RIAPRIAMO IL MARE DA VIA ICETA. AL VIA LA RACCOLTA FIRME PER LIBERARE L’ACCESSO

Via Iceta. Da qualche mese è stata anche lanciata una petizione per riaprire l’accesso al mare da questa via, uno dei tanti che da Riviera Dionisio il Grande consentono/consentivano di raggiungere la scogliera attraverso scale realizzate tantissimi anni fa, quando ancora si riconosceva a tutti la possibilità di godere di una delle ricchezze naturali della città, bene comune, inalienabile. Così abbiamo ritenuto per tanto tempo.

Uno dei tanti ma anche quello forse più ‘interessante’ perché di accesso alla spiaggetta del civico 74, da tempo di uso esclusivo dei pochissimi residenti, privatizzata e negata agli altri cittadini. E qualcuno chiede con quali permessi sia stato costruito su metà del muretto che chiude via Iceta un box-garage che prima non c’era.

Ha provato a fare l’anagramma del nome? – mi chiede Fabrizio Iocolano che con Lucia Giarrizzo ha riaperto la questione e lanciato la petizione – Etica, viene fuori etica. Ma qual è l’etica di un’Amministrazione, di questa come di quelle precedenti, che nega diritti ‘co-sti-tu-zio-na-li’ – scandisce – ai cittadini?”

Ma potremmo anche non scomodarla l’etica. La pubblica amministrazione ha doveri che le vengono imposti da norme specifiche che vanno rispettate, e fatte rispettare, anche se non si dovesse condividerle perché lontane dall’etica a cui si ispirino sindaco e assessori.

Senza bisogno di sintetizzare qui tomi di letteratura giurisprudenziale, è indiscutibile, assodato e consolidato, che il diritto al libero accesso al mare è, e rimane sempre, inviolabile perché deriva dalla stessa funzione di uso pubblico del demanio marittimo, bene comune, a prescindere dalla proprietà. Anzi, come si legge in una recente sentenza del Consiglio di Stato, “La migliore scienza giuridica e la giurisprudenza prevalente sembrano concordare nel ritenere che il mare territoriale non costituisca un bene demaniale o patrimoniale dello Stato, ma sia una res communis omnium, che tutti possono utilizzare per i loro bisogni”.

Al più, quindi, potrebbe costituire argomento di discussione stabilire di volta in volta di chi sia la competenza, chi tra le varie autorità di controllo debba agire affinché questo diritto sia rispettato nel caso di una sua violazione, di questi tempi purtroppo all’ordine del giorno. Ma per via Iceta almeno questo dubbio non c’è perché già risolto nel lontano 2006 dall’allora comandante della Capitaneria di Porto Antonino Munafò.

L’esposto relativo alla chiusura della libera discesa al mare di via Iceta era arrivato al Comando il 4 dicembre 2005. Il 12 il comandante aveva disposto un sopralluogo al seguito del quale si verificava che effettivamente – né più né meno rispetto a come è ora – la porzione terminale della strada risulta(va) chiusa da un cancello metallico e da un muretto in calcestruzzo con sopra un’inferriata che impedivano l’accesso alla sottostante area demaniale marittima. Ma – evidenziava Munafò – la chiusura era realizzata su suolo comunale e quindi non di competenza della Capitaneria. Alla luce di quanto sopra, si prega codesto Comune voler attuare i necessari provvedimenti/interventi finalizzati alla rimozione delle opere di cui sopra al fine di poter garantire la libera fruizione dell’attigua scogliera” concludeva il comandante Munafò.

Vent’anni! Sono passati vent’anni nell’inerzia dei nostri amministratori: di qualsiasi colore politico siano stati, nessuno ha fatto alcunché consentendo che crescesse il senso di impunità nel violare la legge. E infatti con medesima arroganza, nella stessa zona, si sono chiusi altri accessi: per esempio nel corso di alcune ristrutturazioni di immobili privati sono stati ‘privatizzati’ anche gli antichissimi pozzetti dello scoglio Quadarella in cui si preparava il garum, ora spettacolo esclusivo di pochi.

Ed è stato violato il ‘diritto di veduta’ impedendo la vista del mare da Riviera Dionisio il Grande con fitte reti, proprio come se anche la strada fosse una proprietà privata, lungo il marciapiede, per di più ultimamente aggiungendo altri metri ai precedenti 80, nella totale, persistente, colpevole indifferenza della Polizia Municipale. Negato il panorama a chi percorra quella strada e deprezzato il valore delle abitazioni a piano terra degli edifici al di là della via.

Nel Porto Lachio sono stati tirati su imponenti detrattori, palizzate e cabine costruite sugli scogli – che tra l’altro dovrebbero essere smontate a ogni fine stagione -, che hanno alterato irrimediabilmente (se nessuno interverrà) la visione prospettica della un tempo splendida insenatura grazie (si dice) a permessi o concessioni, la cui liceità andrebbe verificata, nel silenzio e acquiescenza di tutte le istituzioni, anche della Soprintendenza.

   

 

Nel 2009 il Comitato per la spiaggia libera raggiunse in breve 2000 firme per poter tornare a fruire della spiaggetta di Riviera Dionisio il Grande. In un primo tempo era stato previsto un passaggio per tutti, si lottò per garantire i diritti dei disabili ma presto la chiusura è diventata totale. E tutti zitti.

Ora riparte questa petizione per “dare un ulteriore slancio e nuova visibilità presso le autorità locali della tematica che interessa tutta la cittadinanza”.

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È giusto riprovarci. Sperare che possa essere intanto cambiato qualcosa, che ci sia una diversa attenzione presso almeno alcune delle istituzioni che potrebbero/dovrebbero intervenire. Ma intanto continuare a usare il termine ‘riviera’, mentre si estendono barriere e si chiudono i varchi al mare, genera un profondo senso di impotenza, di smarrimento.

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