IAS, UN ABBANDONO INSPIEGABILE 

C’è un punto nelle oltre 400 pagine della cosiddetta superperizia dei tre esperti nominati dal Gip del Tribunale di Siracusa per valutare l’impatto degli  effetti inquinanti del depuratore IAS, che lascia a dir poco perplessi. Si tratta dell’affermazione dei consulenti tecnici sulla inopportunità  della “ristrutturazione delle vasche, che versano in condizioni precarie dal punto di vista funzionale e  strutturale” dal momento che le principali industrie (Isab, Sasol, Sonatrach, Versalis) si sono già dotate di propri impianti di depurazione o li stanno approntando.
A spingere le grandi industrie del petrolchimico in questa direzione è stata l’incertezza sul destino del depuratore IAS, posto sotto sequestro giudiziale nel luglio del 2022,  ed in particolare il timore di un blocco produttivo conseguente al divieto di conferimento dei fanghi. E’ realistico pensare che esse avrebbero volentieri fatto a meno di installare propri depuratori, considerati  gli alti costi che hanno dovuto sostenere.  Si calcola infatti che il costo complessivo dell’operazione superi  i 100 milioni di euro mentre per ristrutturare le vasche del depuratore IAS sarebbero stati sufficienti, secondo alcuni calcoli, poco più di 10 milioni, forse dodici.
Apriamo una parentesi per ribadire che per il depuratore consortile, oltre all’esigenza tecnica di risanamento dell’impianto, da tempo si pone anche quella di una radicale modifica della governance, sottraendola alla politica.  Va pure detto che, prima del sequestro giudiziale, l’amministratore della società per azioni che gestiva il depuratore era indicato dalle industrie.
Detto questo, e tornando alla questione dei costi per sostituire con impianti privati quello pubblico, ci si chiede perché, invece di spendere più di 100 milioni da parte delle industrie per dotarsi di proprie strutture di depurazione, non si sia optato per la ristrutturazione, molto meno costosa, del depuratore IAS?
  A parte il minor costo, si sarebbe evitato l’abbandono di uno stabilimento dove attualmente lavorano circa 40 dipendenti, il cui destino è avvolto nell’incertezza. C’è un altro aspetto che va considerato e riguarda l’affidabilità della depurazione da parte delle stesse industrie che producono i fanghi rispetto a quella del depuratore pubblico, se ristrutturato a dovere.
Negli anni Ottanta, scrivevo su un settimanale della Federazione del Partito Comunista di Siracusa che si chiamava “Rinnovamento SR”.  Ricordo che una volta scrivemmo un pezzo sull’IAS,  allora dominio della DC, dal titolo “IAS, una sigla inquietante”. Dopo oltre 40 anni,  l’IAS  resta al centro delle nostre attenzioni, ma oggi il titolo è: “IAS, un abbandono inspiegabile”.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti