per il 2028/2029.

Questo progetto si inserisce in un più ampio piano di ridimensionamento della presenza di Eni nella chimica di base in Italia, che prevede la messa in conservazione dell’impianto di Brindisi e purtroppo pure la chiusura dell’impianto di polietilene di Ragusa al momento senza garanzie veramente chiare per il suo futuro.

SCHEDA 4

Investimento complessivo di 72 milioni di euro per Sonatrach Augusta, cofinanziato con 23,2 milioni dal Fondo sviluppo e coesione. Due i progetti: sostituzione di macchinari alimentati a gas e vapore con equivalenti elettrici per migliorare l’efficienza energetica e ridurre le emissioni (riduzione CO₂: 25.000 t/anno); riciclo acque reflue (risparmio: 2,5–3 milioni m³/anno) con un impianto per il trattamento e il riciclo delle acque, con l’obiettivo di risparmiare tra 2,5 e 3 milioni di metri cubi di acqua all’anno.

Non sappiamo se la riduzione di CO2 sia legata all’utilizzo di energia elettrica rinnovabile per alimentare le macchine o se, in presenza di energia elettrica proveniente da fossili, il miglioramento sia legato solo ad un più basso consumo di energia. Riguardo al riciclo delle acque reflue in realtà si è colta l’opportunità della futura chiusura dello scarico verso IAS per recuperare l’acqua e riutilizzarla trattata all’interno dell’impianto.

Si tratta di due progetti che rientrano nelle logiche del del green deal, ma che sfruttano una opportunità senza essere parte di piano di largo respiro per ridurre significativamente l’impronta carbonica dell’azienda; hanno il pregio della concretezza non essendo solo ipotesi di intervento.

SCHEDA 5

Il porto di Augusta diventa polo nazionale per assemblaggio piattaforme eoliche offshore con un decreto in corso di pubblicazione; è un progetto con forte coerenza col green deal.

Un investimento stimato in 50 milioni di euro per la realizzazione di un cantiere dedicato alla produzione e all’assemblaggio delle strutture galleggianti, prove a mare e varo verso i siti di destinazione. Fine lavori prevista per fine 2027. Secondo le stime dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore, verrebbero generati fino a 27.000 posti di lavoro in trenta anni. Questo numero non dice però molto in merito al tipo di occupazione; se dovessimo dividere 27.000 per il numero di anni otterremo 900 contratti di assunzione stilati all’anno, numero che nulla può avere a che vedere con impieghi a tempo indeterminato. Potremmo immaginare un dato di occupazione stabile nell’ordine di 2.000-3.000 posti fissi, con picchi ben più alti di contratti a tempo determinato nelle fasi di costruzione con incluso l’utilizzo degli appaltatori, comunque un bel risultato.

SCHEDA 6

Nel 2024 inaugurato nel porto di Augusta l’impianto pilota Limenet da 800 t/anno di CO₂ catturata, trasformata in bicarbonato di calcio e stoccata in mare. Progetto innovativo, ma di scala ancora ridotta.

SCHEDA 7

Costruzione di due impianti per idrogeno verde. Il Progetto H2-SR di IREM per la realizzazione di un impianto a Priolo Gargallo, della capacità 3 MW e 170 ton anno è già finanziato con 18 milioni dal PNRR. In corso invece la prima valutazione da parte di Axpo Hynego per un più grande impianto di idrogeno da situare tra Augusta e Priolo da 100 MW (dato che ci fa stimare una produzione di circa 10.000 ton anno di idrogeno).

SCHEDA 8

Enel Green Power prevede la realizzazione di un laboratorio dedicato all’idrogeno verde a Carlentini. Questo progetto, denominato “NEXTHY”, mira a creare una piattaforma di innovazione per lo sviluppo e l’applicazione di nuove tecnologie per la produzione e lo stoccaggio di idrogeno verde. Ospiterà start up e partner per sviluppo di progetti innovativi, con un piccolo impianto da 4 MW di produzione idrogen.

SCHEDA 9

I porti di Siracusa e Augusta stanno implementando progetti di elettrificazione delle banchine per ridurre le emissioni inquinanti delle navi ormeggiate. A Siracusa, il progetto finanziato con 18 milioni di euro dal PNRR installerà due prese per il “cold ironing” al terminal crociere, impianti fotovoltaici e colonnine per imbarcazioni minori. Ad Augusta, l’Autorità di Sistema Portuale ha aggiudicato un appalto da circa 28 milioni di euro per l’elettrificazione del porto commerciale. Consentiranno alle navi di spegnere i motori ausiliari in banchina.

SCHEDA 10

Previsti i seguenti principali progetti agri voltaici. Impianti da 21,6 MW a Buccheri, 78 MW a “Carlentini”, 49 MW a Melilli, 33 MW a Lentini; altri impianti minori.

SCHEDA 11

I più grandi impianti esclusivamente fotovoltaici sono a Cavadonna da 67 MW, e a Melilli da 88,74 MW; altri impianti minori. Per l’impianto di Cavadonna a Febbraio 2025 il TAR ha respinto i ricorsi dei comuni di Siracusa e Canicattini Bagni, confermando la validità dell’autorizzazione regionale e consentendo al momento la prosecuzione del progetto. Per l’impianto di Melilli si dovrebbe essere in fase di istruttoria tecnica presso la Commissione Tecnica PNRR-PNIEC.

SCHEDA 12

Il 7 febbraio al Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) si è tenuta la presentazione dei risultati dello studio sulla decarbonizzazione e competitività del Polo Industriale di Siracusa, alla presenza del Ministro Adolfo Urso, di Confindustria Siracusa e dei principali attori industriali, incluso Teha Group.

Il piano prevede 10 proposte articolate in tre fasi:

  • Fase 1 – Interventi immediati: garantire la continuità produttiva e supportare la trasformazione in corso, accelerando gli investimenti previsti e assicurando energia a costi competitivi.

  • Fase 2 – Interventi a breve termine: promuovere sistemi di decarbonizzazione come cattura del carbonio CCS e idrogeno blu, oltre a incentivare la riconversione verso l’economia circolare.

  • Fase 3 – Interventi a medio termine: trasformare il Polo in un centro d’innovazione industriale, puntando su materiali e vettori energetici ecocompatibili per filiere sostenibili.

Tuttavia, lo studio si ferma al medio termine, mentre il Green Deal europeo impone lo stop ai combustibili fossili dal 2050, lasciando solo un margine limitato per il gas. Le raffinerie fossili del Polo sono quindi destinate a chiudere. Ne segue che la proposta di ridurre la propria impronta carbonica producendo idrogeno blu realizzato catturando la CO2 emessa dai camini, è destinata a non avere respiro a lungo termine.

ROBERTO TORREGGIANI

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